Egitto in fiamme: 42 morti tra Cairo e Port Said. Esplode la furia degli ultras e non solo | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
venerdì , 20 gennaio 2017
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Egitto in fiamme: 42 morti tra Cairo e Port Said. Esplode la furia degli ultras e non solo

Il bilancio delle ultime 48 ore di scontri furibondi in Egitto tra polizia e manifestanti è di 42 morti e un numero altissimo di feriti. Il presidente Morsi è ora chiamato a normalizzare una situazione completamente fuori controllo.

EGYPT-POLITICS-PROTEST

Sono ore di tensione in Egitto dopo gli scontri di ieri a Port Said dopo la sentenza sulle violenze di un anno fa allo stadio, dove venne perpetrato un massacro che costò decine di vite umane. Ieri era anche l’anniversario della Rivoluzione, quella che rovesciò Mubarak, un anniversario che collima con un contesto esplosivo di povertà e corruzione. La rabbia degli egiziani è riemersa in modo simile a una pentola a pressione, con centinaia di manifestanti armati che tra il Cairo e Port Said hanno scatenato scontri furibondi contro la polizia. A provocare gli scontri era stata la sentenza di condanna a morte per ventuno degli ultras di Port Said che massacrarono oltre settanta ultras dell’Ahly. Ieri i familiari degli ultras hanno cercato di assaltare il carcere per liberare i parenti incarcerati, e la polizia ha risposto sparando sulla folla e provocando diverse vittime. Scontri si sono verificati anche a Suez, dove venerdì ci sono stati dieci morti, e al Cairo, dove centinaia di giovani delle periferie più degradate hanno cominciato fitte sassaiole contro la polizia, urlando slogan contro il governo. A partire da questa mattina nella città di Port Said è tornata una calma apparente, almeno fin quando migliaia di persone si sono accodate al funerale per le vittime egli scontri alla prigione. Al Cairo invece già dalle prime ore dell’alba gli scontri sono ripresi nella zona fra piazza Tahrir e il vicino ponte dei leoni sul Nilo. Manifestanti hanno lanciato pietre contro la polizia, che ha risposto con lacrimogeni. Ha riaperto questa mattina invece la Borsa egiziana che nei primi minuti di seduta ha subito forti perdite per poi recuperare leggermente, secondo l’agenzia Mena. L’ambasciata Usa al Cairo, situata al centro della zona dove da venerdì si susseguono scontri a tafferugli, ha deciso di non aprire oggi al pubblico a “causa della situazione della sicurezza nelle vicinanze” . Intanto le forze armate egiziane hanno deciso di lanciare un appello alla calma agli abitanti di Suez e Port Said, “per preservare il bene del paese”. Lo afferma un comunicato, nel quale si afferma “il diritto di manifestare pacificamente”, “senza danneggiare gli interessi nazionali”. Il portavoce Ahmed Mohamed ha smentito che l’esercito abbia usato proiettili veri.

ASSALTO AI SIMBOLI DEL POTERE- Intanto però i manifestanti iniziano ad organizzarsi, non sono più turbe di persone armate di bastoni e disorganizzate come nelle rivoluzioni contro Mubarak e i militari dei mesi scorsi. Ora le forze dell’ordine hanno dovuto affrontare veri e propri plotoni di manifestanti ben organizzati che si sono impadroniti della scena al Cairo, a Suez e ad Alessandria, dove hanno assaltato la stazione di polizia e hanno liberato una ventina di detenuti. Anche per questo il presidente Morsi ha dovuto annullare la sua visita ad Addis Abeba, ed ha passato gran parte della giornata riunito col consiglio di difesa nazionale. Al termine dell’incontro il ministro dell’informazione Salah Abdel Maksud ha lanciato un appello al dialogo, e soprattutto ha condannato le violenze e ha fatto capire che potrebbe essere imposto il coprifuoco nelle zone più a rischio. Il fronte delle opposizioni ha accusato Morsi di essere il responsabile dell’uso eccessivo della forza della polizia ed ha minacciato di boicottare le prossime elezioni legislative.

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