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domenica , 24 settembre 2017
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Dossier economia Europa/2

Dossier economia Europa/2

Gli ostacoli alla creazione del lavoro

La pesante eredità lasciata dalla crisi economica, ammesso che sia veramente superata, pone ostacoli significativi alla creazione del lavoro. A ciò, si devono aggiungere i problemi ante crisi che non sono ancora stati risolti.

La debolezza della “domanda aggregata(d.a.) rappresenta, secondo la contabilità nazionale, uno degli elementi di maggiore ostacolo all’occupazione.

La d. a. (YD) coincide con la somma delle spese effettuate per l’acquisto di beni nazionali nel corso di un anno: consumi (C), più investimenti privati (I), più consumi e investimenti pubblici (G), più esportazioni nette (X), cioè esportazioni (E) meno importazioni (M). Per analizzare cosa determina il livello della domanda di un Paese si è soliti scomporre la produzione aggregata, cioè il PIL:

YD=C+I+(G-T)+(E-M)  

La Commissione europea ha stimato una crescita potenziale del Prodotto Interno Lordo europeo dell’1% per il 2015, mentre la crescita registrata, comparando il secondo quadrimestre del 2014 con quello dell’anno precedente, è stata del 1.2%.

Sempre secondo le stime della Commissione, l’euro PIL dovrebbe aumentare gradualmente fino all’1,4%, previsto però per il 2020-2023. Veramente un valore esiguo per avere un’influenza positiva sul sistema economico europeo. Infatti, le “sobrie” previsioni, unite agli alti livelli d’indebitamento pubblico e privato di molti Stati membri, creano un ambiente sfavorevole allo sviluppo dell’occupazione.

I dati dell’Istat, per quanto riguarda l’Italia, mostrano che: nel secondo trimestre del 2015, il prodotto interno lordo (PIL=YD)  è aumentato dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e dello 0,5% nel confronto con il secondo trimestre del 2014.

La variazione congiunturale è la sintesi di una diminuzione del valore aggiunto nel comparto dell’agricoltura, di un aumento nei servizi, e di una variazione nulla nell’insieme dell’industria (industria in senso stretto e costruzioni). Dal lato della domanda, vi è un contributo positivo della componente nazionale (I, G e T, mentre i consumi-C sono diminuiti ulteriormente)  e un apporto negativo della componente estera netta (E-M).

Componenti del PIL

Conti nazionali trimestrali: i contributi alla crescita del PIL (periodo di riferimento: dal 1°trimestre 2010 al 1° trimestre 2015)

 

Nel primo trimestre 2015 l’indebitamento netto del Amministrazione Pubblica (AP) (dati grezzi) è stato pari al 5,6% del Prodotto Interno Lordo. Nel corrispondente trimestre dell’anno precedente era stato pari al 6,0%. Le uscite totali (G) sono diminuite, in termini tendenziali, dello 0,7%. L’incidenza sul PIL è stata pari al 48,5%, in riduzione rispetto al 49,0% del primo trimestre 2014. Le uscite correnti sono scese dello 0,3% e quelle in conto capitale del 7,4%. Le entrate totali (T) nel primo trimestre del 2015 sono aumentate dello 0,3% rispetto allo stesso trimestre del 2014, grazie all’incremento dello 0,2% delle entrate correnti. La pressione fiscale è stata pari al 38,7%, risultando invariata rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

In altre parole: l’apporto al PIL, da parte dell’Amministrazione Pubblica è dovuto a un minore indebitamento, ma i conti sono comunque negativi, i consumi (C) sono ulteriormente calati e, nonostante ciò, il nostro Paese importa più di quanto esporti. L’unica voce in attivo è quella che riguarda gli investimenti (I).

L’analisi condotta da DG Empl suggerisce, al fine di accellerare la crescita, di alzare il livello salariale del comparto produttivo, di incentivare gli investimenti nelle risorse umane (ovvero nella formazione del personale) attraverso delle opportune politiche (magari, aggiungo io, facendo funzionare quelle già esistenti come il programma Garanzia Giovani!) e di utilizzare politiche fiscali espansive in tutta la zona euro.

Lo stesso presidente della Banca Centrale Europea, Draghi, ha sottolineato che: “Senza un’elevata Domanda Aggregata, rischiamo  di avere alti livelli di disoccupazione strutturale e i governi, che introducono riforme strutturali, potrebbero rallentare fino a bloccarsi. Ma senza precise riforme strutturali, le misure di sostegno alla D.A. potrebbero esaurirsi molto in fretta e comunque divenire inefficaci(2014).

Ma in Italia, non si sono abbozzate le “famigerate” riforme strutturali senza un sostegno alla Domanda Aggregata? A giudicare dal ribasso del livello dei consumi, parrebbe proprio di sì! Con una pressione fiscale del 38,7%, sembrerebbe che anche la politica fiscale espansiva sia stata dimenticata.

Domandina stupida di fine articolo: ma almeno gli stipendi li hanno aumentati?

 

Andrea Stratta

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