Dopo #Parigi si materializza lo spettro dell guerra globaleTribuno del Popolo
mercoledì , 24 maggio 2017
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Dopo #Parigi si materializza lo spettro della guerra globale

Con il terrorismo che colpisce a morte l’#Europa e la #Francia il rischio è quello di una guerra globale, una Terza Guerra Mondiale “a pezzi” come quella di cui ha parlato Papa Francesco. La sensazione è che si sia imboccato un piano inclinato che porta a un periodo di instabilità derivante da cattive scelte in politica estera reiterate nel corso degli anni. Ma come mai nessuno prende le distanze da quei paesi come Qatar e Arabia Saudita che da anni indirettamente finanziano la destabilizzazione del Medio Oriente mentre si preferisce giocare alla guerra con la Russia?

Quanto sta succedendo in Siria e in Libia non è una sorpresa. Da anni diversi addetti ai lavori parlano di un Occidente che ha sostanzialmente favorito la cacciata di Gheddafi in Libia e il tentativo di cacciare Assad in Siria. Eppure da anni sono stati fatti moniti sul fatto che armare queste bande di estremisti sarebbe potuta essere un’arma a doppio taglio, senza alcun effetto. Recentemente Papa Francesco aveva parlato di una Terza Guerra Mondiale “a pezzi” e oggi possiamo renderci conto di quanto il Pontefice ci avesse visto lungo dal momento che la guerra nell’era della globalizzazione e dei social network non può più essere tenuta lontana dal proprio cortile. Eppure qualcuno ha ritenuto Bashar al-Assad il male assoluto e ha lavorato in politica estera per quell’obiettivo ignorando i rischi del terrorismo globale, e questo probabilmente perchè il risultato geopolitico da ottenere è stato ritenuto più importante di potenziali rischi interni di terrorismo. E dire che ci sono paesi come Qatar e #Arabia Saudita che da anni continuano ad appoggiare le bande di ribelli siriani, e ormai è abbastanza il segreto di Pulcinella che la componente laica di queste bande sia perlomeno divenuta minoritaria. In quest’ottica l’Occidente al posto che giocare alla guerra con la Russia avrebbe dovuto sedersi a un tavolo con Iran, Mosca, e chiunque volesse starci, per pianificare la guerra allo Stato Islamico. Invece si è preferito continuare a fare finta di nulla, sperando forse che fosse Putin a togliere le castagne dal fuoco a una Europa incapace di prendere decisioni autonome. Così si preferisce mostrare i muscoli alla Russia, una sorta di riflesso pavloviano che mostra anche plasticamente la subalternità dell’Unione Europea ai disegni della Casa Bianca. La sensazione è che per anni lo Stato Islamico e Al-Nusra (Al Qaeda in Siria) siano stati visti come minacce di secondo grado rispetto al presunto “espansionismo” russo, e questo ha portato a una sottovalutazione del problema che ha portato la guerra nel cuore dell’Europa. Ma l’Isis, almeno dal punto di vista prettamente militare, si può vincere facilmente se le potenze dell’Occidente decidessero davvero di fargli la guerra coordinandosi con le forze che davvero già lo combattono sul campo, ovvero gli sciiti, l’esercito siriano e iracheno, i curdi e i russi. Senza allearsi con queste forze in Medio Oriente il rischio sarà solo quello di prolungare il caos e di mettere a rischio anche le nostre case.

Gb

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