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domenica , 28 maggio 2017
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E’ guerra all’evasione, a marzo via a Ser.pi.co. la nuova arma del Fisco

Nuove frontiere della lotta all’evasione fiscale, a marzo via al redditometro per scovare chi non paga le tasse. Il programma informatico, chiamato Ser.pi.co. consentirà l’incrocio automatico dei dati di spesa con le dichiarazioni dei redditi dei cittadini al fine di velocizzare le indagini. Piovono critiche e apprezzamenti.

Fonte: Oltremedianews.com

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 Anno nuovo, nuove frontiere della lotta all’evasione fiscale. Il 4 gennaio scorso il redditometro è stato introdotto per legge anche in Italia ed entrerà in funzione nel mese di marzo.

Si chiama “Ser.pi.co” il nuovo spauracchio degli evasori. Il nome è un acronimo di Servizi per i contribuenti e si riferisce al nuovo programma grazie al quale sarà introdotto il redditometro. Il software, voluto fortemente dal direttore dell’Agenzia delle Entrate Attilio Befera, avrà accesso agli archivi informatici della Sogei, società che si occupa dei servizi informatici dello Stato (come ad esempio catasto, motorizzazione, demanio, Inail, Inps, dogane e servizi), e consentirà di introdurre una novità di portata enorme nel modo di lavorare degli agenti del fisco o della Gdf: l’incrocio automatico dei dati.

Auto, case, terreni, beni di lusso come barche ed aerei, ma anche utenze di luce e gas sino ad arrivare al monitoraggio di conti correnti, titoli bancari e di tutte le operazioni sopra i mille euro. La nuova frontiera della lotta all’evasione guarda all’informatica ed alla possibilità di raccogliere enormi quantità di informazioni in grosse banche dati capaci di confrontarele stesse con le dichiarazioni dei redditi fornite dai contribuenti. Si tratta di uno strumento importantissimo per la lotta all’evasione di cui si parla da vent’anni e che ha sempre incontrato veti incrociati al momento dalla sua istituzione. Sì perché se l’incrocio informatico di dati può sembrare un qualcosa di elementare per i più avvezzi all’uso degli strumenti informatici, ciò non valeva (e non vale ancora per molte amministrazioni) per gli agenti del fisco, costretti ad effettuare le indagini con mezzi rudimentali. Non avere la possibilità, ad esempio, di individuare la titolarità di un immobile sulla base di un confronto istantaneo con gli intestatari dei contratti di utenza di luce e gas, significa non potere condurre indagini in un mondo globalizzato, come quello odierno, dove gli evasori hanno molteplici soluzioni per nascondere le loro frodi.

Ebbene da oggi l’endemico vantaggio dei disonesti risulterà quantomeno ridotto. Tanto resta da fare però affinché si possa parlare di vera guerra all’evasione. Ed infatti sono gli stessi addetti ai lavori ad evidenziare come Ser.pi.co esistesse comunque da qualche anno (era però in fase di sperimentazione) e come uno strumento di questo tipo richiedesse unpuntuale aggiornamento dei dati sulle utenze o sui conti bancari, cosa che spesso non avviene. Altro punto ancora da risolvere è quello dell’entità del controllo sui conti bancari. Sembra infatti che il programma informatico fornisca dati limitati ai saldi dei conti correnti e perciò non relativi a tutti i movimenti bancari del contribuente. Ciò rappresenta un innegabile ostacolo per gli investigatori in quanto un evasore potrebbe celare il proprio surplus di 30mila euro annui prelevandone, ragionando per assurdo, 29mila prima dello scadere del rendiconto annuale. Il saldo sarebbe di mille e l’accertamento della frode potrebbe essere scovabile solo attraverso uno strumento che molti avevano creduto in via di pensionamento in quanto lento e necessitante di specifiche autorizzazioni, ma che probabilmente resterà di moda: quello degli accertamenti bancari.
Infine sono in molti ad evidenziare come Ser.pi.co. non avrà alcun ruolo nella lotta contro gli evasori che celano i propri patrimoni all’estero. Stiamo parlando di ricchissimi contribuenti per i quali le eventuali indagini restano e resteranno indissolubilmente legate agli accordi bilaterali del nostro paese con quegli stati che ne ospitano gli ingenti capitali.

Criticità tecniche a parte, il nuovo redditometro introdotto per legge da Monti, promette di non far dormire sonni tranquilli a molti disonesti. Ecco giustificato quindi l’assurdo allarmismo circa i pericoli per la privacy dei contribuenti diffusosi immediatamente dopo l’annuncio della sua entrata in vigore. Qualcuno ha parlato di Stato di Polizia, altri hanno invocato un presunto Grande Fratello di un Fisco comunista. Insomma, se ne sono sentite di tutti i colori tanto che lo stesso direttore dell’Agenzia delle entrate Attilio Befera ha dovuto rispondere con una lettera ad uno dei quotidiani che più lo aveva contestato, il Corriere della Sera. “L’accusa che si voglia colpire la ricchezza non ha letteralmente senso – ha spiegato il dirigente – [...] in quanto il meccanismo consiste in una procedura informatica che, incrociando banche dati con estrema cautela, punta a individuare il grado di correlazione tra il reddito che emerge dalle dichiarazioni fiscali di un soggetto e la sua capacità di spesa”. A sostegno delle tesi del signor Befera, poi, basterebbe guardare ciò che succede oltreoceano o anche nella stessa “civilissima” Inghilterra, dove sistemi come Ser.pi.co. sono in funzione da anni e dove gli evasori vengono sbattuti su internet con tanto di foto segnaletica data in pasto al linciaggio mediatico.

Folklore anglosassone a parte, quei 285 miliardi di tasse evase nel 2012, pari al 18% del Pil, tolgono soldi a chi oggi è senza lavoro, a chi si vede tagliare gli assegni di mantenimento e le pensioni minime, a chi è strozzato da una pressione fiscale elevatissima; una tale incidenza dell’evasione grida ancora vendetta. Non si può pensare di tutelare la privacy se prima non vengono tutelati beni prevalenti come il diritto al lavoro e i diritti sociali. E’ per questo che la lotta contro l’evasione richiede l’utilizzo di mezzi anche molto invasivi, è per questo che non si può evitare di parlare di recupero dell’evasione in campagna elettorale. Carcere, confische e multe salatissime, cosa si aspetta a dichiarare guerra ai grandi evasori?

Michele Trotta

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