Dopo la Scozia ci prova la CatalognaTribuno del Popolo
giovedì , 19 gennaio 2017
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Dopo la Scozia ci prova la Catalogna

Dopo la Scozia ci prova la Catalogna

Dopo che si è infranto il sogno della Scozia indipendente i catalani non si perdono d’animo in vista del prossimo 9 novembre quando in Catalogna si terrà un referendum per l’indipendenza che però non verrà riconosciuto da Madrid e la cui realizzazione effettiva è ancora incerta. 

In Catalogna ci credevano, ma ci credevano veramente nell’indipendenza scozzese in quanto se la Scozia si fosse staccata dalla Gran Bretagna ci sarebbe finalmente stato il tanto atteso precedente. Con la Scozia indipendente infatti, sull’onda dell’entusiasmo, la Catalogna avrebbe affrontato il referendum fissato per il 9 novembre con rinnovato entusiasmo, ora invece dovrà lottare per realizzarlo, ben sapendo che Madrid comunque non lo riconoscerà mai. Il 19 settembre, proprio lo stesso giorno del referendum scozzese, il parlamento ha approvato la “Ley de consultas populares“, ovvero la legge che fissa per il 9 novembre il referendum per la secessione della Catalogna. Un referendum però che sarà solo sulla carta dal momento che il governo iberico impugnerà davanti alla Corte Costituzionale la legge e il decreto, di fatto annullandolo. La palla poi passerebbe al Tribunal constitucional che avrà cinque mesi di tempo per decidere se ratificare l’annullamento o revocarlo, ma tutti sanno benissimo che difficilmente queste pratiche verranno portate avanti in tempo per il 9 novembre. Diversamente che dalla Scozia però se in Catalogna si votasse seriamente quasi certamente vincerebbe il “sì” dal momento che secondo  il sondaggio annuale del Centre d’Estudis d’Opiniò circa il 59,7% dei sette milioni e mezzo di catalani vorrebbe staccarsi per sempre da Madrid. Dopo gli anni di centralismo franchista, la Catalogna a partire dal 1978 ha cominciato a ritagliarsi alcuni spazi di autonomia ma in molti sostengono che il processo di devoluzione dei poteri da Madrid debba essere portato ancora avanti. Il pomo della discordia però è principalmente quello fiscale dal momento che Barcellona sostiene che ogni anno circa 17 miliardi di euro finiscono nelle casse di Madrid che non li spende in servizi in Catalogna, un pò uno dei cavalli di battaglia anche della Lega Nord che però ha inventato a tavolino un retaggio storico e culturale inesistente. A Madrid invece accusano Barcellona di aver sperperato il denaro pubblico e si oppongono a ogni pretesa e proposta federalista. Ora però con i suoi 57,1 milioni di debito pubblico, la Catalogna non è più il motore economico della Spagna e in caso di secessione Madrid non acconsentirebbe mai e poi mai a un suo ingresso nell’Ue. Però i catalani sembrano convinti comunque nell’andare avanti fino in fondo, e nemmeno la sconfitta degli indipendentisti scozzesi sembra poterli fermare.

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