Egitto. Guerra Civile a un passo?Tribuno del Popolo
domenica , 22 gennaio 2017
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Egitto. Guerra Civile a un passo?

Egitto. Guerra Civile a un passo?

In Egitto si fronteggiano due fronti opposti, da un lato i Fratelli musulmani del presidente Mohamed Morsi, dall’altro l’opposizione che ha invitato la popolazione a scendere in piazza per chiedere le sue dimissioni. E l’esercito rimane alla finestra, consapevole di essere il pendolo della bilancia.

Ancora una volta il futuro del paese delle piramidi verrà deciso, probabilmente, dal suo esercito. Questo fine settimana l’Egitto affronterà uno dei periodi più difficili della sua storia dal momento che il traballante governo islamista di Mohamed Morsi dovrà affrontare la spallata della grande mobilitazione indetta dall’opposizione per domenica, il giorno del primo anniversario dell’insediamento del presidente islamista Mohamed Morsi. La folla però scenderà in piazza per chiedere le sue dimissioni, forte di una petizione per convincerlo a lasciare il potere che ha già raccolto oltre 15 milioni di firme. Le manifestazioni si annunciano numerose, e l’opposizione sembra decisa ad andare avanti fino in fondo, proprio come due anni fa con Mubarak. La tensione però salirà alle stelle dal momento che i Fratelli musulmani hanno indetto una contromanifestazione a favore di Morsi al Cairo. Quasi certo che i due schieramenti, in qualche modo, verranno a contatto. Del resto una guerra civile larvata in Egitto già si combatte come può testimoniare quanto successo nel delta del Nilo, dove tra sostenitori e detrattori di Morsi si è scatenata una autentica battaglia terminata con due morti e più di novanta feriti. In tutto questo rimane sornione alla finestra l’esercito che si è già mobilitato inviando carri armati in tutti i luoghi sensibili del Paese e mandando pattuglie a presidiare le banche. L’esercito è l’unico organo in grado di presentarsi come arbitro della contesa tra le due parti, impedendo l’esplodere di una guerra civile che altrimenti sarebbe inevitabile. Due facce, in Egitto, che sono ormai inconciliabili dal momento che da una parte vi sono i conservatori islamisti, pervasi di tradizionalismo, e dall’altra i giovani occidentalizzati, molto più simili ai turchi che sono scesi in piazza a Istanbul e ad Ankara che ai libici che rovesciarono Gheddafi. La sinistra radicale e i nasseriani giocano nell’opposizione egiziana una parte importante, e in molti sospettano che anche all’interno dell’esercito possano esserci diverse fazioni, islamiste e progressiste, che potrebbero creare delle crepe per la stabilità nazionale. Due facce dell’Egitto che non possono comunicare, un Paese impoverito e ormai abituato alla violenza, in un contesto simile l’esplodere di conflitti violenti non è solo una remota possibilità. In tutto questo l’esercito può intervenire da un momento all’altro per prendere in mano la situazione.

Gracchus Babeuf

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