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giovedì , 27 luglio 2017
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Egitto-Referendum. Cala l’ombra della Sharia

I Fratelli Musulmani hanno rivendicato la vittoria del “sì” al referendum sulla costituzione. Ieri gli egiziani hanno votato in dieci regioni, comprese Alessandria e Il Cairo, e il 22 dicembre voterà l’altra metà del Paese. A questo punto però, l’approvazione del referendum sembra scontata. 

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Alla fine ha vinto il “sì”, non che non fosse scontato, ma perlomeno in molti ci avevano voluto credere che, mobilitandosi,  sarebbe stato possibile fermare Morsi e gli islamici radicali. Esultano invece proprio i Fratelli Musulmani e i salafiti, quelli che hanno compilato a stragrande maggioranza la nuova Costituzione, chiaramente a netta matrice islamica. Tremano invece i laici e le minoranze religiose, che ora,una volta che la Costituzione verrà effettivamente varata, vedranno allungarsi l’ombra della Sharia sulle piramidi. Come se non bastasse la vittoria confermerà Morsi alla guida del Paese, dandogli anche quella solidità di cui aveva bisogno per stabilizzare l’Egitto. Il partito dei Fratelli Musulmani, “Giustizia e Libertà”, ha parlato questa mattina sul suo sito di una vittoria del sì con il 56,6% dei voti. Ieri gli egiziani hanno votato in dieci regioni, fra le quali Il Cairo e Alessandria, mentre il 22 dicembre si votera’ nell’altra meta’ del paese.

Il gruppo di coordinamento delle opposizioni però, il Fronte di Salvezza Nazionale ha diffuso un comunicato con il quale ha parlato di “profondo risentimento riguardo all’alto numero di irregolarità e violazioni nello svolgimento del referendum“. In sostanza quindi l’opposizione ha accusato direttamente i Fratelli Musulmani di aver realizzato brogli per aggiustare l’esito del referendum. Oltre alle accuse di frode elettorale, il Fronte di Salvezza Nazionale si è anche lamentato della mancanza di giudici per monitorare il processo di voto. In conseguenza di queste proteste centinaia di militanti islamici hanno assaltato la sede del partito Al-Wafd sabato notte utilizzando petardi e bastoni con i quali hanno ferito due persone prima dell’arrivo delle forze di sicurezza. L’Egitto rimane comunque con il fiato sospeso, aspettando che il 22 dicembre scenda a votare l’altra metà del Paese. Se anche il 22 dovesse vincere il “sì”, ecco che la longa manus islamica si allungherà sul Nilo.

Intanto l’esercito ha schierato oltre 120.000 persone e 6.000 carri armati in tutto l’Egitto per proteggere i palazzi del governo e le stazioni di voto. Il Paese comunque rimane diviso praticamente in due, tra la sua anima islamista e la sua anima laica, e se dovesse vincere il “sì” secondo molti la frattura aumenterebbe, rischiando di porre le premesse per una vera e propria guerra civile.

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