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martedì , 30 maggio 2017
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Dossier economia Europa/1

Dossier economia Europa/1

Breve quadro generale

Secondo il rapporto Employment and Social Development in Europe 2014, curato dalla direzione generale Occupazione, Affari Sociali e Inclusione della Commissione europea-DG Empl, l’economia del vecchio continente mostrerebbe dei “deboli” segnali di ripresa. La frase contenuta nella sintesi introduttiva del report : ” there is no reason to celebrate prematurely” (non ci sono motivi per festeggiare prematuramente) non è certo di buon auspicio.

I dati su produzione e occupazione 2014, a livello europeo, parlano chiaro: restano entrambi al di sotto dei livelli antecedenti l’inizio della crisi. A detta di DG Empl, le basi per una futura crescita economica rimangono “fragili”. L’occupazione, secondo le previsioni, impiegherà ancora anni prima di rimettersi “in quadro” e, comunque, si assesterebbe ben al di sotto delle aspettative.

Se, da una parte, l’indice sulla disparità nella distribuzione dei redditi è rimasto stabile per quanto riguarda i Paesi della zona Euro e quelli dell’Ue a 28 Stati membri (non l’Italia che l’ha visto aumentare), dall’altra, si registra un aumento del rischio povertà ed emarginazione sociale, compreso il Bel Paese, ovviamente.

La disoccupazione Ue, nel 2014, anche se è diminuita rispetto ai livelli massimi registrati, si attesta attorno a 9 milioni di unità.    In Italia, nonostante i “ciclici” proclami di vittoria del Governo, a colpi di tweet ovviamente, il tasso di  disoccupazione nazionale è risalito al 12,7%, mentre quello giovanile è ai massimi livelli dal 2008 a oggi, con il 44,2% (fonte Istat).

Ci verrebbe da chiedere, ma la Garanzia Giovani che fine ha fatto? Al 30 luglio, il numero degli utenti complessivamente registrati al Programma “Garanzia Giovani” ammontavano ad oltre 699 mila unità, mentre le prese in carico da parte dei Servizi per l’Impiego si  attestandosi a 408.429. Sono 142.523 i giovani ai quali è stata proposta almeno una misura. Ad oggi, le opportunità di lavoro complessive pubblicate dall’inizio del progetto sono pari a 60.748 (cioè meno del 10% degli iscritti), per un totale di posti disponibili pari a 87.352. Ottimo, però, la disoccupazione giovanile è aumentata, quindi, quanti dei giovani iscritti hanno trovato uno stage oppure un lavoro? Non è dato saperlo! E’ l’unico dato che manca tra quelli forniti dal monitoraggio settimanale del Governo.

Sarebbe altrettanto curioso capire come interpretare i dati Inps, che tanto piacciono al Ministero del lavoro, dal momento che l’occupazione al 30 giugno non è aumentata, ma lo è la disoccupazione.

  1. Nel primo semestre, spiega l’Inps confermando l’andamento già espresso dai dati del Ministero, è aumento, rispetto al corrispondente periodo del 2014, il numero di nuovi rapporti di lavoro a tempo indeterminato nel settore privato (+252.177), rimangono sostanzialmente stabili i contratti a termine mentre si riducono le assunzioni in apprendistato (-11.500). Nel periodo considerato, la variazione netta tra i nuovi rapporti di lavoro e le cessazioni, pari rispettivamente a 2.815.242 e 2.177.002, è di 638.240; nello stesso periodo dell’anno precedente è invece stata di 393.658.
  2. Nello stesso arco temporale, le nuove assunzioni a tempo indeterminato nel settore privato stipulate in Italia, rilevate da Inps, sono state 952.359, il 36% in più rispetto al 2014, mentre le trasformazioni a tempo indeterminato di rapporti di lavoro a termine, comprese quelle degli apprendisti, sono state 331.917 (+30,6%). Da qui la crescita dal 33,6% al 40,8% della quota di assunzioni stabili sul totale.
  3. In aumento anche il lavoro full time rispetto al part time: i nuovi rapporti di lavoro a tempo pieno rappresentano il 63,4% del totale delle nuove assunzioni nei primi sei mesi del 2015, in aumento di 1,1 punti percentuali rispetto allo stesso periodo del 2014.

La spiegazione logica ci sfugge, quella aritmetica anche…

Nel frattempo, sono già trascorsi 8 anni dall’inizio di questa maledetta crisi economica! non sarebbe forse il caso che qualcuno si prendesse la responsabilità delle proprie azioni? Non sarebbe il caso di invertire la rotta?

C’è un passaggio dell’Employment and Social Development in Europe 2014 che cattura la nostra attenzione: “La ripresa rimane insufficiente a fronte delle sfide sociali accumulatesi dall’inizio della crisi” e ancora: “Gli accresciuti livelli di povertà e inuguaglianza, negli Stati membri più colpiti, minacciano l’obiettivo europeo di una crescita inclusiva e sostenibile”.

Probabilmente, tutto ciò deve essere sfuggito al Governo, ma sarebbe il caso avviare una profonda riflessione sulle politiche per l’uscita dalla crisi messe in atto fin ora.

Non è più possibile continuare a illudere milioni di italiani.

Non è più tollerabile che gli stessi elettori continuino a farsi illudere!

Andrea Stratta

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