Egitto. Sangue sul terzo anniversario della "rivoluzione". Al Sisi ora è al bivioTribuno del Popolo
mercoledì , 24 maggio 2017
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Egitto. Sangue sul terzo anniversario della “rivoluzione”. Al Sisi ora è al bivio

Ancora violenze e sangue in Egitto dove, in occasione del terzo anniversario della fine del governo di Mubarak, la tensione sembra tornare altissima. Dopo le bombe dei giorni scorsi si segnalano gravissimi scontri a Giza, nella parte orientale del Cairo. Secondo fonti della sicurezza ci sarebbero stati 21 morti in tutto il Paese, e ora gli egiziani chiedono ad Al Sisi di proteggerli dal terrorismo

I Fratelli Musulmani lo avevano detto, il loro allontanamento dal potere non sarebbe stato indolore. Peccato che gli egiziani, ormai stanchi di un periodo di incertezze, crisi economica e violenze, hanno deciso di voltare pagina e lo hanno fatto votando a larga maggioranza la Costituzione, anche se i media occidentali, disattenti quando si tratta di consultare le percentuali di voto in casa propria (vedi l’astensionismo dilagante in Usa), sono usi trinciare giudizi sui dati degli altri. In molti si sono quindi avventurati nell’ipotizzare una “vittoria mutilata” di Al Sisi, ma basta fare un giro per il Cairo per verificare l’esatto contrario, ovvero che per la maggioranza degli egiziani il generale è la garanzia contro il “fascismo musulmano”, lo stesso che è tornato a palesarsi nelle scorse ore con i sanguinari attentati avvenuti al Cairo, che oltre a provocare decine di morti hanno anche distrutto il museo islamico.

Oggi si celebrava il terzo anniversario della rivoluzione contro Hosni Mubarak, uomo di fiducia della Casa Bianca, e come prevedibile gli islamici radicali sono tornati all’offensiva. Secondo diverse fonti ci sarebbero stati gravi scontri tra manifestanti e polizia a Alf-masqan, a Giza, nella parte orientale del Cairo. Gli scontri sono stati particolarmente violenti e secondo dati provvisori ci sarebbero stati ben 21 morti totali. Non solo, l’esercito ha deciso di attuare una stretta contro il terrorismo e ha arrestato oltre 300 persone nelle ultime ore che si aggiungano agli altri 300 fermati nella giornata di ieri.

Gli scontri più pesanti si sono verificati questa mattina nel distretto di Mohandessin, al Cairo, quando i sostenitori del deposto presidente hanno iniziato a manifestare, non appena terminata la preghiera. Le nuove violenze seguono un assalto sferrato all’alba contro l’ambasciata egiziana a Tripoli, in Libia, durante il quale sono stati rapiti tre membri della rappresentanza diplomatica. Al Qaeda dunque tenta di allungare i suoi artigli sul Cairo, e tutti sapete benissimo quanto il ruolo internazionale di Al Qaeda sia ormai perlomeno dubbio dal momento che qaedisti e occidente sono andati a braccetto in Siria e in Libia. Sembra quasi che qualcuno abbia voluto “punire” l’Egitto per aver scelto la via di Al Sisi e dell’allontanamento dai Fratelli Musulmani e dagli Stati Uniti, che guardacaso hanno sospeso gli aiuti al Cairo. Proprio nella capitale egiziana è esploso un altro ordigno in quel di Ain Shams, vicino a una accademia di polizia, ma fortunatamente senza fare vittime.  Ma Al Sisi non è Mubarak, e gli egiziani che non vogliono ripiombare nell’incubo della fratellanza islamica lo sanno fin troppo bene.

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