Egitto. Nel Sinai si combatte una guerra veraTribuno del Popolo
martedì , 25 luglio 2017
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Egitto. Nel Sinai si combatte una guerra vera

Il bilancio degli ultimi giorni di attacchi nel Sinai, in Egitto, è di almeno 30 terroristi uccisi. Nel solo mese di gennaio nella regione si sono registrati almeno 70 morti e oramai si può parlare di una vera e propria guerra in atto. 

Il bilancio di una vera e propria offensiva dell’esercito egiziano nel Sinai, regione di confine con Israele, è di 30 terroristi morti e 14 feriti.  Si tratta di una offensiva vera e propria quella dell’esercito del Cairo, deciso a riprendere il controllo della regione del Nord Sinai, ormai da tempo finita nelle mani dei terroristi islamici. Nel blitz, a Rafah e a Cheikh Zowayyed, sono state distrutte 12 abitazioni dove secondo l’esercito “si nascondevano i terroristi“.  Quella in atto nel Sinai è una vera guerra civile con i jihadisti che hanno preso le armi contro il Cairo dopo la deposizione di Mohammed Morsi avvenuta quest’estate. Le forze egiziane si sono schierate in campo in grande stile, decisi a porre fine all’insorgenza jihadista, preoccupate dal momento che nel Nord Sinai recentemente hanno fatto la loro comparsa alcuni dei missili dell’arsenale di Muammar Gheddafi, evidentemente trasportati in Egitto dalla Libia dopo la guerra civile del 2011. L’offensiva militare si è concentrata soprattutto a Rafah e sheikh Zowaeed, teatroieri di un raid con elicotteri Apache che ha causato la morte di 13 terroristi. Intanto il ministro degli Esteri egiziano Nabil Fahmy si è presentato in Italia per un incontro ufficiale con il ministro degli Esteri italiano Emma BoninoE’ stato un incontro molto costruttivo“, ha detto Fahmy. Addirittura grottesco che la Bonino abbia espresso la sua preoccupazione per un “approccio troppo focalizzato sulle questioni di sicurezza che escluda i gruppi dell’opposizione dal processo politico“, questo quando Enrico Letta si trova in Qatar, dove i diritti umani non esistono. Letta però non ha aperto bocca nei confronti dei diritti dell’opposizione in Qatar, questo per non indispettire la monarchia del luogo. Intanto Al Cairo il leader dei Fratelli musulmani, Mohammed Badie, è stato rinviato a giudizio con altre 50 persone con l’accusa di aver incitato i manifestanti a opporre resistenza alle forze di sicurezza, durante l’operazione contro il sit-in dei sostenitori del presidente Morsi ad agosto. In quella occasione i sostenitori di Morsi si erano accampati nella zona est del Cairo per due mesi prima che la polizia intervenisse. Da allora i Fratelli Musulmani sono stati ritenuti illegali e diversi attentati hanno insanguinato l’Egitto, con l’intera regione del Sinai che ha preso le armi contro il Cairo. In una situazione simile ben si capisce come il generale Al Sisi si sia proposto come l’uomo forte adatto a tenere la situazione sotto controllo.

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