Dopo la rabbia, accettare la sfida politicaTribuno del Popolo
domenica , 23 luglio 2017
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Dopo la rabbia, accettare la sfida politica

Dopo il successo del corteo di ieri si pone ora il problema dei passi successivi. Come fare per portare le istanze e le idee della manifestazione sin dentro i palazzi del potere?

Ieri è difficile dire cosa sia andato storto. E’ riuscita bene la manifestazione, è stata data una risposta importante ai media che hanno fatto di tutto per creare una situazione di tensione e saranno rimasti delusi dal modo pacifico con cui migliaia di persone sono scese in piazza. E’ andato tutto oltre le migliori aspettative mostrando che un blocco sociale contrario all’Austerity e a questo sistema economico e politico esiste, semplicemente va coordinato e organizzato. E’ stata comunque una giornata importante almeno per un motivo: i partiti che siedono in Parlamento non rappresentano coloro i quali subiscono realmente il disagio, e questo è uno strappo importante, reso ancora più serio dal fatto che le istituzioni e i partiti non erano presenti nella mobilitazione di piazza. C’erano però soprattutto migliaia di cittadini normali, migliaia di giovani e di precari, di pensionati e di migranti, stanchi di rimanere ai margini e di subire le decisioni che vengono prese dall’alto, sempre e comunque ai loro danni. La manifestazione di ieri ha dimostrato che gli spazi politici esistono se li si vuole davvero cavalcare, a patto però di fare uno sforzo di andare oltre la semplice esternazione del disagio e della rabbia, e di provare a costruire, mattone dopo mattone, una nuova casa comune in grado di rappresentare e difendere gli interessi degli “oppressi”.  Senza fare questo sforzo il rischio è quello di portare avanti un nuovo movimento di critica e rabbia che finirebbe, prima o dopo, per estinguersi lentamente ma inesorabilmente, vedi Occupy Wall Street e gli Indignados. Che fare dunque? Ovviamente chi vi scrive non ha la minima idea di cosa bisognerebbe fare, può al massimo dire la sua e dare un contributo alla discussione politica. Secondo noi bisognerebbe appunto operare uno sforzo e realizzare una piattaforma comunque che abbia l’ambizione di proporre un’alternativa sotto tutti i punti di vista: culturale, sociale, politico, economico. Per farlo sarebbe necessario per una buona volta accantonare diffidenze e antiche acrimonie e lavorare tutti insieme per realizzare un unico grande contenitore capace di portare le rivendicazioni, le istanze, e le proposte politiche sui tavoli che contano. Per fare tutto questo occorre organizzare la rabbia e soprattutto avere un “disegno di lungo periodo”, insomma bisogna essere capaci di mostrare al mondo che non solo si contesta quello che c’è, ma che si dispone di una idea ben precisa di cosa costruire dopo. Bisognerebbe costruire un pensiero forte per supplire alle mancanze di chi poteva e doveva venire in contro alle istanze della società e non lo ha fatto. E per costruire un’alternativa servirebbe una organizzazione, una organizzazione democratica ma rigorosa, capace di stabilire degli obiettivi e delle strategie per conseguirli. Serve una “ideologia” da opporre a quella del profitto e dell’individualismo che ci ha portato fino a qui, e per farlo, perchè non tornare al pensiero di chi un movimento e una ideologia l’ha portata alla vittoria?

Gracchus Babeuf

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