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mercoledì , 24 maggio 2017
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Due parole sulla Corea del Nord…

Dopo l’ultimo viaggo del segretairio della Lega Nord Matteo Salvini e dell’ormai immancabile (in Corea) Antonio Razzi, l’opinione pubblica italiana è tornata ad interessarsi (poco) della Corea del Nord.

Per capire il crescente interesse a questo paese di una certa area politica è sufficiente prendere in mano una copia de “Le Monde Diplomatique” di febbraio 2014 pubblicato in allegato a il Manifesto. Riporterò qui di seguito alcune parti del lungo articolo pubblicato su quel numero.

Quando si torna dalla Corea del Nord, niente è più difficile che cercare di farne compredere il risveglio economico. Tutti hanno in testa le immagini apocalittiche della carestia, ma negli anni successivi la situazione era migliorata, e negli ultimi mesi tutto ha subito un’accelerazione. Gli scaffali dei negozi sono pieni. L’energia elettrica è tornata. Gli altissimi palazzi della periferia, che fino all’allo scorso di notte erano immersi nell’oscurità, adesso brillano di luce. Il potere ha promosso l’economia a tutti i livelli.

In ogni caso, gli scambi economici con la Cina fanno passi da gigante: nel 2011 erano cresciuti del 62,5% per arrivare a 5,63 miliardi di dollari.
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Ma continua ad allungarsi la lista di partner economici importanti, dall’India all’Egitto, dall’Indonesia alla Tailandia. 
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Durante la crisi, l’obsolescena della politica agricola e la deforestazione avevano aggravato le indondazioni, con la distruzione di miniere e strade, il substrato della ricchezza del Nord. Ricchezza che fino al 1975 superava quella del Sud. L’aiuto di Pechino, molto interessato, ha consentito di risolvere in gran parte questo problema, anche se con una certa difficoltà. Ripristitare le limiere richiede tempo e molto denaro, ci hanno spiegato i tecnici cinesi all’opera, anche perché erano sfruttate con infrastrtutre vetuste. Grazie a varie operazioni di baratto o aiuto fra Stati (con Cina, Corea del Sud, Giappone) sono anche stati aperti nuovi giacimenti, in particolare pozzi di petrolio, a sud-est di Sinuiju, dirimpetto alla Cina, e sono state costruite moltissime piccole dighe; i voli fra Pyongyang e Shenyang, in Cina, permettono di rendersi conto dell’ampiezza dei lavori in corso. La Corea del Nord ha dunque riabilitatato la propria condizione energetica, primo passo indispensabile; ma non a ancora rilanciato l’industria. Questo richiederà nuovi capitali, di un altro ordine di grandezza.

Per quanto riguarda l’agricoltura:
Secondo le organizzazioni non governative (Ong) il peggio è passato. E anzi le Ong si sforzano di far capire ai grandi organismi internazionali che vanno cessati gl i aiuti alimentari, per non mettere a repentaglio la produzione interna, e che occorre piuttosto iniziare programmi di cooperazione come con i paesi in via di sviluppo. È in pieno svolgimento la prima riforma che dà uno spazio rilevante ai mercati privati – e non più statali -, e le unità collettive tentacolari non sono più all’ordine del giorno.

È sotto gli occhi di tutti: l’orizzonte della capitale si riempie di palazzi, case, parchi giochi, piscine, ospedali.

L’autore del’articolo è Patrick Maurus. Durante la lettura dell’intero pezzo si può ben capire come chi scrive ha ben presente la realtà del paese  in questione. Patrick Maurus non nasconde le difficoltà del governo nord coreano, alcune conosciute all’opinione pubblica occidentale, altre meno, ma, a differenza di molti giornalisti (o “giornalisti”) che scrivono sulla Corea del Nord, Maurus mette in rilievo anche i lati positivi di questo giovane e promettente paese.
L’Italia saprà ritagliarsi uno spazio decente in Corea del Nord? Un Matteo lo dubita, l’altro lo spera. E la sinistra?

Fonte: https://cercareilvero.wordpress.com/2014/09/14/due-parole-sulla-corea-del-nord/

Davide Busetto

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