Egitto. Al-Sisi denuncia "complotto straniero" per attentati nel SinaiTribuno del Popolo
lunedì , 23 gennaio 2017
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Egitto. Al-Sisi denuncia “complotto straniero” per attentati nel Sinai

Egitto. Al-Sisi denuncia “complotto straniero” per attentati nel Sinai

Un Egitto sotto attacco quello che per bocca del suo presidente, Abdel Fattah al-Sisi, ha deciso di imporre lo stato di emergenza nel Sinai dopo il duplice attentato che nei giorni scorsi ha procato la morte di 31 soldati. Non solo, al-Sisi ha anche accusato “elementi stranieri” di aver pianificato un complotto contro Il Cairo. 

Egitto in pericolo dopo l’attentato che venerdì ha ucciso ben 31 soldati nel Sinai. Il Sinai è una zona calda dove l’esercito ha lanciato ormai da diversi mesi una serie di operazioni militari e di polizia contro la presenza di jihadisti organizzati. Al-Sisi, lo stesso che ha strappato l’Egitto dalle mani dei Fratelli Musulmani di Morsi, ha reagito imponendo lo stato d’emergenza per tre mesi in tutte le città del nord della penisola, i luoghi dove si registra una maggiora presenza jihadista. Non solo, il Cairo ha anche deciso di chiudere il valico di Rafah che separa l’Egitto dalla Striscia di Gaza. Ma se queste sono le misure immediate fanno invece discutere le parole scelte dal presidente egiziano al-Sisi che ha accusato un complotto ordito ai danni del suo Paese: “Elementi stranieri hanno pianificato un complotto contro l’Egitto” ha denunciato al-Sisi dopo la riunione di sabato mattina con il Consiglio supremo delle forze armate. Queste parole fanno discutere dal momento che l’Egitto accusando paesi stranieri di aver causato gli attentati indirettamente si inserisce nel delicato scacchiere del Medio Oriente come un paese riferimento per la lotta all’estremismo islamico. Del resto l’attentato di venerdì è stato il più sanguinoso evento dalla deposizione dell’ex presidente Mohammed Morsi, il 3 luglio 2013. L’Egitto ha comunque subito reagito all’attentato subito con una serie di raid contro le postazioni dei terroristi islamici a Sheikh Zowayyed, una delle roccaforti dei jihadisti egiziani vicini all’Isis. La situazione esplosiva in Egitto potrebbe riverberarsi anche nei combattimenti che sono in atto contro l’Isis in Siria e contro i miliziani islamici in Libia, dove l’Egitto è stata accusata di aver bombardato alcune postazioni jihadiste. Ecco che se l’Isis o chi per esso porteranno gli attentati in Egitto, la reazione di al-Sisi sarebbe inequivocabile e l’esercito egiziano sarebbe in grado di aver ragione dei jihadisti in poche settimane. La vera domanda che bisognerebbe porsi sentendo le parole di al-Sisi però è: A chi conviene la destabilizzazione del paese delle Piramidi? Forse quegli stessi che avevano investito su Morsi e che, scottati, ora vogliono far saltare il banco.

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