Ecco perchè gli Usa non colpiscono la propaganda del DaeshTribuno del Popolo
lunedì , 27 marzo 2017
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Ecco perchè gli Usa non colpiscono la propaganda del Daesh

L’Intelligence Usa secondo “The Washington Times” avrebbe mappato tutte le installazioni di comunicazione appartenenti all’Isis ma nessuna di essere è stata bombardata per paura di “danni collaterali” e per il bisogno di monitorare le operazioni dei terroristi. 

L’intelligence americana secondo il “The Washington Times” avrebbe dichiarato ufficialmente di aver mappato quasi tutte le installazioni mediatiche riconducibili allo Stato Islamico in Siria e in Iraq utilizzate per fare propaganda su internet e di non averne colpita nemmeno una per paura di danni collaterali contro i civili. Non risulta che nelle passate guerre gli Usa si siano fatti tali scrupoli in Libia, in Afghanistan e nello stesso Iraq di Saddam Hussein, o nella Belgrado di Milosevic, ma tant’è, evidentemente la “sensibilità” della Casa Bianca ha particolarmente a cuore la sorte dei civili nei territori controllati dal Daesh.

Si tratterebbe di media centers dove i terroristi realizzerebbero i famigerati video del terrore utilizzati per fare propaganda, e tali edifici sarebbero dislocati all’interno di alcune zone residenziali tra Iraq, Libia e Siria. Non dunque luoghi misteriosi dato che l’intelligence li ha mappati perfettamente dopo mesi di lavoro di intelligence, ma inutilmente dato che l’amministrazione Obama non ha dato il permesso di colpirli. La spiegazione sarebbe la solita, quella di non mettere a repentaglio la vita dei civili, ma non solo. Come riporta il “The Washington Times” la Casa Bianca avrebbe deciso di non colpire questi centri anche per monitorare “come lo Stato Islamico e i suoi media operano”. Di conseguenza i guerrieri cibernetici del Califfo possono continuare indisturbati a disseminare il web di materiale terroristico, reclutando in questo modo nuovi jihadisti e radicalizzando sempre nuovi giovani musulmani.

Come riportato dall’inchiesta il Center for Strategic Counterterrorism Communications che fa capo al Dipartimento di Stato e creato nel 2011 dispone di 69 impiegati intenti a tracciare ogni singolo messaggio lanciato dallo Stato Islamico e a lanciarne di contrari in tutte le lingue del mondo. La maggioranza di questi impiegati secondo l’inchiesta sarebbe impegnata nel costruire messaggi che espongono la debolezza e le bugie insite nella propaganda del Daesh. Peccato che tale agenzia sia abbondantemente sotto-finanziata, infatti ai primi di dicembre proprio il The Washington Times ha riportato che l’US State Department potrebbe ben presto impegnarsi meno nelle campagne di diffamazione contro l’Isis in quanto esperti avrebbero avanzato dubbi “circa l’abilità del governo americano di servire come voce credibile contro la propaganda dei terroristi”. Secondo il think thank britannico Quilliam Foundation, impegnato nella lotta all’estremismo, in ottobre ci sarebbero stati ben 35 centri mediatici del terrorismo islamico attivi nei vari angoli del Califfato.

Uno di questi centri secondo il Washington Times sarebbe situato ad Aleppo, seconda città per importanza della Siria, dove utilizzerebbe materiale tecnologico di ultima generazione e un collegamento internet proveniente dalla Turchia. Sempre ad Aleppo ci sarebbe l’ufficio editoriale della rivista del Daesh Dabiq. Il Pentagono per il momento non ha voluto esprimere alcun commento sulle rivelazioni del quotidiano. Come è dunque possibile che i veri obiettivi dell’Isis vengano continuamente risparmiati? Può davvero reggere la scusa del risparmiare le vite dei civili di fronte a qualcosa che viene definito come un “cancro” o come il “male assoluto” quando di fronte a nemici decisamente meno spietati non si è usata la stessa accortezza nei confronti degli stessi civili?

Prendiamo “La Repubblica” del 7 maggio 1999: “Bombe a Nis, terza città della Jugoslavia, poco dopo mezzogiorno di oggi: colpiti l’ospedale, un mercato nel centro della città e un parco. Ancora morti tra i civili: più di venti, numerosi feriti, in gravissime condizioni, disperate le condizioni di una donna incinta colpita dalle schegge di una granata. Undici persone hanno perso la vita per i missili caduti sul mercato, nove nell’ospedale, tra i morti ci sarebbero molti giovani. Sono bombe della Nato, attaccano i Serbi“. In quel caso nessuno fermava la Nato e gli Usa dal bombardare obiettivi vicini ai civili, eppure la Serbia non era certo un pericolo globale come il Califfato che viene ritenuto responsabile di nefandezze di ogni genere.

Photo Credithttps://commons.wikimedia.org/wiki/File:US_Navy_051115-N-6484E-010_Aviation_Ordnancemen_place_GBU-38_500-pound_satellite_guided_bombs_on_an_ordnance_elevator.jpg

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