Ebola. Terapia di supporto Vs Cocktail di farmaciTribuno del Popolo
domenica , 28 maggio 2017
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Ebola. Terapia di supporto Vs Cocktail di farmaci

Previste per il prossimo mese le prime somministrazioni di farmaci sperimentali, ma c’è chi propone cure alternative eticamente migliori e più efficaci per diminuire il numero di decessi.

Fonte: Oltremedianews

Fino ad ora poche decine di persone con Ebola hanno ricevuto trattamenti sperimentali come l’ormai famoso cocktail antibiotico chiamato ZMapp, ma nessuno ha la minima idea se questi interventi hanno fatto bene, male, o non hanno fatto nulla. Questo perché i pazienti ricevono diversi trattamenti in una sola volta, rendendo pressoché impossibile capire alcuna valutazione riguardo vantaggi ed effetti collaterali di ciascun trattamento. C’è da aggiungere, si legge su Science, che molte delle persone provenienti da Stati Uniti eEuropa che lavorano in Africa occidentale e hanno sviluppato l’Ebola, la prima cosa che vogliono prendere non è un farmaco sperimentale, ma un aereo che li porti a casa. Questo accade principalmente per due motivi: in primis perché le cure per i pazienti Ebola variano notevolmente nelle diverse cliniche in Liberia, Sierra Leone e Guinea –quindi si deve avere una buona dose di fortuna, prima della dose di farmaco-, inoltre tali cure non corrispondono mai a quelle che forniscono i paesi ricchi. In secundis, secondo i calcoli dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, il tasso di letalità (Case Fatality Rate, CFR) è di circa il 70% per i pazienti curati in Africa e del 25% per quelli curati fuori. Il problema principale: poca terapia di supporto e troppi cocktail di farmaci.

Cos’è la terapia di supporto. Lo spiega Michael Callahan, specialista in malattie infettive presso il Massachusetts General Hospital di Boston, che ha recentemente lavorato a Monrovia e fornito assistenza in quattro precedenti epidemie di Ebola. Si tratta di una ‘manciata di interventi di base per combattere gli effetti mortali di Ebola, tra cui la disidratazione e infezioni secondarie’. Ci sta lavorando un team nazionale, in cui collabora anche Callahan e che intende sviluppare linee guida per un Massimo Uso della Terapia di Supporto (Maximum Use of Supportive Therapy, MUST). La terapia comprende: intervento per via endovenosa per la perdita di liquidi a causa di diarrea e vomito, fattore di rischio per lo shock; bilanciamento di elettroliti come calcio o di potassio, che impedisce insufficienza renale e cardiaca; sondini naso-gastrici per l’alimentazione; e la sperimentazione e il trattamento di infezioni secondarie come la malaria. Un esempio significante è quello pubblicato on line il 5 novembre sul New England Journal of Medicine (NEJM): assistenza relativamente intensiva a Conakry ha portato a un quadro comune di riferimento del 43%.

Visti i risultati e le percentuali, si tratta di una proposta probabilmente molto più efficace rispetto alla somministrazione di farmaci. “In attesa di mesi per future terapie sperimentali,molte vite possono essere salvate, certamente centinaia e forse migliaia, con terapie poco costose e semplici” dice Callahan. Per non parlare delle conseguenze etiche. Infatti per il mese prossimo, sono previsti i primi test su pazienti di tre potenziali trattamenti contro Ebola. I vaccini a cui verranno sottoposti non saranno quelli che hanno avuto i risultati più promettenti su animali, piuttosto quelli più facili da ‘reperire’: siero convalescente preso da persone che avevano Ebola, un farmaco influenzale venduto sul mercato giapponese, e un farmaco sperimentale già risultato efficace nei test per altre malattie virali. Tuttavia a ricevere molte critiche è il come e a chi verranno somministrati questi farmaci sperimentali: si è scelto di non utilizzare il sistema di controllo tradizionale e di assegnare in modo casuale solo alcuni dei malati di Ebola.  In più, sono previsti altri studi randomizzati che dovrebbero iniziare a breve. Insomma cure per pochi, i cui risultati sono incerti, senza alcun incremento della terapia di supporto, fondamentale anche per cure con farmaci.

Con tutti i buoni risultati che si avrebbero col miglioramento in terapia di supporto direttamente in Africa, ‘l’attuale attenzione internazionale sui farmaci è ‘sbagliata’‘, dice Callahan. Inoltre MUST potrebbe rivelare effetti collaterali dei nuovi farmaci che altrimenti sarebbero mascherati da sintomi Ebola, e potrebbe ridurre il tasso di complicazioni conseguenti a una valutazione e imputazione erronea delle controindcazioni di un farmaco. Per non parlare della questione etica: studi clinici randomizzati sarebbero eticamente deprecabili perché solo alcuni pazienti riceverebbero il nuovo trattamento, risultando invece eticamente più accettabile che tutti ricevano la stessa assistenza, MUST, che oltretutto, costerebbe meno di $ 600 in più per paziente.

Si tratta di una proposta importante, ma le cliniche Ebola avranno bisogno di più risorse per offrire MUST.

Per ulteriori approfondimenti su Science clicca qui

Veronica Pavoni 

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