E' tempo per Pechino di unirsi a Mosca nella lotta all'Isis?Tribuno del Popolo
sabato , 27 maggio 2017
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E’ tempo per Pechino di unirsi a Mosca nella lotta all’Isis?

 

Sono tanti quelli che pensano che sia poco probabile che la Cina decida di inviare truppe sul terreno contro lo Stato Islamico in Siria. Eppure negli ultimi tempi la propaganda del  Daesh sembra guardare sempre di più proprio al territorio cinese, dove vivono oltre venti milioni di musulmani. 

Secondo molti analisti è molto difficile che nei prossimi mesi la Cina possa decidere di impegnarsi attivamente in Siria o in Iraq contro il Daesh, tuttavia alcuni elementi inducono a pensare che Pechino potrebbe anche decidere di cambiare il proprio atteggiamento in politica estera assumendo un ruolo più attivo. Il rischio che Pechino vorrebbe scongiurare infatti è che l’incendio dell’estremismo possa in qualche modo penetrare in Cina, raggiungendo la comunità di circa ventuno milioni di musulmani che vive principalmente nella regione dello Xinjang. In questo senso qualche settimana fa la propaganda del Daesh ha fatto un salto di qualità mostrando un video anche in lingua cinese mandarino, ovvero la lingua che viene parlata da oltre un miliardo di persone in Cina. E lo Xinjang è una zona strategica per diversi motivi in quanto territorio di confine con Afghanistan e Pakistan e soggetto da sempre a spinte centrifughe da parte della maggioranza musulmana che sogna una sorta di indipendenza da Pechino. Già da tempo nella regione i musulmani più radicalizzati hanno cominciato una vera e propria guerra santa nei confronti di Pechino, e alcuni guerriglieri uighuri sono andati in Siria e in Iraq per combattere per il Daesh. Inoltre nello Xinjang le forze musulmane secessioniste si sarebbero coalizzate in un’unica forza, il Movimento islamico del Turkestan Orientale, ed ecco che a Pechino temono che lo Stato Islamico possa ulteriormente radicalizzare queste comunità. In Cina hanno dunque compreso di essere a loro volta nelle mire del terrorismo islamico, da qui la progressiva presa di coscienza di non potere rimanere a guardare nella lotta contro il Daesh e il radicalismo violento.

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