Ebola. Epidemia o pretesto per retorica razzista?Tribuno del Popolo
domenica , 28 maggio 2017
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Ebola. Epidemia o pretesto per retorica razzista?

In questi giorni si fa un gran parlare di #Ebola con Tg e giornali che danno ampio risalto all’epidemia che ha colpito l’Africa Occidentale (Sierra Leone, Guinea, Liberia, Nigeria e recentemente Congo). Sui social network migliaia di utenti danno per imminente l’arrivo della malattia in Italia tramite i famigerati barconi e si lasciano andare a timori incontrollati e invettive di stampo vergognosamente razzista. 

Photo Credit foto: Sia Kambou/ AFP/Getty Images

L’Ebola è una malattia e soprattutto l’ebola uccide. Partendo da questo presupposto, che ci serve a far capire che stiamo parlando di qualcosa di dannatamente serio, cerchiamo di fare un pò d’ordine e soprattutto di affrontare il tema del razzismo, un tema purtroppo ricorrente quando si affrontano questi temi. Le malattie generano panico, è comprensibile, soprattutto se si parla di malattie incurabili come l’ebola. Per la verità l’ebola non è proprio incurabile dal momento che esiste un farmaco sperimentale, lo Zmapp, che guardacaso è stato subito utilizzato per curare i due americani che hanno contratto la malattia, e ha funzionato. Dettagli però dal momento che, vero o no, la casa farmaceutica che lo produce sostiene che le scorte di Zmapp siano finite, di conseguenza in Africa dovranno cavarsela da soli, facendo fronte alla più grande epidemia di ebola della storia che ha già causato 1427 morti tra Guinea, Sierra Leone, Liberia, Nigeria e più recentemente Congo. Con 1427 morti in sei mesi si può quindi parlare di qualcosa di preoccupante, ma non certo di una pandemia grave per l’Europa dal momento che malattie come la malaria mietono dieci volte più vittime senza meritare i titoli dei giornali. Certo, è comprensibile che l’ebola spaventi, meno comprensibile che al posto che inviare aiuti reali ai paesi colpiti si dia invece la stura alle solite invettive razziste che purtroppo hanno inquinato da tempo la vita politica europea ed italiana. In un mondo in cui si trovano i soldi per gli F-35, i contractors e le mine antiuomo, appare grottesco che non si riescano a stanziare miliardi per la ricerca contro malattie infettive mortali, ma così è, e i razzisti nostrani al posto che guardare la luna preferiscono, come al solito, osservare il dito, prendendosela con gli ultimi, con i migranti che cercano di attraversare il Mediterraneo per fuggire da guerre e povertà. La Lega Nord chiaramente si è buttata a pesce sul tema proponendo varie misure di quarantena dal sapore medievale, inseguendo in questo ancora una volta i bassi umori del popolo che reagisce alla notizia dell’ebola proponendo sui social  facili e inutili soluzioni come la chiusura delle frontiere (se va bene) oppure l’abbattimento dei barconi. Beninteso, l’ebola è un pericolo da non sottovalutare, ma è davvero triste che si utilizzi quello dell’ebola come un pretesto per attaccare gli extracomunitari nel loro complesso, come se fossero dei facili capri espiatori verso cui indirizzare la rabbia del popolo che non trova più sfogo alcuno nella politica, ormai sempre più polarizzata e priva di interesse. Intanto, mentre gli extracomunitari devono subire nuove prevaricazioni e nuove accuse di essere “untori”, chi potrebbe facilmente risolvere il problema ebola non lo fa, e stiamo alludendo agli Stati nel loro complesso e alle case farmaceutiche che, evidentemente, non fanno abbastanza profitti per cercare medicinali per malattie che affliggono ancora così poche persone, peraltro spesso povere e incapaci di pagare.

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