Ecco perchè il 7 novembre 1917 fa ancora pauraTribuno del Popolo
sabato , 22 luglio 2017
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Ecco perchè il 7 novembre 1917 fa ancora paura

Oggi ricorre il 7 novembre 1917, una data importante che segnò l’avvio della Rivoluzione d’Ottobre. A distanza di anni il mondo guarda al passato con imbarazzo, come se la stessa esistenza di quella data rappresenti in realtà un pericolo. Ma un pericolo per chi?

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La storia a volte fa degli scherzi bizzarri. La Rivoluzione del 1789, quella di Robespierre e soci, per intenderci, fu vista in modo ampiamente negativo dai contemporanei che fecero di tutto per abbatterla, e vi riuscirono. Successivamente ne seguì una sorta di damnatio memoriae, salvo poi venire recuperata in senso positivo quando fu un’altra la Rivoluzione a far tremare i polsi dell’establishment mondiale, quella dell’Ottobre sovietico, per l’appunto. La “Rivoluzione” è sempre uno spettro che si evoca con difficoltà, e soprattutto ora ci troviamo nel periodo dell’onda lunga della “rottamazione”, al punto che è ben in voga ritenere ormai quella del 1917 niente più che una parentesi del passato, o al peggio una bella utopia finita male. Questi in realtà non sono giudizi storici basati sulla realtà dei fatti, sono auspici, auspici fatti da coloro i quali hanno tutto l’interesse a relegare la Rivoluzione d’Ottobre e il suo insegnamento al passato impolverato della storia. Così ora si punta il dito contro gli eccessi del comunismo sovietico, volendo in questo modo infangare tout court quell’evento straordinario che fu la Rivoluzione Sovietica. Peccato che assieme all’Urss si siano polverizzati anche gli ideali che quella Rivoluzione avevano portato sul tetto del mondo, e che oggi non vi sia più nulla che ha preso il suo posto, lasciando il campo solo ai suoi detrattori che ora hanno buon gioco nell’ultimare un revisionismo totale e quasi antistorico. Veniamo poi alla crisi di valori odierna, una crisi anche economica e morale, una crisi totale del capitalismo e della società che lascia ampi settori della società allo sbando e nella totale assenza e mancanza di prospettive e speranze future. Tale crisi ci ricorda che il capitalismo non è eterno, e ben si comprende come mai, al picco più alto della crisi del capitalismo, corrisponda anche la più spietata e feroce critica del mainstream al comunismo e alla Rivoluzione d’Ottobre. Ma come dice un proverbio, il momento più  tenebroso è anche quello più vicino all’alba.

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