Egitto. Rivolta di strada contro il governo e i partiti islamici | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
domenica , 26 marzo 2017
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Egitto. Rivolta di strada contro il governo e i partiti islamici

Sono giovani, determinati, antifascisti e pronti a tutti, si fanno chiamare i “black bloc” e lottano per la liberazione del popolo e contro gli abusi dei partiti islamisti. Si tratta dell’organizzazione avvolta nel mistero che nelle ultime settimane ha guadagnato la scena in Egitto partecipando ai pesanti scontri contro la polizia. 

EGYPT-POLITICS-PROTEST

Nelle ultime settimane, in Egitto, si è assistito a un vero e proprio salto di qualità della guerriglia urbana, con gruppi ben organizzati che hanno letteralmente messo a ferro e fuoco le principali città egiziane, sfidando apertamente il presidente Morsi e assaltando le sedi dei Fratelli Musulmani. Si tratta dei cosiddetti “black bloc” egiziani, che hanno diffuso giovedì scorso un video su internet per rivendicare il loro ruolo determinante nelle proteste che hanno infiammato l’Egitto. Sono due anni ormai che vanno in scena manifestazioni in Egitto, ma è solo nell’ultimo mese che questo gruppo ha deciso di partecipare agli scontri di piazza. Si tratta di uomini dal volto coperto che dicono di sè di voler lottare per la liberazione del popolo contro gli abusi dei partiti islamisti, apostrofati come “fascisti islamici”. La loro prima apparizione è avvenuta al Cairo, in occasione degli scontri della settimana scorsa tra gli ultras dell’Ahly, e la polizia. Definiti dalle autorità come terroristi, i black bloc hanno scelto di non rilasciare interviste e di non voler comunicare con i giornalisti, il loro unico media di riferimento sono i social media, che hanno utilizzato per rivendicare le loro azioni contro le sedi del governo e gli uffici dei Fratelli Musulmani. Sempre ai black bloc sarebbe imputabile l’attacco di ieri all’Hotel Semiramis, non lontano da Piazza Tahrir, mentre in un video apparso oggi hanno rivendicato di aver sottratto la camionetta delle Forze di sicurezza poi data alle fiamme nel centro della piazza. Ma chi sono realmente questi personaggi? Si tratta di molti ragazzi delle metropoli più occidentalizzate, laici, magari laureati, che hanno deciso di dichiarare guerra ai partiti islamici, accusati di voler portare il Paese indietro nel tempo e di voler imporre la Sharia. Secondo uno dei fondatori del gruppo, che ha fatto una eccezione rilasciando un’intervista al quotidiano Al Watan, ci sarebbero oltre 10.000 aderenti al gruppo, organizzati in gruppi di venti ma senza una vera e propria gerarchia.  Tra i banchetti dei venditori ambulanti di Tahrir, sempre attenti alle nuove tendenze di piazza, ora vanno a ruba i passamontagna e spesso durante gli scontri molte persone girano col volto coperto per proteggersi dai gas lacrimogeni sparati dalla polizia. La scintilla scatenante sarebbe scattata nel dicembre 2012, quando le milizie vicine ai Fratelli Musulmani hanno attaccato il palazzo presidenziale picchiando e tenendo in ostaggio nel palazzo diversi manifestanti anti-Morsi. Da qui la decisione di organizzarsi di sè per avere giustizia, anche se in molti avanzano il dubbio che il gruppo venga sovradimensionato per autorizzare l’esercito a reprimere il dissenso.

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