E ti cercarono l'anima a furia di botte': sette anni senza Federico | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
mercoledì , 20 settembre 2017
Ultime Notizie
Link Sponsorizzati:

E ti cercarono l’anima a furia di botte’: sette anni senza Federico

E’ il 2005:  alle sei di  una calma domenica mattina ferrarese il diciottenne Federico Aldrovandi,per gli amici Aldro, torna da un sabato sera a ballare al link di Bologna. Cammina a piedi, sa che è quasi arrivato a casa, quando quattro agenti in divisa lo fermano, per un controllo.  E’ una scena che potrebbe accadere in qualsiasi città in una qualsiasi domenica mattina. Tutto tranquillo. 


Ma a volte la tranquillità nasconde l’orrore: Federico non farà mai ritorno a casa, il suo corpo verrà ritrovato con il torace schiacciato, riverso sull’asfalto, la sua famiglia saprà della sua morte soltanto alle undici del mattino. Ma cosa è accaduto tra le sei e le undici di quella maledetta tranquilla domenica mattina?
La pattuglia che ferma Federico è la pattuglia Alfa3, con a bordo gli agenti Enzo Pontani e Luca Pollastri, i quali lo descrivono come “un invasato violento in evidente stato di agitazione”, sostengono di “essere stati aggrediti dallo stesso a colpi di karate e senza un motivo apparente” e chiedono per questo i rinforzi. Dopo poco tempo arriva in aiuto la volante “Alfa 2″, con a bordo Paolo Forlani e Monica Segatto. Lo scontro tra i quattro poliziotti e il giovane diventa molto violento (durante la collutazione due manganelli si spezzano) e porta Aldro alla morte, sopraggiunta per “asfissia da posizione” .
Alle 6.04 arriva la prima richiesta di soccorso  alla centrale operativa del 118, la motivazione che viene data è un “sopraggiunto malore”. Alle 6.15 il personale del 118 arriva in viale Ippocrate, trova Federico “riverso a terra, prono, con le mani ammanettate dietro la schiena [...] in stato di incoscienza, e non rispondeva”. L’intervento si conclude, dopo numerosi tentativi di rianimazione cardiopolmonare, con la constatazione sul posto della morte  per “arresto cardio-respiratorio e trauma cranico-facciale”. Sul suo corpo, 54 tra lesioni ed ecchimosi, più i segni evidenti del trascinamento sull’asfalto.
Per i genitori di Aldro, è l’inizio di un incubo fatto di dolore, menzogne, depistaggi, oscurantismo, insulti, bolle omertose del corpo di Polizia.

Troppe sono state le bugie sulla morte di quel figlio pacifico e per nulla sbandato: le perizie di parte civile hanno riconosciuto che le sostanze psicotrope assunte durante la sera del sabato da Federico non sarebbero state in quantità sufficiente a provocarne la morte, la quale sarebbe sopraggiunta, si conclude la perizia, per ”anossia posturale”, dovuta al caricamento sulla schiena di uno o più poliziotti durante l’immobilizzazione.Troppi i tentativi di mettere a tacere l’accaduto, troppi i depistaggi,troppi i vizi procedurali delle indagini.Il copione si ripete, uguale da sempre, tristemente noto; una storia italiana come tante, che ci indigna e ci sdegna come e più delle altre.

C’è purtroppo un altro giovane a cui uno stato in divisa dal volto brutale e spietato toglie la vita, i sogni, le speranze.  C’è un’altra famiglia che chiede giustizia, coi volti segnati dal lutto e dal dolore. E poi c’è una madre, Patrizia, che non si arrende, una madre-coraggio che non ha mai smesso di chiedere giustizia per la morte di Federico, che non ha mai indietreggiato nemmeno davanti agli insulti vigliacchi dei responsabili tramite social network. Come dire, oltre al danno (incommensurabile), la beffa.
Il 21 giugno 2012 la corte di cassazione ha reso definitiva la condanna a 3 anni e 6 mesi di reclusione per l’ omicidio colposo di Federico Aldrovandi ai quattro poliziotti Paolo Forlani, Monica Segatto, Enzo Pontani e Luca Pollastri, i quali non rischiano però il carcere visto che 3 anni sono coperti dall’indulto. Magra consolazione.

Per noi, giustizia non è fatta, Aldro non può riposare in pace. Almeno non finchè ai vertici della polizia italiana rimarrano i responsabili della macelleria messicana della Diaz, non finché il corpo continuerà a chiudersi in una bolla omertosa di silenzi e omissioni, non finché i poliziotti colpevoli non verranno rimossi dall’incarico e interdetti dai pubblici uffici, non se non ci sarà una operazione di trasparenza e riordino delle forze dell’ordine nel paese. Nessuna giustizia se la ministra Cancellieri non chiederà scusa per gli abusi e  “le temporanee sospensioni dello stato di diritto” (a cui ogni giorno assistiamo) non solo alla famiglia di Federico, ma ad ognuno dei giovani della nostra generazione, perché è “stato morto” un ragazzo, e in quel corpo intriso di sangue sull’asfalto, nel corpo di Carlo Giuliani in piazza Alimonda, ognuno di noi può rivedersi.
Aldro siamo noi, e non dimentichiamo.

Alessia Di Donato

Link Sponsorizzati:

Commenti chiusi.

Link Sponsorizzati:
Scroll To Top