È morta Margherita Hack. Una vita tra le stelleTribuno del Popolo
domenica , 23 luglio 2017
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È morta Margherita Hack. Una vita tra le stelle

Si è spenta a 91 anni Margherita Hack, grande donna e grande scienziata italiana. Ecco un’intervista di qualche tempo fa.

Una grande donna, prima che una grande astrofisica. La prima a dirigere un osservatorio astronomico, impegnata nella ricerca, nello studio, nell’insegnamento a Trieste e anche socialmente e civilmente.
Nella notte del 28 giugno si è spenta, dopo una settimana di ricovero nell’ospedale Cattinara della sua città, a 91 anni.

Conosciuta da tutti nel mondo della scienza come una delle astrofisiche più importanti. Ma non solo, si faceva capire da tutti. Aveva una gran voglia di trasmettere l’amore per la scienza.
Nata a Firenze, dopo una tesi su una classe di stelle variabili, dal 1980 (dopo aver ricevuto il premio “Accademia dei Lincei” e nel 1987 il premio “Cultura della Presidenza del Consiglio”) si trasferisce a Trieste dove da vita ad un Istituto di Astronomia. Ha contribuito alla ricerca alternando testi scientifici universitari, alla scrittura di testi a carattere divulgativo. Il trattato “Stellar Spettroscopy”, scritto a Berkeley nel 1959 assieme a Otto Struve(1897-1963) è ancora oggi un testo fondamentale.

Ho avuto la fortuna di conoscerla nel novembre scorso e non posso dimenticare l’eccitazione prima del nostro incontro. Da quel nostro pomeriggio insieme ricordo una donna dinamica e solare, che amava andare in bicicletta e circondarsi di gatti. Ricordo una casa piena di libri che trasudava cultura e le frecciatine affettuose di Margherita al marito, segno che mai ci si deve lasciar andare all’indifferenza. I suoi occhi azzurri avevano ancora tanta voglia di scoprire e riesco ancora a sentire il dialetto toscano con cui ha ammonito me e in generale i giovani per impegnarci sempre, nello studio e nella vita di tutti i giorni.

Gioiello dell’intelligenza tutta italiana, appassionata e irriverente. Grazie Margherita, pensare a te è come abbracciare l’universo intero.

Di seguito un’intervista di qualche tempo fa venuta fuori dopo una chiacchierata davanti ad un thè e a suon di fusa:

Perché ha deciso di vivere proprio a Trieste?
“Mi sono trasferita per forza di cose, perchè dopo la laurea nel ’64 ho vinto il concorso come professoressa ordinaria all’Università. Poi non me ne sono più voluta andare; avevo capito che si trattava di una città nella quale costruire qualcosa.
Un luogo può ispirare, travolgere, far esprimere al meglio una persona: credo ci sia stato un amore particolare tra me e questa città dell’estremo nord-est italiano.”

La caratteristica di questa città che più salta agli occhi è la sua posizione di confine, quali conseguenze ne derivano?
“Non è solo una posizione geografica al confine tra Italia, Austria e Slovenia, tra Carso e Mar Adriatico. E’ un confine multietnico; punto di snodo di culture, sentori, ricerche letterarie e scientifiche. Questo rende Trieste speciale e molto aperta a sperimentare, anche nel campo della fisica.”

La seconda peculiarità è il suo respiro mitteleuropeo. Questo cosa comporta?
“Dalla mentalità molto più simile all’Europa centro-settentrionale che a quella italiana, anche perchè si è ricongiunta definitivamente all’Italia solo nel 1954. Culla di quasi tutti i credo religiosi rimanendo forse proprio per questo motivo laica; cosmopolita, internazionale, nata e concepita come città della modernità e della scienza. E’ estranea al panorama italiano delle città a cui siamo abituati, bella per questo.
Il luogo perfetto nel quale le mie tesi scientifiche hanno da subito avuto credito e nel quale ho sviluppato il mio pensiero laico e libero da schemi e convenzioni.”

Anche un luogo adatto per la scrittura?
“Sicuramente. Qui i rumori sono ovattati dal mare e dal Carso.
Sono particolarmente affezionata ad uno dei miei ultimi libri: La mia vita in bicicletta. Andare in bici è salutare e divertente. Delle due ruote ne ho fatto sempre una questione di vita, di sfide; finchè non ti fermi rimani in equilibrio.
Dovrò ritirare fuori la bici, ora che mi hanno tolto la patente perchè ero un pericolo pubblico qui a Trieste.”

Lei ha quindi trovato una città che l’ha avvolta e coinvolta e le ha fatto portare avanti nel migliore dei modi la sua attività. Rivolgendosi ai giovani, cosa si sente di consigliare loro?
“Ai giovani che hanno la mia stessa forte passione per la scienza, la fisica e l’astrofisica in particolare consiglio vivamente di venire a studiare a Trieste. L’università è d’eccellenza; la SISSA e l’ICTP  sono delle scuole di studi avanzati internazionali davvero all’avanguardia nelle quali si fanno progetti e studi teorici a livello planetario cionvolgendo anche paesi quali l’India, l’Africa o la Cina. Insomma si è immersi nella scienza ad alto livello.
In generale vi dico scegliete la città che più vi si addica e soprattutto puntate su tre T e una C: talento, tenacia, tempismo e in ultimo quella cosa che da ragazzi si tiene nella parte posteriore dei jeans.”

 Veronica Di Benedetto Montaccini

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