E' il giorno dell'addio di NapolitanoTribuno del Popolo
martedì , 17 gennaio 2017
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E’ il giorno dell’addio di Napolitano

E’ il giorno dell’addio di Napolitano

Giorgio Napolitano si è dimesso e non è più il Presidente della Repubblica. La sua lettera di addio è stata inviata ai presidenti delle Camere e al presidente del Consiglio. Ora iniziano le speculazioni sul suo successore mentre ormai è già tempo di bilanci…

Siamo arrivati al giorno delle dimissioni di Giorgio Napolitano che a partire da questa mattina non è più il Presidente della Repubblica. Dopo nove anni Napolitano quindi rassegna le dimissioni e torna a casa sancendo nel bene e nel male la fine di un’era. Era riapparso per l’ultima volta a Capodanno quando a reti unificate ha trasmesso un discorso che in molti hanno trovato per certi versi fuori luogo, quasi troppo lontano dai problemi reali degli italiani. L’opinione pubblica su Napolitano si è divisa dal momento che se per qualcuno è stato l’uomo che ha difeso la Repubblica e i suoi valori in uno dei periodi più difficili della storia italiana, per altri Napolitano è diventato il “Re Giorgio”, l’uomo che ha sostanzialmente deciso l’indirizzo della politica italiana negli ultimi anni con la sua scelta di accettare un nuovo mandato. Impossibile infatti non ripensare al 2013, quando si concluse il suo primo settennato e Napolitano venne letteralmente rieletto per acclamazione, o quasi. E dire che nel 2006 quando Napolitano venne eletto in molti a destra storsero il naso pensando che Napolitano fosse il rappresentante fazioso e divisivo della sinistra, niente di più sbagliato dal momento che l’ormai ex presidente della Repubblica ha fatto in modo di essere criticato anche e soprattutto da sinistra. E infatti Napolitano ha fatto di tutto per sembrare super partes, e forse realmente lo era dal momento che già ai tempi del Pci militava tra i “miglioristi” ed era sempre stato della parte “destra” del partito anche ai tempi in cui sul Cremlino sventolava ancora la bandiera rossa. Nel corso del suo primo settennato però le cose sono cambiate velocemente e lo hanno portato a recitare la parte del tutore della “stabilità” del Paese, soprattutto per quanto riguarda gli impegni nazionali presi nei confronti dell’Europa. E Napolitano in questo senso ha fatto il suo dovere fino in fondo lottando per imporre il rigore assoluto di bilancio richiesto da Bruxelles. E quando Romano Prodi nel 2008 lasciò Palazzo Chigi Napolitano commentò la notizia dicendo: “E’ una Crisi di sistema“, una frase che non sfuggì al Corriere della Sera che intuì come Napolitano avesse visto in quell’atto la fine della Seconda Repubblica. Il 2008 fu l’anno chiave in quanto fu anche l’anno dell’inizio della crisi economica che ha investito l’Europa e anche l’annoi in cui Silvio Berlusconi vinse le elezioni. Fu anche il momento in cui si preparava il 2011, ovvero la data delle celebrazioni per il 150esimo dell’Unità d’Italia. E infatti quell’anno viene considerato da molti analisti come l’anno migliore di Napolitano che si prese molti dei meriti della buona riuscita delle celebrazioni con i media che lo presentano come il vero riferimento della politica nazionale in parallelo al declino di Berlusconi, sempre più sconvolto da scandali nella vita privata. Del resto cominciarono anche le accuse a Napolitano che nel novembre del 2010 forse poteva fare qualcosa per far cadere Berlusconi e invece fece rinviare il voto di sfiducia di un mese permettendo al Cavaliere di rimanere in sella. Si arrivò poi alle dimissioni di Berlusconi esattamente un anno dopo e nel novembre del 2011 fu proprio Napolitano a ignorare le richieste della sinistra di nuove elezioni e ad affidare il governo a Mario Monti per un governo tecnico che doveva evitare il peggio all’Italia travolta dalla crisi economica. Da qui cominciò la parte forse più tetra del mandato di Napolitano accusato di essere “Re Giorgio” e di aver deciso di varare il governo tecnico per accontentare i poteri forti. E’ il periodo del “governo del presidente” e quando finalmente l’Italia ottenne di andare alle urne si ebbe un risultato frammentato nel quale risultò impossibile formare un governo. Il resto è storia recente con Napolitano che decise di ascoltare le preghiere di politica, anche se non di Grillo, e di rimanere come Presidente della Repubblica come garante delle istituzioni in un periodo di crisi profonda dei partiti. Era l’inizio del suo secondo mandato e probabilmente la fine della Seconda Repubblica, era l’inizio del balletto che vide protagonista prima Bersani, poi Enrico Letta e che sarebbe poi culminato con Matteo Renzi, a sua volta incoronato proprio da Napolitano. In tutto questo periodo culminato con la stanchezza e la decisione di abbandonare resa ufficiale nella notte di San Silvestro ma già ampiamente nota a molti, l’Italia è cambiata in peggio e diventa difficile fare bilanci sulla figura di Giorgio Napolitano in quanto le responsabilità di quanto successo ricadono sicuramente anche su altri attori e non solamente su di lui. Quello che noi ci sentiamo di dire è che in molti forse si accaniscono contro Napolitano perchè avevano riposto in lui false aspettative. Ma per quanto Napolitano non possa essere accusato di aver ridotto l’Italia in questo stato è altrettanto corretto dire che forse non ha fatto abbastanza nel comprendere il disagio del Paese reale, tenendolo lontano dalle urne forse per paura che ne uscisse un risultato che veniva ritenuto potenzialmente negativo. Ora comunque i nove anni di Napolitano sono finiti, e non è detto che il suo successore sarà migliore di lui.

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