Elezioni 2013. Le amnesie all'italiana | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
giovedì , 23 marzo 2017
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Elezioni 2013. Le amnesie all’italiana

Elezioni terminate, lo spoglio è stato completato e nuda e cruda appare la realtà: O non abbiamo una memoria collettiva, o curiosamente abbiamo amnesie temporanee sempre all momento del voto. Forse molto più probabilmente crediamo troppo e altrettanto perdoniamo.

ITALY POLITICS GOVERNMENT

Non ho idea se sia una derivazione della nostra cultura cattolica cristiana questa dogmatica visione della politica, fatta di fede cieca e di perdono, ma in questa tornata elettorale è sicuro sono stati assolti i peccati peggiori. Siamo un popolo misericordioso. Tanto che nell’alto dei risultati non posso che ritrovarmi con il PDL ad un soffio dalla vittoria, una manciata di voti dietro che non bastano nemmeno per farti tirare un sospiro di sollievo. Ti chiedi come si possa resuscitare in così poco tempo, ma non ti sorprendi più quando alla fine ti rendi conto dell’imponente azione evangelica compiuta in questi mesi: un salvatore che s’aggira fra gli studi televisivi e perchè no delle radio, sempre sicuro della propria trascendentale verità; Un buon sammaritano che salva randagi, un uomo che ha il coraggio di presentersi affianco di una Maria Maddalena come Francesca Pascale. Non farei nemmeno passare in secondo piano quella sorta di vendita di indulgenze al contrario: vi dono io l’IMU affichè possiate voi darmi la gloria eterna. Dico io che poco ci è mancato. Io non dubito nemmeno del fatto che la nostra visione della politica sia alquanto liturgica: un ascolto passivo, che non si pone domande, non come se stessimo d’innanzi  ad un interlocutore, vediamo il politico come un predicatore, come un sacerdote a cui non si pongono domande a ciò che dice perchè lo riconosciamo intermediario di qualcosa più grande di noi.

Ma la politica non è questo e dobbiamo scrollarci di dosso questa sonnecchiosa passività che poco si addice al dibattito politico; Noi perdiamo sempre di vista il significato di repubblica che non è quello di lasciarsi convincere affinchè qualcuno possa gestire ciò che competerebbe in realtà a noi. Siamo noi cittadini che dobbiamo costruire l’idea politica dei nostri rappresentanti, la partecipazione è questa: noi dobbiamo costituire i paletti entro cui i partiti dovrebbero muoversi, non il contrario, cosa che accade oggi. La politica non è un dogma, un segreto inavvicinabile o materia metafisica, la politica siamo noi con la nostra libera scelta d’azione. Ma come potremmo mai agire liberamente se tutt’ora preferiamo il credere al discutere?
Nel caso, potete sempre pensare al conclave che si terrà domani.

Roberta Canu

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