Egitto. Ecco Adbel Fattah Sisi, il "nuovo" Nasser ?Tribuno del Popolo
venerdì , 24 novembre 2017
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Egitto. Ecco Adbel Fattah Sisi, il “nuovo” Nasser ?

Chi è Abdel Fattah Sisi? Difficile dirlo guardando all’Egitto con le lenti occidentali. Meglio vestire quelle egiziane per analizzare e capire quello che sta succedendo nel paese delle Piramidi. In molti vedono in Al-Sisi un nuovo “Nasser”, un nuovo riferimento per la classe media che potrebbe portare l’Egitto fuori dagli artigli americani.

Quando si nomina Nasser in molti alla Casa Bianca vengono afflitti da un venefico mal di pancia. Pochi personaggi sono riusciti a lasciare un segno indelebile in un Paese e nella storia come Gamal Abd-el Nasser, uomo capace di ridare dignità e indipendenza all’Egitto, e soprattutto di guardare al futuro, un futuro di sovranità nazionale reale e non di colonialismo mascherato come sarebbe successo dopo la sua morte con Sadat. Nasser era di umile famiglie, suo padre era un semplice funzionario delle poste,e sin da giovane si avvicinò ai circoli nazionalisti che sognavano l’indipendenza dal Regno Unito. E sì perchè all’ epoca l’Egitto era ancora una colonia, fatto questo che oggi ci sembra lontano e remoto ma che alla fine accadeva ottanta anni fa. Nasser sarebbe poi entrato nel 1937 nell’Accademia Militare Egiziana conseguendo la laurea al Cairo. Da lì prese avvio una sfolgorante carriera nell’esercito e partecipò come ufficiale dell’esercito alla Guerra arabo-israeliana del 1948. Fu in quell’occasione che Nasser si rese conto della clamorosa impreparazione dell’esercito e fu in quel periodo che in lui si rafforzarono i suoi sentimenti repubblicani. Fu in quel periodo che Nasser partecipò ai dibattiti all’interno dell’esercito, e da quei dibattiti nacque l’organizzazione segreta dei “Liberi Ufficiali”, divenuta poi un vero modello di riferimento per tutte le organizzazioni repubblicane del mondo arabo. Tutto il resto è storia, il colpo di Stato del 1952 con il quale la monarchia venne abolita e Re Faruq I fu detronizzato ed esiliato, anche questa una possibile analogia con la detronizzazione di Morsi avvenuta nelle scorse settimane proprio per mano dell’esercito. Nel 1954 proprio Nasser sarebbe subentrato a Nagib nella gestione del potere, e avrebbe subito lasciato un segno indelebile nella politica egiziana raggiungendo un accordo con il Regno Unito sullo sgombero entro 20 mesi delle forze militari britanniche. Anche allora, guarda un pò, furono i Fratelli Musulmani a contestare il governo di Nasser, e cercarono anche di ucciderlo con un attentato che portò le autorità a sciogliere l’organizzazione e ad arrestare tutti i suoi leader, un altro punto di contatto con l’Egitto odierno.

Nasser successivamente approvò la Costituzione repubblicana di stampo socialista e con partito unico nel 1956, e nello stesso anno sempre Nasser nazionalizzò il Canale di Suez di proprietà franco-britannica. Insomma, Nasser fece più in tre anni per la sovranità egiziana e per il progresso delle sue masse popolari che tutti gli altri suoi omologhi in tutti gli altri anni. Nel 1956 francesi, britannici e israeliani ne approfittarono per attaccare l’Egitto, segno inequivocabile che temevano un Egitto forte e indipendente, temevano Nasser. In pochi ricordano che nel 1958 Nasser fu capace di avviare un processo di fusione con la Siria, dando così origine alla Repubblica Araba Unita (RAU), alla quale si era aggiunto anche parte dello Yemen. Anche in questo caso impossibile non vedere analogie con quanto succede oggi, anche allora gli eserciti di Siria ed Egitto erano in qualche modo collegati, spinti a unirsi per fronteggiare il nemico comune dell’imperialismo occidentale e delle aggressioni israeliane. Nel 1961 l’esperimento della RAU sarebbe finito per volontà di Damasco, e Nasser non fece nulla per impedirlo. A dare il colpo finale al nasserismo e al panarabismo, due concetti temuti moltissimo dalle forze filo-occidentali, fu la guerra del 1967, quando Israele colpì a freddo l’Egitto e annettè quanto restava della Palestina, le alture siriane del Golan, la Striscia di Gaza e l’intera penisola del Sinai. E dire che inizialmente Nasser aveva guardato alla Casa Bianca con simpatia, soprattutto dopo l’intervento della Casa Bianca contro l’aggressione anglo-francese a Suez, ma pian piano Il Cairo sotto Nasser si separò dagli Usa per guardare all’Urss a causa del rifiuto opposto da Nasser alla proposta americana di entrare in  uno schieramento anti-sovietico incentrato sul Patto di Baghdad, composto da Turchia, Iraq, Iran, Usa e Gran Bretagna. Gli Usa non perdonarono questa mossa egiziana e crearono gravi difficoltà per il finanziamento da parte dell’FMI al progetto di una grande diga sul fiume Nilo che avrebbe dovuto garantire l’autosifficienza energetica all’Egitto. Fu allora che l’Egitto si rivolse a Mosca, trovando nell’Urss il finanziatore che cercavano. Nasser morì nel 1970 al Cairo, e ai suoi funerali parteciparono milioni di persone, il suo successore sarebbe stato Anwar al-Sadat, anche lui uno dei “Liberi ufficiali”.

Come mai questa lezione di storia? Semplice, per comprendere quello che succede oggi in Egitto è opportuno capire il passato del Paese, per evitare di assumere posizioni grottesche o che nulla hanno a che fare con la realtà. L’esercito egiziano è stato uno degli organi del Paese che più ha subito l’influsso del nasserismo, e ha sempre mantenuto anche con Sadat forti elementi di laicismo e progressismo. In molti hanno salutato l’avvento del generale Abdel Fattah Sisi come quello di un nuovo uomo della provvidenza, un nuovo “Nasser” capace di togliere l’Egitto dalle grinfie americane. Dopo il discorso televisivo in cui ha tentato di calmare le acque dopo gli scontri, Al-Sisi ha riferito di aver ricevuto numerose telefonate da parte del presidente degli Stati Uniti, Barack Obama e di non aver mai risposto. Poco dopo altri elementi del governo dei militari hanno annunciato che l’Egitto potrebbe sopravvivere anche senza gli aiuti degli Stati Uniti. Un chiaro segnale inviato dai vertici del governo che potrebbero fare oggi quello che Nasser fece qualche anno fa, ovvero spostare il Cairo dalla sfera di influenza occidentale e spingerlo nelle mani di Russia e Cina. Al-Sisi sta lavorando per diventare un nuovo Nasser, un uomo cioè capace di rilanciare un Egitto indipendente dagli aiuti di Usa, Ue e Fmi, e che guarda al contrario a Mosca, a Pechino e ai Paesi del Golfo. L’unica cosa certa è che con Al-Sisi l’Egitto non sarà più un paese satellite degli Stati Uniti. E’ quello che emerge sentendo le parole di un nasserista come Hamdin Sabbahi, leader del partito che a Nasser fa riferimento e che Linkiesta ha incontrato per fare qualche domanda. Proprio Sabbahi è attualmente uno degli uomini maggiormente candidati a vincere le eventuali elezioni presidenziali che si terranno nei prossimi mesi.   Il giornalista e sindacalista nasserista per un soffio non ha passato il primo turno delle presidenziali del giugno 2012, lasciando il campo aperto allo scontro tra Morsi e Shafiq, ma si sprecano le accuse avanzate dai suoi sostenitori di brogli elettorali. Secondo Sabbahi l’Egitto a cominciare dal 30 giugno, quando milioni di egiziani sono scesi in piazza chiedendo l’intervento dei militari contro Morsi, starebbe cercando di riguadagnare l’indipendenza dall’egemonia americana: “Tutti noi sappiamo che l’esercito egiziano è legato agli Stati uniti per fornitura d’armi e aiuti militari. E sappiamo che l’amministrazione americana sosteneva il regime di Morsi, se il nostro esercito ha preso la decisione di appoggiare il popolo, senza aspettare il disco verde di Washington: significa che iniziamo a prendere delle decisioni indipendenti, libere. Per ora non è ancora cambiato niente: dobbiamo costruire una piattaforma per liberarci del regime di Mubarak“. Sabbahi si poi detto ottimista che l’Egitto possa abbandonare per sempre la protezione americana per dirigersi verso Mosca e Pechino, e soprattutto ha accusato l’Occidente di aver realizzato un piano di divisioni che va dall’Iraq fino alla Siria. Dividere i paesi arabi per scongiurare quel “panarabismo” che negli anni Sessanta aveva fatto tremare gli interessi dell’Occidente, ecco perchè una Siria sovrana e indipendente e un Egitto sovrano e indipendente rappresentano un rischio mortale per gli Stati Uniti. Ma Sabbahi ha anche detto molto sul presunto nasserismo di Al-Sisi. Ecco cosa ha risposto alla domanda se Sisi sia o meno il nuovo Nasser: “Sisi (capo delle Forze armate, ndr) non è parte del movimento politico nasserista perché non ha mai fatto politica, ma con la sua discesa in campo in questo momento critico ha ricordato agli egiziani l’immagine di Gamal Abdel Nasser. Per due motivi: l’esercito egiziano ha preso le parti della maggioranza degli egiziani ed è tornata la nostalgia per Nasser, soprattutto nella classe media. Per questo dico che Sisi è un nasserista: per i suoi valori, i suoi modi, le sue scelte.

Gracchus Babeuf

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