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sabato , 27 maggio 2017
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Election day il 10 marzo. Napolitano detta le condizioni: legge elettorale e finanziaria

Ieri il Presidente della Repubblica ha definitivamente lanciato l’election day per il 10 marzo. Se così fosse si voterà per le politiche in contemporanea con le elezioni regionali di Lazio, Lombardia e Molise. Le condizioni di Napolitano però sono due: legge elettorale e finanziaria. 

Fonte: http://www.oltremedianews.com/5/post/2012/11/election-day-il-10-marzo-napolitano-detta-le-condizioni-legge-elettorale-e-finanziaria.html

“Una costruttiva conclusione della legislatura – dettata anche dalla serietà dei problemi che il Paese ha di fronte e dall’acutezza di fenomeni di disagio sociale che si vanno manifestando – sconsiglia un affannoso succedersi di prove elettorali”. Così il Presidente della Repubblica lancia l’elecion day per il 10 marzo.

Che Giorgio Napolitano fosse uno tra i capi di Stato più interventisti che la storia della Repubblica ricordi, lo si era capito già un anno fa, quando prima della crisi di governo aveva nominato senatore a vita un certo Mario Monti conferendogli di fatto quella investitura che doveva ancora giungere dalle camere. Oggi, a pochi mesi dalla scadenza della legislatura, l’ex leader “migliorista” ci riprova entrando con prepotenza nel dibattito sull’election day e sulla legge elettorale che da settimane impegna i partiti.

E lo ha fatto alla sua maniera, prima preannunciando il suo intervento: “Non sto qui solo per tagliare i nastri” aveva detto nei giorni scorsi riferendosi al ruolo di rappresentanza che pure gli compete; poi affondando il colpo nella giornata di ieri, quando a margine di un incontro con il premier Mario Monti ed i presidenti delle Camere Fini e Schifani ha diramato una nota in cui ha dettato le sue condizioni.
“La convocazione delle elezioni per il rinnovo dei Consigli regionali scioltisi in Lazio Lombardia e Molise non spetta al presidente della Repubblica in quanto è regolata da diverse normative regionali – ha esordito Napolitano a proposito del necessario confronto elettorale nelle tre regioni dove le maggioranze di centrodestra sono venute meno – E’ però indubbia, per valutazioni d’interesse generale, l’esigenza di un contestuale svolgimento delle elezioni nelle tre suddette regioni. Si è a tale proposito ritenuta appropriata la data del 10 marzo 2013″. “Distinta dalla questione delle elezioni alle regionali e rimessa all’esercizio di una prerogativa propria ed esclusiva del presidente della Repubblica la questione delle elezioni per il rinnovo delle Camere” ha aggiunto il Quirinale, che ha concluso: “In proposito si ricorda che il capo dello Stato aveva rilevato, il 3 novembre scorso, la carenza, fino a quel momento, di condizioni oggettive e di ‘motivazioni plausibili’ per un’anticipazione, sia pur lieve, della convocazione delle elezioni politiche. Si attende dunque il verificarsi delle condizioni opportune per la decisione che la Costituzione riserva al capo dello Stato”.

Il messaggio è chiaro e perentorio: sì all’election day con accorpamento delle politiche e delle regionali in un solo giorno, ma a patto che si rispettino alcuni requisiti posti dal Quirinale.  Ed ecco quindi le condizioni del Presidente: legge di stabilità e riforma del sistema di voto. Esse corrispondono a due questioni che a Napolitano stanno molto a cuore come dimostrano le continue invasioni di campo di questi mesi.

Sul primo punto il Quirinale si è più volte speso affinché i partiti digerissero una finanziaria coerente con la linea tracciata in questi mesi dal governo Monti in materia di politica economica riassumibile nei tagli al bilancio e nel contenimento della spesa pubblica. Fin qui nulla di strano, non è un mistero che Napolitano abbia di fatto scelto il professore della Bocconi come uomo di fiducia dei mercati affidandogli il compito di traghettare l’Italia nell’ultimo anno della sua XVI legislatura.

Ma è sul secondo punto che l’ingerenza del Presidente della Repubblica si fa più palese, e cioè in materia di legge elettorale. I moniti di Napolitano a proposito della necessità di una riforma del sistema di voto sono stati nell’ultimo anno quasi quotidiani, con un crescendo nelle ultime settimane. Secondo il Presidente il “porcellum” attualmente in vigore non sarebbe adatto in quanto stabilito da un’unica forza politica, per giunta alla vigilia della tornata elettorale del 2006. Sulle sue posizioni sembra si stiano muovendo i partiti. Da Gennaio infatti le forze politiche hanno “promesso” una discussione costruttiva, ma il tutto è avvenuto con pochi esiti. Passi in avanti in realtà ce ne sono stati, il senso comune oggi è finalmente quello di cambiare questa legge, ma di discussione civile nemmeno l’ombra. Basti guardare i veti incrociati che ogni disegno di riforma incontra in parlamento e gli emendamenti votati da Pdl e Udc nei giorni scorsi che tanto hanno fatto arrabbiare Bersani.

Che il “porcellum” non sia una legge amata che garantisca la governabilità lo dice il nome stesso e lo dice la storia recente della nostra Repubblica caratterizzata dalla prassi criminale di cambiare le regole della democrazia, modellandole sulle esigenze della maggioranza di turno, con colpi di mano a pochi mesi dal voto. Del resto i quattro anni di governo Berlusconi li dobbiamo a quell’attentato alle regole democratiche votato nel 2005 che ha reso l’esperienza del Prodi bis un inferno.
Tuttavia sembra strano che Napolitano non intervenga per ribadire l’obiettivo della governabilità nel momento in cui la solita vecchia maggioranza di centrodestra fissa al 42,5% il premio parlamentare, ponendo sin da oggi un grosso punto interrogativo sulla tenuta del prossimo governo. Ma tant’è, il Presidente vuole una nuova legge elettorale e i partiti sembrano volerlo seguire, con un ombra sullo sfondo: il proporzionale puro con sbarramento al 5% vorrebbe dire governo Monti-bis.

Michele Trotta

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