Egitto. L'esercito lancia ultimatum a Morsi, la folla esultaTribuno del Popolo
venerdì , 21 luglio 2017
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Egitto. L’esercito lancia ultimatum a Morsi, la folla esulta

Colpo di scena in Egitto dove le forze armate nel pomeriggio hanno annunciato che daranno 48 ore di tempo alle forze politiche per uscire dalla crisi prima di intervenire. Tripudio in piazza Tahrir con la folla che ha accolto con viva esultanza le parole dell’esercito, e ora Morsi ha le ore contate.

Di solito l’esercito viene utilizzato dai poteri costituiti per schiacciare le proteste e le rivolte. Non in Egitto, dove l’esercito si è ritagliato un ruolo tutto particolare e attivo nella gestione del potere. Teoricamente rimasto al di fuori delle beghe tra Morsi e il resto del Paese, l’esercito ha però monitorato la situazione ora dopo ora, mandando carri armati a presidiare luoghi sensibili, banche e palazzi del potere. E’ rimasto così qualche giorno a guardare, a lasciare che la politica risolvesse, o almeno cercasse di risolvere, la difficile situazione del Paese. La politica però ha fallito, polarizzandosi in uno scontro tra Fratelli Musulmani e progressisti che rischia di spaccare in due l’Egitto, facendo precipitare in una guerra civile. Se non ci fosse la presenza incombente e ingombrante dell’esercito infatti, è molto facile che la guerra civile sarebbe già esplosa dato che finora in pochi giorni si sono registrati 16 morti e scontri di piazza anche violenti tra le opposte fazioni. Anche per questo la folla raccoltasi in piazza Tahrir per chiedere la caduta di Morsi  ha accolto l’annuncio delle forze armate che danno 48 ore di tempo alle forze politiche per uscire dalla crisi con un boato immenso. Quarantotto ore per trovare un accordo con gli oppositori. E’ questo il termine che l’esercito egiziano ha dato al presidente Mohammed Morsi. In caso contrario saranno obbligate a presentare una road map la cui applicazione sarà controllata “direttamente”.  Il popolo vuole la caduta del regime”, ha cominciato a scandire la folla, creando una sorta di legame ideale all’esercito, che si spera essere ancora fedele ai dettami e agli ideali che furono di Nasser negli anni Settanta. Subito dopo l’annuncio intanto, l’esercito ha arrestato ben 15 guardie del corpo del leader dei Fratelli Musulmani di Khairat al-Shater.  Morsi dal conto suo sembra voler andare allo scontro e ha incontrato il ministro della Difesa e capo delle forze armate, il generale Abdel Fattah al-Sisi e il premier Hisham Qandil, cercando di trovare una soluzione. Ma una soluzione non può esserci, Morsi rappresenta un Egitto che guarda al passato e non al futuro, e che ha poco o nulla da dire ai giovani delle grandi città egiziane, pronti a tutto per evitare il suo abbraccio islamista.In serata il governatore di Ismailiya, nominato poche settimane fa da Morsi, ha rassegnato le dimissioni. Il movimento dei Ribelli ha accolto positivamente il comunicato delle forze armate e si schierato “accanto al popolo”, sollecitando i manifestanti a rimanere in piazza fino alle dimissioni di Morsi. Poco prima anche l’opposizione aveva dato un ultimatum al presidente Morsi: “Ha tempo fino a domani, martedì 2 luglio, alle 17, per lasciare il potere e consentire alle istituzioni di prepararsi per elezioni presidenziali anticipate”. Altrimenti “inizieremo una campagna di assoluta disobbedienza civile“. I primi risultati comunque la “Rivoluzione” li ha già ottenuti, ovvero le dimissioni dei ministri del Turismo, dei Rapporti col parlamento, delle Telecomunicazioni, dell’Ambiente e delle Risorse idriche, tutti schieratisi a sorpresa con i manifestanti. Obama dall’Africa ha esortato alla moderazione, ma tutti sanno che gli Stati Uniti hanno appoggiato gli islamici più radicali, in Egitto come in Libia e in Siria, e di certo non per motivi umanitari ma per mero calcolo politico. Si è trattato intanto delle manifestazioni più imponenti mai avvenute dalla caduta di Mubarak nel 2011. 

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