E' record disoccupazione a quota 13,2%Tribuno del Popolo
mercoledì , 25 gennaio 2017
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E’ record disoccupazione a quota 13,2%

E’ record disoccupazione a quota 13,2%

Il tasso di disoccupazione ha raggiunto la quota d’allarme del 13,2%, un aumento un punto percentuale netto rispetto all’anno precedente. Si tratta di un record negativo che la dice lunga su quanto stia sprofondando il nostro Paese. 

Quota 13,2% è stata raggiunta. Ce lo dice l’Istat la cui rilevazione fotografa una situazione sociale drammatica per quanto riguarda il nostro Paese. Il livello record di disoccupazione è il peggiore  dall’inizio delle serie storiche mensili (gennaio 2004) e, andando ancora indietro sulle serie trimestrali, si arriva al 1977.  A ottobre gli occupati erano 22,374 milioni con una diminuzione dello 0,2% al mese, pari a circa meno 55.000 lavoratori. Il numero di disoccupati invece sarebbe pari a 3,410 milioni con un aumento del 2,7% su base mensile (+ 90.000) e del 9,2% su base annua. E il bello è che a comunicare tutto questo ci ha pensato l’Istat che, per ironia della sorte, è stato occupato dai precari in stato di agitazione per il rinnovo del contratto. Preoccupa anche la disoccupazione giovanile che è salita al 43,3%, un aumento dello 0,6% rispetto al mese precedente e di 1,9% nel confronto tendenziale. Insomma se questi sono i dati siamo di fronte a un Paese che, a dispetto di ormai quasi quattro anni di crisi economica, ancora non riesce a trovare la luce in fondo al tunnel. Anzi, guardando alla Grecia e ai sacrifici che ha dovuto mettere in campo per ottenere nuovamente dei dati positivi l’Italia ha davvero ben poco da sorridere, ancor più che ancora oggi ad Atene i cittadini sono esasperati e il livello di disoccupati altissimo. E a sentire Renzi e l’intenzione del governo non sembra che le radici della disoccupazione verranno intaccate nei prossimi mesi, semmai si renderà il lavoro ancora più precario e si aumenterà la possibilità di licenziamento. Inoltre si continua a utilizzare il Pil come unico criterio di giudizio per l’economia di questo o quel Paese quando ormai il Pil non tiene in alcun modo conto del benessere dei cittadini e soprattutto delle loro speranze e condizioni di vita.

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