Egitto. Ancora sangue prima delle presidenzialiTribuno del Popolo
giovedì , 19 ottobre 2017
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Egitto. Ancora sangue prima delle presidenziali

Ancora caos e violenze in Egitto dove ben tre studenti pro Morsi sono rimasti uccisi in manifestazioni organizzate dai Fratelli Musulmani a tre giorni dalle elezioni presidenziali.  Il favorito sarà Abdel Fattah al Sisi, colui che ha cacciato dal potere Morsi la scorsa estate.

Non accenna a placarsi la tensione in Egitto a circa tre giorni dalle elezioni presidenziali più importanti della storia recente del Paese. L’Egitto è stato scosso negli ultimi mesi dalle violenze degli estremisti islamici contro cui l’esercito ha utilizzato il pugno di ferro a partire dalla scorsa estate, quando il generale Al Sisi si rese responsabile della cacciata di Mohamed Morsi dei Fratelli Musulmani. Saranno 53 i milioni di egiziani che saranno chiamati alle urne a dieci mesi dalla deposizione di Morsi che fu il primo presidente democraticamente eletto dell’Egitto del post-Mubarak. Peccato che proprio Morsi abbia utilizzato la vittoria democratica per islamizzare l’Egitto minacciando anche di cambiarne la Costituzione. Alla viglia delle votazioni intanto ben tre studenti sono rimasti uccisi nel corso delle manifestazioni organizzate dai sostenitori dei Fratelli musulmani, che continuano a non accettare il ritorno alla clandestinità e organizzano manifestazioni di piazza. Secondo le ultime ricostruzioni  i tre studenti sarebbero stati uccisi tra il Cairo e Fayoum, durante scontri molto violenti con le forze dell’ordine. Alcuni infiltrati armati si sarebbero infiltrati nelle proteste, causando la reazione delle forze di sicurezza. In molti in Egitto ritengono Al Sisi l’uomo che ha salvato il Cario dalla morsa degli islamisti, ex ministro della Difesa, generale e capo delle forze armate, è considerato alla stregua di un eroe nazionale, come l’unica personalità capace di salvare l’Egitto dal caos. Il suo sfidante sarà comunque Hmdine Sabbahi, attivista ed esponente della sinistra, protagonista della rivoluzione del 25 gennaio. Dal conto suo Obama mastica amaro dal momento che la Casa Bianca aveva trovato un’intesa con Morsi mentre Al Sisi sembra favorire un dialogo con il Cremlino. 

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