El Salvador. Beatificato Romero, l'arcivescovo che non piaceva alla Chiesa e venne ucciso dagli Squadroni della MorteTribuno del Popolo
sabato , 27 maggio 2017
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El Salvador. Beatificato Romero, l’arcivescovo che non piaceva alla Chiesa e venne ucciso dagli Squadroni della Morte

Si chiamava Oscar Arnulfo Romero il monsignore di San Salvator assassinato mentre celebrava messa dagli squadroni della morte, punito per essere stato la voce dei poveri e degli oppressi contro la dittatura di estrema destra. Oggi Romero, che prima di Papa Francesco alla Chiesa non piaceva, è stato finalmente beatificato, e ricordare la sua morte è un modo per ricordare la dittatura e le sue nefandezze commesse per favorire i latifondisti e sconfiggere il pensiero marxista.  

Di solito non ci occupiamo di questioni “religiose”, scegliamo di farlo adesso ma solo perchè attraverso la storia di un religioso, il Monsignor Romero, è possibile ricostruire una storia taciuta e troppo spesso rimasta nell’ombra, la storia di quello che successe tra gli anni Settanta e Ottanta nel piccolo paese centroamericano di El Salvador. Qualcuno, i più informati, ricordano vagamente di una guerra civile tra gli squadroni della morte e i rivoluzionari, forse ricordandosi del film di Michael Moore che, per l’appunto, ne offriva uno spaccato anche se solo dal punto di vista cinematografico. Romero pagò con la vita il suo coraggio e la sua determinazione nell’opporsi alla dittatura militare di estrema destra, e infatti venne assassinato da un cecchino degli squadroni della morte proprio mentre celebrava la messa di fronte ai fedeli il 24 marzo del 1980. Romero era un uomo di chiesa diverso dagli altri, infatti a differenza degli altri uomini di fede che si erano allineati senza troppi problemi al nuovo corso del Paese, denunciava senza remore i soprusi e le violenze degli squadristi e della dittatura. Incredibilmente però il suo martirio non venne riconosciuto tale dalla Chiesa di Roma, e infatti ci sono voluti diversi anni prima che il suo sacrificio venisse finalmente riconosciuto. La figura di Romero non poteva piacere a un pontefice come Papa Wojtyla in quanto figura considerata troppo “politica” e legata alla teologia della liberazione, e come ha commentato Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, “E il mancato riconoscimento era un macigno che papa Francesco ha rimosso“. Monsignor Romero venne ucciso nella cappella dell’ospedale della Divina Provvidenza dopo aver denunciato per anni i soprusi della polizia contro i più deboli e i massacri dei soldati contro semplici cittadini. Del resto i paramilitari avevano anche assassinato poco prima uno dei suoi più stretti collaboratori, il sacerdote gesuite padre Rutilio Grande. Papa Wojtyla nel 1983 si recò comunque sulla tomba di Romero a pregare ma per la sua beatificazione si è dovuto aspettare solo il 1997, ma dopo buone speranze si arenò tutto. Solo l’intervento diretto di Papa Francesco portò a sbloccare la situazione. E oggi El Salvador vuole festeggiare la beatificazione di Romero, non a caso almeno 300.000 persone sono scese in piazza per la cerimonia di beatificazione, una occasione anche per riflettere sul passato di un Paese che ha subito sulla propria pelle la guerra civile e la divisione ideologica della Guerra Fredda. A spaventare la Chiesa e Papa Wojtyla probabilmente era proprio l’immagine che era stata creata di Romero come di un prete militante che aveva sposato la dottrina marxista, fatto questo imperdonabile dato che in quegli anni la Chiesa stava giocando un ruolo di primo piano nella lotta globale al comunismo, una lotta che vide proprio Papa Wojtila in prima fila. Del resto lo stesso pontefice polacco intrattenne rapporti cordiali con il dittatore cileno Augusto Pinochet, segno che in Sudamerica la Chiesa era decisamente allineata sulle posizioni antimarxiste e conservatrici delle dittature militari.

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