Dramma Sociale Italia: 28% a rischio povertàTribuno del Popolo
lunedì , 29 maggio 2017
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Dramma Sociale Italia: 28% a rischio povertà

Secondo il rapporto annuale dell’ Istat circa il 28,4% dei residenti in Italia è a rischio povertà ed esclusione sociale. Un dramma sociale e generazionale che si fonde con la crisi economica e con il governo che continua a tagliare il welfare. 

Il neoliberismo sfrenato che è stato impugnato da tutti nel mondo post Guerra Fredda comincia a far cadere dall’albero i propri frutti avvelenati. Stiamo parlando dell’allarme sociale in Italia fotografato dal rapporto annuale dell’Istat, un rapporto che ci racconta che il 28,4% dei residenti in Italia si trova in condizione di  povertà o esclusione sociale. In sostanza milioni di italiani si trovano in condizione di “grave deprivazione materiale” o “bassa intensità di lavoro”, e dal momento che il rapporto annuale è del 2013, probabilmente la situazione potrebbe essere ancora peggiorata. Dati alla mano circa a metà delle famiglie ha percepito un reddito netto non superiore a 24.215 euro l’anno, pari a circa 2.017 euro al mese. Al Sud chiaramente le cose vanno molto peggio, anche se il costo della vita è più basso, ma almeno il 50% delle famiglie secondo l’Istat guadagna meno di 20.000 euro all’anno. I problemi maggiori li vivono le famiglie numerose o in cui lavora una sola persona ma merita attenzione anche il dato relativo alla distribuzione dei redditi. Secondo il rapporto infatti il 20% più ricco delle famiglie residenti in Italia percepisce il 37,7% del reddito totale, mentre al 20% più povero spetta il 7,9%. Si tratta della fotografia della disuguaglianza del nostro Paese, una disuguaglianza come al solito maggiore al Sud e nelle Isole, dove il 37,1% delle famiglie residenti appartiene al quinto dei redditi più bassi rispetto  13,5% di quelle che vivono nel Centro e all’11,5% delle famiglie del Nord. In tutto questo il governo Renzi sembra essere completamente lontano dal paese reale e il tema del Welfare e dell’assistenza sociale non viene più imbracciato da nessuna forza politica rilevante, di conseguenza il timore è che se l’economia non ripartirà al prossimo rapporto i dati rischieranno di essere molto ma molto peggiori.

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