Electrolux e la lotta di classe contro i lavoratoriTribuno del Popolo
mercoledì , 24 maggio 2017
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Electrolux e la lotta di classe contro i lavoratori

La lotta di classe non esiste? Andatelo a chiedere ai lavoratori della Electrolux che, se non vorranno perdere il lavoro, dovranno lavorare a 700 euro al mese per sei ore al giorno.

Da quando il mondo dei lavoratori è diviso e non si riconosce più in un partito di riferimento che fa effettivamente i suoi interessi, i cosiddetti “padroni” continuano a conseguire una vittoria dopo l’altra alimentando i profitti e rafforzando le proprie posizioni. Si pensi poi al drammatico declino dell’importanza dei sindacati, addirittura esclusi da Marchionne, vedi la Fiom, quando si opponevano alla visione padronale della gestione del lavoro. Dopo i diritti, persi per strada negli ultimi vent’anni (guardacaso), ecco che ora si attaccano direttamente i salari. Ne sanno qualcosa alla Electrolux, ditta svedese che poco tempo fa ha rilevato anche la Zanussi. Dal momento che la crisi ha interessato anche la Electrolux che produce elettrodomestici, i vertici del’azienda hanno deciso di preparare un piano per salvare i quattro stabilimenti italiani a rischio e rilanciare la produzione. Fin qui tutto bene, certo, dal momento che la chiusura degli stabilimenti manderebbe a casa operai e famiglie dall’oggi al domani. Peccato che siano le condizioni proposte ai lavoratori a lasciare sconcertati, basti pensare che i “padroni” della Electrolux hanno ipotizzato un taglio dei salari che porterebbe dagli attuali 1400 al mese a circa 700-800 al mese per sei ore di lavoro al giorno, una sorta di cassa integrazione con tanto di lavoro. La Electrolux si è difesa parlando di esagerazioni e di una riduzione in termini di salario netto di “solo” 130 euro al mese, ma a guardar bene l’azienda ha parlato di salario orario ignorando però che ai lavoratori viene proposto un pacchetto di riduzioni di salari e orario che si ripercuote, inevitabilmente, nella busta paga a fine mese. Visto e considerato che gli stabilimenti in questione, quasi tutti nel Nord-Est, sono lontani dai centri abitati, questo implica che molti lavoratori debbano spendere diversi euro al mese solo per i trasporti, con una ulteriore riduzione del salario effettivamente guadagnato a fine mese. Ma non è finita qui, l’azienda aveva anche ipotizzato altri tagli, fino all’80% del premio aziendale, ad esempio, e il blocco dei pagamenti delle festività. Nonostante tutto questo però, non è sicuro che gli stabilimenti potrebbero sopravvivere, anzi, almeno uno dei quattro, quello di Porcia, sembra essere comunque destinato alal chiusura. Dal momento che in Polonia è pieno di lavoratori pronti a fare quello che viene fatto dai loro colleghi italiani a 7 euro all’ora, emerge con nettezza quello che è l’intendimento della Electrolux, ovvero scatenare una guerra tra poveri e poi sfruttarla per aumentare i profitti. Del resto non ci va un economista laureato per comprendere che la competizione tra lavoratori porta al ribasso i salari mentre invece fa andare alle stelle proprio i profitti. Anche la risposta del ministro dello Sviluppo, Flavio Zanonato, ha chiarito bene l’intendimento del governo per quanto riguarda i salari e il lavoro in Italia: “I prodotti italiani nel campo dell’elettrodomestico sono di buona qualità ma risentono dei costi produttivi, soprattutto per quanto riguarda il lavoro, che sono al di sopra di quelli che offrono i nostri concorrenti. E’ necessario dunque ridurre i costi di produzione, in Italia c’è un problema legato all’esigenza di ridurre il costo del lavoro”. Senza una controffensiva dei lavoratori insomma, l’asticella è destinata ancora a scendere sempre più in basso.

photo credit: <a href=”http://www.flickr.com/photos/darkness/30527411/”>Michael Kalus</a> via <a href=”http://photopin.com”>photopin</a> <a href=”http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.0/”>cc</a

Dc

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