Egitto. L'ascesa e la caduta di Morsi che spaventa l'OccidenteTribuno del Popolo
venerdì , 20 gennaio 2017
Ultime Notizie
Link Sponsorizzati:
Egitto. L’ascesa e la caduta di Morsi che spaventa l’Occidente

Egitto. L’ascesa e la caduta di Morsi che spaventa l’Occidente

L’ex presidente egiziano Mohamed Morsi è stato condannato a morte dal Tribunale del Cairo per l’evasione dei Fratelli Musulmani da un carcere nel 2011. La comunità internazionale ha reagito sdegnata, ma quando a venire assassinato era Muammar Gheddafi in Libia non reagì con la stessa energia.

Il Tribunale del Cairo ha deciso: Mohamed Morsi è stato condannato a morte. Per quanto la sentenza sia ancora appellabile come è facile supporre la notizia ha già scatenato enorme dibattito e non solo in Egitto. Morsi è stato considerato colpevole per l’evasione dei Fratelli Musulmani dal carcere di di Wadi El-Natroun nel 2011, nel pieno della rivolta contro Mubarak. Lo stesso Morsi era stato assolto dall’accusa di spionaggio a favore di Hamas, Hezbollah e dell’Iran, ma questo non lo ha messo al riparo dalla giustizia del nuovo governo di Al-Sisi, l’uomo forte del nuovo Egitto del post-Mubarak che rispose all’appello di milioni di cittadini egiziani che denunciavano la deriva autoritaria e teocratica di Morsi e dei Fratelli Musulmani. Una “seconda” rivoluzione che ha dichiarato illegali i Fratelli Musulmani e che ha riportato l’ordine con il pugno di ferro al Cairo. Insomma Morsi nel giro di meno di quattro anni è passato dall’essere eletto dal popolo egiziano all’arresto e infine alla condanna a morte, un altro dei frutti avvelenati delle Primavere Arabe. Del resto quando i Fratelli Musulmani ottennero il potere con le urne conquistando ben 230 seggi su 508 disponibili nel Parlamento egiziano, in molti pensavano che Morsi sarebbe stato il volto del nuovo Egitto molto a lungo. Eppure alla fine del 2012 al Cairo si dovette affrontare l’importantissimo nodo della Costituzione, e qui si consumò la spaccatura che portò alla nuova crisi politica. I Fratelli Musulmani infatti hanno proposto una nuova Costituzione unilaterale assieme ai salafiti più radicali, un vero e proprio testo islamista che minacciava di gettare nella polvere diritti acquisiti ormai da tempo. Da qui la protesta dei giovani di sinistra e laici che sono scesi in piazza raccogliendo firme contro la deriva islamista di Morsi, e l’appello all ‘esercito di Al-Sisi, l’unico organo ancora in grado di opporsi all’accentramento di poteri voluto dai Fratelli Musulmani. L’accusa fatta a Morsi era quella di voler islamizzare culturalmente e socialmente il Paese e l’esercito entrò in azione destituendolo da presidente e dichiarando illegale l’organizzazione islamista. In molti in quel lasso di tempo avevano scommesso geopoliticamente su Morsi, per questo avranno storto il naso di fronte al colpo di mano realizzato dal generale Al-Sisi, diventato poi presidente dell’Egitto. Stranamente quando nel 2011 Muammar Gheddafi veniva barbaramente linciato dai ribelli libici a Sirte nessuno dei premier occidentali si era lamentato, forse perchè avevano tutti scommesso sul “regime change” a Tripoli proprio per motivi di geopolitica e realpolitik. E ora quegli stessi paesi che senza problemi stringono alleanza con l’Arabia Saudita della pena capitale si scagliano contro il nuovo Egitto accusato di autoritarismo mentre sono pronti a guardare dall’altra parte quando si tratta di constatare le violazioni dei diritti umani nei paesi amici, vedi la Turchia. Intanto l’unica certezza è che per il momento sono i giovani di piazza Tahrir quelli che sono stati scippati della loro “rivoluzione”.

VAI SULLA PAGINA FB DEL TRIBUNO

 

Link Sponsorizzati:

Commenti chiusi.

Link Sponsorizzati:
Scroll To Top