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venerdì , 20 gennaio 2017
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Egitto nel caos: aleggia lo spettro di un golpe militare

La corte costituzionale egiziana ha sciolto il Parlamento consegnando di fatto il potere in mano ai militari alla vigilia del ballottaggio cruciale per le presidenziali. Aleggia lo spettro di un golpe militare, e i manifestanti che contestano la decisione della Corte hanno già gremito piazza Tahrir. Quale futuro per l’Egitto?

Quando un anno fa la folla tumultuante di piazza Tahrir riusciva ad allontanare dallo scranno il raìs Hosni Mubarak sull’onda della Primavera Araba, nessuno forse si sarebbe aspettato che un anno dopo l’Egitto sarebbe nuovamente arrivato sull’orlo del baratro. Il potere dopo la caduta di Mubarak è andato nelle mani della Scaf,  ovvero il famigerato Consiglio delle forze armate che si è reso responsabile della violenta repressione dei mesi successivi. Da allora molte cose sono cambiate e si sono finalmente tenute le elezioni per formare il nuovo Parlamento. L’Egitto, che ha visto affermarsi le forze islamiche moderate e un buon successo dei salafiti, sembra così finalmente avviarsi verso un lento processo democratico, che sarebbe culminato questo week-end con le elezioni presidenziali tra Ahmed Shafiq, l’ex premier di Mubarak, e Mohamed Morsi. Il 14 giugno però è arrivata la decisione della Corte costituzionale egiziana che ha reso noto ufficialmente di suggerire lo  scioglimento di tutto il Parlamento egiziano. La Corte costituzionale era stata chiamata a esprimere un giudizio sulla costituzionalità della legge elettorale con la quale si era votato da qualche settimana in Egitto per le ultime elezioni parlamentari. In un primo momento l’alto organo aveva definito valida solamente l’elezione di un terzo del Parlamento, ma oggi ha reso noto che l’annullamento di un terzo dell’assemblea porta automaticamente all’annullamento di tutti i seggi. Questa situazione di vuoto istituzionale verrà colmata dallo Scaf, che sarà anche l’organo che dovrà decidere la legge elettorale per le prossime elezioni, ammesso che ci saranno dato che in molti hanno apertamente urlato al golpe militare. I manifestanti hanno subito affollato piazza Tahrir per protestare contro una decisione considerata “farsa”, e soprattutto perchè la Corte ha anche considerato valida la candidatura alle presidenziali di Shafiq, considerato un uomo di Mubarak, e quindi un rappresentante del vecchio Egitto, quello che i manifestanti con il sangue avevano sperato di aver sconfitto per sempre.  Cosa potrebbe accadere nei prossimi giorni? Il timore reale è quello dell’instaurarsi di una dittatura militare che, sbandierando il timore di una rivolta sociale, riuscirebbe così a ottenere il mandato per accreditarsi anche a livello internazionale e a legittimarsi. Il rovescio della medaglia è una situazione di conflittualità strisciante che potrebbe anche sfociare in un tutti contro tutti dagli esiti imprevedibili.

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