Egitto. Ancora rivolta a Port Said, almeno quattro i morti | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
martedì , 17 gennaio 2017
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Egitto. Ancora rivolta a Port Said, almeno quattro i morti

Ancora rivolte in Egitto dove il bilancio di una giornata di scontri parla di quattro morti nella città di Port Said. L’esercito egiziano si è subito messo all’opera per fermare gli scontri tra manifestanti e polizia.

Egitto: continuano gli scontri al Cairo, centinaia di feriti

Ormai in Egitto divampa qualcosa di molto simile a una guerra civile. Nella giornata di ieri infatti, almeno due persone sono rimaste uccise negli scontri di fronte alla stazione di polizia di Port Said. Si tratta di un  ventunenne deceduto a causa di una ferita da arma da fuoco, e di un soldato dell’esercito ucciso a colpi di pistola da un assalitore sconosciuto. Solo nella giornata di domenica inoltre, sarebbero oltre 400 le persone ferite nel corso degli scontri. La folla, secondo le prime ricostruzioni, avrebbe attaccato la centrale di polizia presso il canale di Suez con un fitto lancio di pietre e bombe Molotov. I poliziotti hanno reagito con lacrimogeni e proiettili di gomma, e l’esercito è stato immediatamente mobilitato per fermare le violenze. Inizialmente si erano persino diffuse voci di presunti scontri tra l’esercito e la polizia, ma i vertici dell’esercito hanno negato, sostenendo che le unità dell’esercito sono state dispiegate per fermare la violenza.

Image from facebook.com/Elma3dya

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Secondo il quotidiano Ahram, inoltre, altri tre soldati, inclusi il Colonnello in capo delle unità dispiegate a Port Said, sarebbero rimasti feriti negli scontri. La maggioranza dei feriti ha patito per l’inalazione dei gas lacrimogeni, mentre più di trenta persone sono state ferite da proiettili di gomma. Questa nuova ondata di violenza si è sviluppata a causa della decisione del ministro dell’Interno di trasferire i 39 prigionieri arrestati per gli scontri di un anno fa allo stadio (dove morirono più di 70 supporter) verso un’altra prigione. Le autorità hanno detto che stavano spostando i prigionieri per assicurare sicurezza e stabilità alla città, dopo che il verdetto, emesso questo gennaio, aveva scatenato violentissimi scontri in città. Il 21 gennaio infatti, oltre 73 persone arrestate per gli scontri sono stati condannati a morte. Da quella data in città sono morte almeno 40 persone, a sottolineare una situazione di violenza incontrollabile. Per molte settimane, migliaia di persone a Port Said hanno iniziato vibranti proteste per domandare a gran voce giustizia riguardo alle ultime morti attraverso un’indagine del governo sui fatti dell’ultimo anno di violenze.

Nello stesso momento anche al Cairo i manifestanti si sono scontrati con la polizia proprio di fronte all’Hotel Semiramis. I manifestanti sono anche riusciti a dare alle fiamme un veicolo della polizia, costringendo gli agenti a rispondere con gas lacrimogeni. Dozzine di persone sono state arrestate, ma ancora non si conosce il numero esatto degli infortunati. Poco prima la polizia, sempre di domenica, aveva appena smantellato l’ennesimo accampamento di tende in piazza Tahrir. Gli scontri al Cairo sono stati provocati dalla visita del segretario di Stato americano John Kerry, il quale ha lasciato l’Egitto con la promessa di stanziare un prestito di 250 milioni di dollari per supportare il Paese e traghettarlo verso la democrazia, la stessa democrazia che però si è deciso di imporre finanziando gli islamici di Morsi. La partenza di Kerry dall’Egitto è stata poi rimandata di un paio d’ore a causa della protesta di alcuni ultras, che sono scesi in piazza per unire la loro voce a  quella delle proteste di Port Said.

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