Due ore per distruggere la sinistra: il Pd è un partito di destraTribuno del Popolo
mercoledì , 29 marzo 2017
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Due ore per distruggere la sinistra: il Pd è un partito di destra

Alla fine è accaduto. Renzi è diventato segretario del Pd e, come preannunciato da tempo, ha dato vita ad un nuovo modello di conduzione del partito. Tra le novità apportate dal segretario c’è anche l’attitudine a collaborare con il leader del partito rivale, oltretutto condannato in terzo grado e con una lunga lista di processi pendenti a carico. Più che nostalgici occorre essere realisti: il Pd è diventato un partito di destra.

Fonte: Oltemedianews

Questa non è la fine della sinistra, ma l’inizio di una nuova sinistra!”, con tali parole il sindaco di Firenze si è sentito di esorcizzare la sua elezione a segretario di un partito con cui, almeno storicamente, avrebbe altrimenti davvero poco da spartire. L’istanza innovatrice di cui Renzi si fa portatore mira a sfrondare il Partito Democratico di quegli orpelli retorici, politici e storici che a suo avviso impediscono al centrosinistra italiano di imporsi in modo durevole al governo, ma piuttosto che bacchettare in modo moralistico la sua deteriore tendenza al “nuovismo”, è opportuno constatare con piena serenità che il Partito Democratico è diventato un partito di destra tout court. Volente o nolente il piccolo Blair di Ponte Vecchio ha tratto il dado e la maggioranza dei militanti del partito sono, anche alla luce delle primarie interne, sulla sua lunghezza d’onda. La corrente bersaniana, che si sta scoprendo più progressista di quanto forse pensasse di essere, è stata di fatto relegata all’angolo.

Risulta davvero ostico e faticoso a livello teorico stabilire se sia più grave che il centrosinistra si sia accordato sotto banco per venti lunghi con il magnate di Arcore o che Renzi abbia istituzionalizzato questa prassi. Sta di fatto che il processo di sostituzione della destra economica alla destra politica e la conseguente consegna del potere dal Parlamento ai mercati finanziari ha fatto breccia anche nella sinistra centrista. Il fatto che il programma economico di Renzi sia stato scritto daPietro Ichino e che l’attuale responsabile economico del Pd sia Filippo Taddei, docente di Macroeconomia presso un’università di matrice spiccatamente liberista come la Johns Hopkins, non è un semplice dato biografico privo di significati reali. Inoltre trovarsi in “ottima sintonia” con un imprenditore condannato, esponente di quel modello economico impuro a metà tra il corporativismo e il liberismo, non è propriamente quello che si è soliti udire dal leader del centrosinistra. Ma il nuovo Pd renziano non si limita alla contemplazione delle idee e il segretario sta profondendo un notevole impegno nel comportarsi come farebbe un buon leader di destra.

Dalle due ore di colloquio presso il Nazareno è emerso che Pd e Fi sono d’accordo sui tre seguenti temi: riforma elettorale in senso maggioritarioriforma del Titolo V della Costituzione e abolizione del Bicameralismo Perfetto. Proviamo ad analizzare brevemente i tre temi.

Al di là della riforma del Titolo V, di cui non sono ancora chiare modalità ma la cui unica ratio sembra essere la riduzione della spesa pubblica, la riforma maggioritaria e la modifica dell’art.138 della Costituzione si pongono in netta antitesi con la prassi politica della sinistra italiana. La difesa della rappresentatività e la tutela delle minoranze, nonché la garanzia di un iter legislativo al riparo da possibili colpi di mano, sono istanze valide nel 1948 come oggi. Da un lato la riforma maggioritaria altera irrimediabilmente i normali meccanismi democratici e, come ha più volte arguito Luciano Canfora, non è affatto correlata storicamente ad una maggiore stabilità politica; dall’altro non si capisce come il dimezzamento delle Camere possa agevolare l’iter legislativo. Se in Parlamento ci fossero personaggi meno opinabili di quelli attuali, il lavoro di approvazione delle leggi potrebbe essere perfettamente diviso a metà.  Con una sola Camera invece probabilmente si riducono i costi, ma a meno che non vengano dimezzate anche le proposte di legge diventa ostico immaginare una semplificazione del processo legislativo. Inoltre l’art.138 della Costituzione nasce come strumento di tutela da possibili attentati alla Costituzione da parte del Parlamento dopo l’esperienza fascista e, per quanto oggi tale rischio sembri inattuale soprattutto per via dell’integrazione europea, sarebbe un grave errore porsi in una dimensione astorica esente da ogni irrazionalismo politico.

Insomma, chi pensava che la sinistra italiana fosse morta con i vari D’Alema, Mastella, Prodi e Draghi pare sia costretto a cedere all’evidenza. Se l’ingenuo Bersani si mostrava disposto a trattare con dinosauri come Casini e Buttiglione, Renzi banchetta direttamente con il carnefice. I più ottimisti credono che in tal modo si possa aprire uno spazio per l’intensificarsi del dibattito a sinistra (proprio ieri Sel, Prc  e PdCi hanno dato vita ad un’assemblea comune per l’unità della sinistra), i meno ottimisti constatano solo quanto detto nel titolo: Il Partito Democratico è diventato a tutti gli effetti un partito di destra.

 Fabrizio Leone

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