Egitto. Il popolo ha scelto Al Sisi contro Al QaedaTribuno del Popolo
venerdì , 21 luglio 2017
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Egitto. Il popolo ha scelto Al Sisi contro Al Qaeda

In Egitto continua la “Sisimania”, ovvero la passione degli egiziani per Al-Sisi, considerato l’unico garante della pace in un Paese che ha paura delle violenze dell’estremismo islamico e, dopo la rivoluzione, necessita disperatamente di una guida. 

Sono tanti in Egitto che hanno scelto il generale Al-Sisi come uomo forte per garantire un futuro di stabilità all’Egitto. Detta così non suona molto bene, ma basta fare un piccolo ripasso della storia recente dell’Egitto per capire come, dopo la Primavera Araba che segnò la fine di Mubarak, un burattino degli Stati Uniti, il Paese sia letteralmente scivolato nel caos. Stretto nella morsa dei Fratelli Musulmani, capaci sì di vincere le prime elezioni libere ma non di “saper vincere”, l’Egitto ha avuto paura di scivolare indietro nel tempo, con Morsi pronto a stringere nuovamente accordi con la Casa Bianca in cambio del via libera a una nuova islamizzazione coatta del Paese. Questo ha portato l’opposizione laica a trovare ben ventidue milioni di firme contro Morsi per chiedere la sua destituzione. Tutto il resto è storia recente, le violenze di piazza, l’arresto di Morsi, la messa al bando dei Fratelli Musulmani e gli attentati dinamitardi della Jihad islamica contro lo Stato. In molti, impauriti dal vuoto di potere e dalle violenze, si affidano alla figura rassicurante di Al-Sisi, che ha formalizzato la sua candidatura a presidente. Al-Sisi sembra l’unico uomo ad avere il peso per riuscire a pacificare l’Egitto, un Paese che senza pacificazione non può godere del turismo, la sua ricchezza principale. Nell’anno appena concluso infatti ci sono stati ben due milioni e mezzo di presenze in meno rispetto al 2012, e il crollo sembra verticale dal momento che gli attentati islamici, soprattutto nel Sinai, continuano. Ora anzi i jihadisti sembrano deliberatamente puntare sui turisti, vedi l’attentato di Taba dei giorni scorsi, proprio nel Sinai. I turisti ora hanno paura infatti, e Al Qaeda ha lanciato persino un ultimatum rivolto proprio a loro: “fuori dall’Egitto entro quattro giorni“. L’ultimatum è stato lanciato dal gruppo qaedista Ansar Beit el Maqdis che ha intimato agli stranieri di lasciare il Paese entro giovedì prossimo. Si tratta dello stesso gruppo che ha rivendicato l’attentato domenica scorsa contro un bus di turisti a Taba, sul Mar Rosso, con quattro morti. Insomma, senza Al-Sisi probabilmente il Paese rischierebbe di cadere nuovamente in quella che diventerebbe velocemente una guerra civile, e Al-Sisi sembra essere l’unico riferimento per l’Egitto moderno, quello che non vuole finire sotto l’ombra della Sharia. Fa poi riflettere che gli Stati Uniti fossero pronti a trattare con Morsi e vedano invece con ostilità proprio Al-Sisi, che infatti ha preferito avvicinarsi a Mosca secondo quella tradizione nasseriana che per decenni si è cercato di estromettere dalla vita pubblica in Egitto.

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