Egitto. Ventitrè milioni di egiziani chiedono di non venire dimenticatiTribuno del Popolo
martedì , 17 ottobre 2017
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Egitto. Ventitrè milioni di egiziani chiedono di non venire dimenticati

Dopo i recenti sviluppi della crisi egiziana e la presa di posizione pro-Morsi presa da Ue e Stati Uniti, cerchiamo di vedere più da vicino quel che succede al Cairo. Ventitrè milioni di egiziani che hanno firmato per cacciare i Fratelli Musulmani sembrano scomparsi con un colpo di spugna.

Quando il 30 giugno oltre venticinque milioni di egiziani sono scesi in piazza in tutto il Paese, persino Google Earth aveva parlato delle più grandi manifestazioni di popolo mai verificatesi negli ultimi anni in tutto il mondo. Le mobilitazioni di massa sono state troppo importanti per venire ignorate, troppo partecipate e documentate per far finta che non siano mai avvenute. A queste mobilitazioni hanno partecipato, tra gli altri, anche i partiti di sinistra e i comunisti egiziani, uno schieramento eterogeneo unito dalla volontà di non farsi rappresentare dai Fratelli Musulmani, accusati di avere una visione teocratica e autoritaria del potere, identificato come di stampo “fascista” da più parti. Milioni di egiziani hanno chiesto e invocato a gran voce le dimissioni di Mohamed Morsi, o almeno un passo indietro per indire nuove elezioni. Il problema è che i Fratelli Musulmani sapevano benissimo che se avessero ceduto ai moti di piazza sarebbero stati spazzati via alle urne. Troppo poco ha fatto Morsi per alleviare la crisi economica, poco a nulla per migliorare le condizioni dell’economia egiziana, ancora sfibrata dopo la rivoluzione anti-Mubarak del 2011. I Fratelli Musulmani hanno quindi deciso di andare al muro contro muro sapendo perfettamente che la maggioranza degli egiziani sarebbe stata d’accordo nell’indire nuove elezioni democratiche anticipate. I Fratelli poi hanno anche respinto l’invito del nuovo governo di transizione di Al-Sisi di entrare nella roadmap, e quindi nella gestione del potere, e soprattutto hanno respinto anche tutte le proposte fatte dalle varie delegazioni internazionali, insistendo sul ripristino del governo Morsi e della Costituzione islamista imposta dall’ex governo. Condizioni impossibili da accogliere, e soprattutto condizioni che i Fratelli Musulmani stessi sapevano che non sarebbero state accolte. A quel punto i leader islamici hanno invocato la resistenza e il ripristino di una democrazia che però con il governo islamico di Morsi non aveva nulla a che fare. Le stesse elezioni che hanno permesso a Morsi di vincere sono state perlomeno dubbie, e la Costituzione votata dai Fratelli Musulmani era fortemente illiberale in quanto non tutelava minimamente le minoranze e semplificava fino a banalizzarle le varie componenti della società egiziana. Ma non è finita qui, la Costituzione islamica di Morsi era stata approvata solo dal 64% dei votati in un referendum cui hanno preso parte solo 1/3 degli aventi diritto. La scelta di arrivare allo scontro è stata quindi una mossa calcolata da parte dei Fratelli Musulmani che hanno avuto oltre due settimane di tempo per mediare con i militari ed evitare il bagno di sangue. Sapendo che alle elezioni avrebbero perso, gli islamici hanno optato per il pugno duro, ma i sit-in che hanno organizzato per settimane hanno finito per esasperare i residenti. A quel punto l’ultimatum dell’esercito per ripristinare l’ordine nelle strade era inevitabile, ma l’esercito ha comunque voluto invitare i manifestanti a lasciare le piazze pacificamente prima di agire. I Fratelli Musulmani invece hanno invitato al martirio e alla guerra civile, così i militari non hanno avuto scelta. Quello che però i media occidentali non dicono è che i militari il 14 agosto hanno aperto un corridoio di sicurezza per far uscire i manifestanti, molti dei quali hanno però preferito asserragliarsi dietro le barricate e aprire il fuoco contro le forze di sicurezza (ne sono morte 174 in pochi giorni). A scegliere la via della violenza sono stati quindi i Fratelli Musulmani, che hanno sperato nel sangue per apparire come vittime nei media, e in parte questo loro progetto è stato realizzato. Passando per vittime i Fratelli contavano di conquistarsi l’appoggio della comunità internazionale, sperando in pressioni da parte di Usa e Ue per riuscire a tornare al potere. Un progetto in parte riuscito anche grazie ai giornalisti occidentali che continuano a dar voce alla presunta repressione dell’esercito ignorando i crimini perpetrati dalla fratellanza islamica. In più i Fratelli si mostrano come gli unici esponenti dell’Islam, fatto questo falso dal momento che anche i milioni di egiziani che hanno chiesto elezioni anticipate sono musulmani, ma non sono musulmani radicali e sono favorevoli a uno Stato moderno e secolare. Così Usa e Ue ignorano bellamente che 23 milioni di egiziani hanno firmato la petizione per sfiduciare Morsi, dieci milioni in più degli egiziani che hanno votato per Morsi alle ultime elezioni. Anche per questo gli Stati Uniti potrebbero interrompere gli aiuti verso l’Egitto, ma questa mossa potrebbe sancire il passaggio del Cairo nella sfera di influenza di Cina e Russia, fatto questo che potrebbe avere ripercussioni importanti in tutta la regione. 

Gracchus Babeuf

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