E se la nuova sinistra partisse dal Sud ?Tribuno del Popolo
sabato , 21 gennaio 2017
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E se la nuova sinistra partisse dal Sud ?

Si fa un gran parlare negli ultimi tempi di tentativi di vario di genere di ricomposizione di una #sinistra. Tra Civati, Fassina, Vendola e Ferrero però ci sembra che su queste basi creare una nuova “casa rossa” sia impossibile, in primis perchè manca un respiro ideologico e un progetto ambizioso. Da qui la nostra idea, che per ora è solo tale, di lavorare teoricamente a un nuovo progetto ad ampio respiro che punti in primis a conquistare i consensi di una regione da sempre ai margini della Nazione: il #Mezzogiorno. 

Il Mezzogiorno italiano viene ormai comunemente considerato una sorta di fardello, e questo in primis da parte dei politici italiani, di destra e di sinistra, che negli ultimi decenni non sono mai andati oltre la semplice declamazione ideale di promesse e impegni mai mantenuti. Una terra, il Sud Italia, che ha contribuito direttamente allo sviluppo del Dopoguerra anche materialmente con milioni di meridionali che hanno lasciato le proprie case per cercare la fortuna nelle metropoli industriali del Nord. La contrapposizione Sud-Nord si è andata però polarizzando nel corso del tempo, con lo Stato che per motivi assai diversi ha sostanzialmente abbandonato il #Mezzogiorno al proprio destino. Non solo, con il passare degli anni si è andato sempre più diffondendo una sorta di fatalismo che vede nel Sud Italia una sorta di “terra perduta” e maledetta, un fardello più che una risorsa per un paese, l’Italia, che ormai sembra guardare più alla Mittel-Europa piuttosto che al Mediterraneo.

La nostra storia e la nostra tradizione però ci spingono nel cuore del Mediterraneo, e non potrebbe essere altrimenti vista la peculiare forma geografica della nostra Penisola. I nostri politici però non sembrano avere la minima intenzione di considerare il Mezzogiorno come una possibile area di sviluppo, sembrano quasi sopportare la sua esistenza considerandolo ormai una zona depressa e maledetta, da abbandonare a se stessa piuttosto che da riscattare. E oggi che si fa un gran parlare della costruzione di una nuova sinistra sembra ancora una volta che si tratti di discussioni politiche molto lontane da quelle terre, come se si trattasse di un Paese nel Paese. E questo mostra in modo plastico il solco che si è venuto a creare tra il ceto politico e la popolazione reale, che nel caso del Sud Italia sembra quasi essere un corpo estraneo. E non si può certo farne una colpa ai meridionali dal momento che il loro giudizio e il loro impegno non viene nemmeno calcolato, come se dopotutto si trattasse di cittadini di serie B.

Da qui la necessità di pensare a un processo di riscatto che nasca dal cuore di queste terre, di pensare a un nuovo movimento politico o anche solo culturale/sociale che riesca a parlare di riscatto per queste terre. Altrimenti si avrà sempre e solo una adesione passiva di persone a progetti e idee che però sono altro da queste terre. Da sempre infatti anche la sinistra ha sostanzialmente evitato il nodo gordiano del Sud, e forse il motivo del fallimento della sinistra in Italia è anche questo non saper parlare con una parte di Paese che invece ha da sempre mostrato di aver voglia di lottare. Certo si tratta di terre difficili dove la tradizione ha un peso molto importante e dove esistono i problemi che conosciamo, ma si tratta di terre che conoscono molto bene le ingiustizie, l’assenza di lavoro, l’assenza di speranza nel futuro. Inserire queste masse escluse dalla vita politica del Paese all’interno di un progetto di ampio respiro che consideri di mettere la cosa pubblica al servizio di queste terre e di queste persone sarebbe già un qualcosa di rivoluzionario, solamente che la retorica radical chic di una sinistra da tartine e salotti che pensa più ai diritti lontani di altri paesi piuttosto che alle rivendicazioni sociali del nostro Paese difficilmente riuscirà a legare con le masse meridionali cittadine e rurali, disilluse e incattivite da decenni di sottosviluppo e oblio da parte dello Stato.

@Gracchus Babeuf

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