Economist: Imprenditori di se stessi 2.0Tribuno del Popolo
martedì , 28 marzo 2017
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Economist: Imprenditori di se stessi 2.0

E’ veramente sconcertante come la crisi economica in corso non abbia insegnato nulla ai grandi mass media occidentali. Uno degli esempi più sconcertanti lo abbiamo avuto con il numero dell’Economist di questa settimana (3 – 9 gennaio 2015, pag. 15) dove si tessono le lodi del lavoro flessibile.  La tesi ad essere sinceri è la medesima che si ascolta dagli anni 90: <<Everyone a corporation!>> ovvero, “Ognuno è imprenditore di se stesso”.

Fonte: Zeroconsensus

Secondo l’Economist: <<L‘ idea che avere un buon lavoro consista nell’ essere dipendente di una specifica azienda è un retaggio di un periodo iniziato nel 1880 e concluso nel 1980” e ancora: <<I vantaggi per il sistema sono evidenti: i lavoratori che vogliono avere successo devono provvedere ad aggionarsi, invece di sedersi ad aspettare che provveda a tutto il datore di lavoro>>. Bontà loro.

A quanto pare al prestigioso (sic) settimanale, non pare che questo modello abbia svantaggi. I lavoratori che non riusciranno ad imporsi come “lavoratori meritevoli” saranno destinati alla esclusione sociale e alla povertà. Sfortunatamente la povertà e l’esclusione sociale non è un problema del singolo ma è un problema di funzionamento  anche del sistema economico. L’esclusione di vaste sacche di popolazione dal reddito e dal consumo comporta automaticamente l’innesco di una crisi di “sottoconsumo”. Sempre che secondo i valenti redattori del giornale non si voglia ovviare al problema con credito facile all’americana anche a quella popolazione definita “no income, no job, no assets“(tradotto, “nessun reddito, nessun lavoro, nessun patrimonio). Ovviamente andrebbe spiegato come si intenderebbe ovviare ai problemi venutisi a creare nel 2008 e che inesorabilmente si ripresenterebbero.

Zeroconsensus ritiene che questo articolo è materia per filosofi e psicologi che dovrebbero spiegare quale follia collettiva ha colto la classe dirigente occidentale. Solo dei folli infatti possono sperare che il ripetere politiche che già si sono rivelate catastrofiche possa portare a risultati diversi da quelli visti nel passato.

Giuseppe Masala

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