Egitto. L'Isis apre un nuovo fronte nel SinaiTribuno del Popolo
martedì , 17 gennaio 2017
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Egitto. L’Isis apre un nuovo fronte nel Sinai

Egitto. L’Isis apre un nuovo fronte nel Sinai

Più che “nuovo fronte” forse sarebbe più opportuno parlare del riaccendersi di fuochi che covavano sotto la cenere. Jihadisti aderenti all’Isis hanno infatti aperto un nuovo fronte in Egitto attaccando diversi checkpoints militari dell’esercito nella regione del Sinai. Si è trattato di un vero e proprio assalto militare ma questa mossa potrebbe costare molto cara al Califfo. 

Prima o poi sarebbe successo, questo almeno è quello che gli analisti del Medio Oriente credevano guardando all’Egitto uscito dalla Primavera Araba con la guida di Al-Sisi, l’uomo forte che rispondendo a una petizione di oltre venti milioni di firme ha posto fine al governo dei Fratelli Musulmani di Morsi, che stavano procedendo a una rapida islamizzazione del Paese uscito indebolito dalla destituzione di Mubarak e dai moti di piazza Tahrir. Nonostante le accuse di autoritarismo se non altro Al-Sisi si è mostrato un saldo alleato contro l’integralismo islamico, infatti ha basato la sua affermazione come presidente proprio sul ruolo di “pacificatore” nazionale, ovvero come l’unico in grado di garantire al paese quel minimo di ordine necessario a impedire una guerra civile e il caos. Il Sinai è una regione egiziana da sempre interessata dal fenomeno preoccupante dell’integralismo di matrice islamica, e infatti più volte si erano verificati assalti e attentati ai danni delle forze di sicurezza egiziane, ma quanto successo nelle scorse ore induce a parlare di un vero e proprio salto di qualità, al punto di arrivare a parlare di un assalto militare in piena regola lanciato dai miliziani jihadisti che hanno recentemente aderito allo Stato Islamico.

L’Isis infatti non è altro che un coordinamento di gruppi già preesistenti e attivi in Medio Oriente, ed è chiaro che dopo la deposizione e l’arresto di Morsi si è assistito a una polarizzazione con molti estremisti che hanno deciso di prendere le armi e darsi al terrorismo. Del resto poco prima degli assalti ai ceckpoints dell’esercito nel Sinai sempre i jihadisti avevano fatto saltare in aria il procuratore generale Hicham Barakat a Heliopolis, l’uomo simbolo dei processi del governo egiziano contro i membri arrestati dei Fratelli Musulmani. Un filo rosso collega i due avvenimenti segnalando che i jihadisti dell’Isis hanno voluto lanciare una vera e propria offensiva dal forte significato simbolico, e infatti Il Cairo ha reagito subito con forza, parlando di un vero e proprio stato di guerra. Il bilancio degli aspri scontri nel Sinai è di 17 morti tra i militari e un centinaio tra i miliziani jihadisti, le cui posizioni sono state bombardate più volte dall’aviazione. L’esercito ha poi diramato un comunicato con quella che suona come una promessa ai cittadini: “Non ci fermeremo mai fino a quando non avremo purificato il Sinai dai terroristi”.

Ma quella dello Stato Islamico o dei gruppi che vi fanno riferimento in Egitto, come la formazione Ansar Beit al-Maqdis, è stata una mossa avventata sotto diversi punti di vista dal momento che il governo egiziano ha tutta l’intenzione di lanciare una controffensiva potenzialmente decisiva per chiudere subito il focolaio accesosi nel Sinai. Il governo egiziano infatti ha annunciato l’approvazione di nuove leggi antiterrorismo molto stringenti che dovrebbero rendere la vita difficile ai jihadisti in territorio egiziano. E l’esercito egiziano è entrato subito in azione anche al Cairo, dove nove “terroristi” sono stati uccisi in un blitz nella periferia ovest. Insomma anche l’Egitto si trova ufficialmente tra le vittime del terrorismo e intende dare una risposta energica anche perchè il paese non può permettersi di nuovo un ritorno al caos come ai tempi della Rivoluzione.
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