E' tempo dello streaming reviewTribuno del Popolo
giovedì , 25 maggio 2017
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E’ tempo dello streaming review

Il totem dello streaming come l’idea della politica che condivide con i cittadini. Ma un flusso senza direzione e un approdo dove porta? Una vera politica riformista deve poter condurre – come un fiume – fino alla foce, ai risultati.

Fonte: Oltremedianews

La chiarezza è l’imperativo categorico della politica di questi tempi contemporanei, ci mancherebbe. Tuttavia l’era del 2.0 ci ha però costretti all’apertura isterica delle porte, considerate come il male assoluto e il simbolo dell’opaco, del grigiore che annebbia la logica, la decisione. La porta chiusa è sinonimo dell’inciucio che decide per il male comune, per i pochi che si arricchiscono e per i molti che rimangono a bocca asciutta. La dura legge del web, aperto alle opinioni di tutti, allo sharing del pensiero anche frammentato, impone lo streaming come un perenne sipario aperto dove tutti gli spettatori – in tempo reale – twittano, facebookano, pinterestano qualsiasi smorfia, emoticon, slogan. Un vero peccato che la politica si lasci unilateralmente soggiogare dal falso mito dello streaming come fosse il solo mantra per andare avanti.

Non si dimentichi però l’etimo del termine che significa nient’altro che flusso (stream appunto): il che da solo indica una non-traiettoria, un fluttuare che non sempre porta a decisioni serie. Fa poi strano che a fare una buona politica sia una webcam posta sul tavolo di un incontro e non lo siano i documenti, i decreti, le promulgazioni che non a caso si chiamano “atti” perchè indicano il dato certo, la decisione negoziata, sofferta ma che almeno agisce (agere in latino), produce il pensiero in azioni concrete.

Se Grillo e Renzi faranno uno streaming e nulla più, non c’è da stare tranquilli ma molto perplessi: il governo infatti si misura sugli atti, sulle firme nelle leggi e non sul “buffering” di immagini. La politica 2.0 ci sta – infatti –  atrofizzando nel flusso delle parole ma svuotandole non solo di significato ma anche di senso. Un paradosso simbolico per tutti lo è l’evento del “conclave” per l’elezione del Papa. Quella porta chiusa nella Sistina e l’extra omnes conseguente è lo schiaffo al dogma dello streaming: uno spazio di silenzio, di riservatezza e riflessione quando bisogna incidere nella storia della comunità, è molto più salutare dello show che non conclude nulla, per cui governo e opposizioni sono invitate al making più che allo streaming ( e sempre inglese è…).

E allontanandoci dagli anglicismi pop e richiamando la sapienza classica, siamo ormai convinti che riformismo è la capacità di incanalare il flusso verso una foce, un approdo che nel nostro caso vuol dire una legge elettorale che dia governabilità ma anche equilibrio di poteri con pesi e sopratutto contrappesi. Sia chiaro quindi dove vogliamo andare, senza pregiudizi. O un vero premierato o un parlamentarismo che però abbia tempo di agire e garantire stabilità.  Chi può obiettare che le regole democratiche si debbano scrivere con tutti? Dunque ben vengano i summit con Grillo e Berlusconi; ma è altrettanto chiaro che questo non sia il pretesto per un gioco a risiko sulla pelle degli italiani inebriati dal “kàrisma” dei politici ma lasciati senza la “prakseis” cioè senza atti concreti, senza una sintesi finale che riformi davvero il sistema.

In ultima analisi, il tempo delle mediazioni inconcludenti si è molto assottigliato e si ha un insopprimibile bisogno di consegnare alle future generazioni una terza repubblica reale, un sistema senza zavorre, un futuro di crescita. Da qui la streaming rewiew, una revisione del flusso, una ricostruzione degli argini così che almeno il fiume arrivi al mare e non esondi nei campi, distruggendoli.

  Giuseppe Trapani

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