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giovedì , 25 maggio 2017
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E mo’ che si fa a sinistra?

Alla sesta discesa in campo Berlusconi è riuscito ancora una volta a creare panico e scompiglio a sinistra.Panico che ha fatto compiere al PD bersaniano una svolta a destra rispetto ai tempi antecedenti alle primarie, quando la linea socialdemocratica sembrava, finalmente, essere stata scelta.

Fonte http://www.davidebusetto.it/wordpress/2012/12/e-mo-che-si-fa-a-sinistra/

arancio

Bisogna dirlo a costo di essere fastidiosi: o Bersani ha preso per il culo buona parte della sinistra, e non credo perchè lo ritengo un sincero socialdemocratico, o il vero segretario del Partito Democratico è Giorgio Napolitano. E’ una battuta, ma come spiegare altrimenti tutta questa insistenza del PD a programmare l’alleanza, dopo il voto, con l’UDC, partito che tra l’altro, oggi come oggi, neppure entrerebbe in Parlamento e quindi diventerebbe totalmente inutile (finalmente) come alleato sia nel presente che nel futuro.
Sperando di poter dimenticare in fretta questa piccola ma gravissima deriva al centro del Partito Democratico, nel frattempo a sinistra come sempre c’è il caos.

Vendola, cioè Sel, purtroppo sembra contar sempre meno quanto più ci si avvicina al giorno fatidico delle elezioni (fine febbraio), mentre il Partito Democratico sale di giorno in giorno nei sondaggi, raggiungendo ormai un buon 35%. Una soluzione per Sinistra Ecologia e Libertà potrebbe essere la costituzione di un collegamento tra il nascente Movimento Arancione e il Partito Democratico, portando nella coalizione un’ulteriore componente di sinistra per mantenere appunto a sinistra l’asse della futura maggioranza. In caso contrario nulla impedirebbe agli Arancioni di andarsene per conto loro portando con sé una buona parte di società civile e di diretti esponenti dei movimenti, che rimarranno fuori dal parlamento per la soglia di sbarramento. Così Vendola si troverebbe da solo a sfidare PD-Napolitano-UDC.

Vendola dovrebbe riuscire a mettere da parte gli antichi rancori con la sinistra “più a sinistra” e formare con loro la sinistra del centro-sinistra, anche se questo dovesse significare la rinuncia a Sel alla posizione più a sinistra nel centro-sinistra. C’è in ballo il bene del Paese, non di un partito, e per questo all’Italia serve una sinistra degna di questo nome e che possa incidere davvero con i numeri in Parlamento, senza tante dispersioni al proprio interno che portano solo alla frammentazione elettorale.

Davide Busetto

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