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giovedì , 30 marzo 2017
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Dossier economia Europa/3

L’economia circolare

 I dati sul Prodotto Interno Lordo dei Paesi che compongono l’Unione Europea, analizzati dal Financial Times, non sono troppo benevoli con il vecchio continente. La crescita del Pil è in generale definita “poco entusiasmante”. E già dal titolo del quotidiano finanziario possiamo capire l’andazzo generale: “L’economia francese si inchioda e i dati del Pil tedesco deludono” (Financial Times, 14 agosto 2015).

Nell’ultimo periodo, infatti,  la Germania è cresciuta solo dello 0,4%, un decimo di punto sotto le attese. In Francia, la crescita è talmente bassa da poter essere definita  “stagnante”, mentre, nel Bel Paese, si fa sentire la brusca frenata della produzione industriale a giugno.

La preoccupazione maggiore riguarda comunque la Germania, che è l’indicatore più importante dello stato di salute della nostra economia ed è, da sempre, considerata il motore dell’economia europea. Secondo Carsten Brzeski, economista di Ing-Dba: “il fatto che i tassi di interesse bassi, i costi moderati dell’energia e un euro debole non abbiano portato a una forte espansione secondo il nostro punto di vista mostrano che l’economia tedesca ha semplicemente raggiunto la fine del suo lungo ciclo virtuoso di riforme strutturali e crescita. Normalmente un cocktail di steroidi così forte avrebbe dovuto mettere le ali all’economia, ma non è questo il caso.

Questo è l’ennesimo segnale che dimostra, se ancora ce ne fosse bisogno, l’inefficenza delle politiche europee e nazionali, per quanto concerne il sistema produttivo comunitario.

Con il quarto rapporto “Employment and Social Development in Europe 2014“, la DG-Employment della Commissione Europea, oltre a evidenziare i problemi congiunturali e strutturali del nostro malandato sistema economico,  incoraggia “l’inverdimento” dell’economia come fonte potenziale per la crescita dell’occupazione. Secondo DG-Empl, ciò consentirebbe di aumentare l’efficacia dei processi produttivi.

Come? Adottando soluzioni innovative per il risparmio energetico e la riduzione dell’inquinamento, sviluppando nuovi modelli di soluzioni organizzative delle attività delle imprese, offrendo nuovi prodotti e servizi “sostenibili”. Sarebbe possibile, in questo modo, creare nuovi posti di lavoro, mentre avviene la riconversione di quelli già esistenti.

Ecco, finalmente una buona idea. Se politiche di questo tipo si traducessero in azioni concrete, potremmo pensare, per esempio, a come risolvere il problema delle industrie come l’ILVA di Taranto.

Sempre in un ottica di greening (“inverdimento”), il sito della coalizione europea dei Verdi ci segnala che: “durante l’ultima seduta plenaria, il Parlamento UE ha approvato una risoluzione, riguardante la strategia di “economia circolare”, “che, per la verità, ha più volte rischiato di essere messa all’angolo, a partire dall’annunciato ritiro del “pacchetto” del luglio 2014 ad opera dalla nuova Commissione Europea””. Secondo i verdi europei (greens), la risoluzione rappresenta un segnale di speranza e un contributo importante per la promozione di un modello di sviluppo più sostenibile, per affrontare la scarsità di risorse del pianeta.

Che cosa si intende con “economia circolare”?

Essa differisce dal tradizionale modello economico lineare, basato sulla dinamica “prendi-produci-usa-getta”, poichè è fondata sul riutilizzo, la riparazione, il ricondizionamento e il riciclaggio, dei prodotti e dei materiali contenuti nel sistema stesso.

Connubio tra riciclaggio e design: telone di camion, copertoni di bicicletta e cintura di sicurezza di automobile.

Connubio tra riciclaggio e design: telone di camion, copertoni di bicicletta e cintura di sicurezza di automobile.

La transizione verso questo modello, risponderebbe a una logica tanto economica quanto ambientale: allenterebbe le pressioni sull’ambiente e consentrebbe un aumento nella sicurezza dell’approvvigionamento energetico. L’UE, attualmente,  importa l’equivalente in materie prime di circa la metà delle risorse che consuma. Inoltre, in questo modo, le imprese avrebbero la possibilità di realizzare risparmi sulle spese per i materiali.

Un aumento della produttività delle risorse potrebbe, sempre secondo i Greens, aumentare il PIL europeo di quasi l’1% e creare 2 milioni di nuovi posti di lavoro.

Anche il raggruppamento delle forze di sinistra europeo, GUE/NGL è di questo avviso:

“Developing a sustainable economy is a fundamental part of the path out of the current crises but right-wing forces systematically privilege the short-term interests of industry and trade. As a red/green group, we continue to press our case for renewable energy and recycling…”. Ossia: “Sviluppare un’economia sostenibile è una componente fondamentale del percorso di uscita dalla crisi, ma le forze di destra privilegiano, sistematicamente, gli interessi di breve periodo dell’industria e del commercio. Come gruppo “rosso e verde”, nel nostro caso continuiamo a esercitare pressione per le energie rinnovabili e il riciclaggio…”.

Il futuro dell’economia europea non è, quindi, nella creazione di prodotti con risorse finite, ma nel riutilizzare, riciclare, reinserire tali risorse nel ciclo economico.

Andrea Stratta

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