Elezioni 2013. Un fallimento profondo, ma ripartire si può | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
mercoledì , 24 maggio 2017
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Elezioni 2013. Un fallimento profondo, ma ripartire si può

Queste elezioni 2013 hanno sancito in modo inequivocabile la “sconfitta” della cosiddetta sinistra. Ancora una volta Silvio Berlusconi è riuscito a parlare alla pancia degli italiani, e il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo è diventato il primo partito italiano. In tutto questo, sullo sfondo, emergono le colpe di una sinistra che negli ultimi dieci anni è stata incapace di tramutare la sua visione del mondo i proposte concrete.

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“Grande è la confusione sotto il cielo”, lo diceva Mao in tempi non sospetti, ma la sua affermazione calza a pennello con la situazione dell’Italia post-voto. Il primo dato che emerge è la mancata governabilità, la vittoria di Bersani alla Camera per un pugno di voti, e la maggioranza risicata al Senato, garanzia appunto di caos. Il dato vero però è che l’Italia si è svegliata questa mattina con il Movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo che è il primo partito, e con Silvio Berlusconi, che tutti davano per morto, che è riuscito ancora una volta a raccogliere milioni di voti, facendo trattenere il fiato al Paese. Cosa resta di questa straordinaria sconfitta? Resta il 2,2% di Rivoluzione Civile, una lista che noi del Tribuno abbiamo appoggiato, una lista che ha fallito miseramente, inutile negarlo, mettendo a nudo gli errori delle classi dirigenti dei partiti di sinistra di questo Paese. Così mentre Grillo drena i voti di protesta, la sinistra, radicale e non, subisce l’ennesima emorragia di voti. Ma a pensarci bene, almeno a noi, non sorprende. Sempre più italiani fanno fatica ad arrivare a fine mese, sempre più italiani hanno ormai smarrito ogni speranza nel futuro, avendo ormai quasi introiettato l’idea che per i prossimi anni ci saranno solo sacrifici. Per quale motivo un italiano quindi avrebbe dovuto votare per Pier Luigi Bersani, che parlava di un’ “Italia Giusta” e la cui unica offerta politica era quella di andare contro Berlusconi e di “smacchiare il giaguaro”? Berlusconi invece ha parlato all’Italia che soffre, ha parlato a un’Italia ammalata e ingrigita offrendo sorrisi, ottimismo e soprattutto la carità dell’Imu. E la gente in difficoltà, turandosi il naso, ha preferito ancora una volta i sorrisi e il fumo dell’istrione, all’abaco e al rigore dell’uomo di buon senso. Nulla da sorprendersi così come non ci sorprende il crollo di Antonio Ingroia e di Rivoluzione Civile, una lista con alti ideali e proposte etiche e rispettabili, proposte che ci hanno convinto, ma proposte che, ammettiamolo, in questi tempi di crisi non parlano più a nessuno.

Il problema della sinistra è che continua a parlare a un popolo che non esiste più con un linguaggio che è rimasto ancorato a un’Italia che non esiste più. Quando c’è la crisi economica e di valori, quella vera, la gente non vuole saperne di idee, di idee non si mangia, purtroppo. La gente vuole avere proposte concrete, vuole sapere in che modo un determinato partito potrebbe aiutarli qualora venisse eletto. Questo la sinistra cosiddetta radicale (anche il Pd per certi versi) ha smesso di farlo. Tanto per intenderci Ingroia non doveva limitarsi, come ha fatto, a esporre la legge Ingroia-LaTorre contro i patrimoni dei grandi evasori fiscali; avrebbe al contrario dovuto aggiungere che tramite quella legge avrebbe potuto offrire un reddito di cittadinanza agli italiani. Sembra quasi che i dirigenti della sinistra siano troppo snob per offrire qualcosa al popolo che soffre, lo chiamano “voto di scambio” ma non si rendono conto che, in fin dei conti, è questa la politica. Il tempo delle idee è finito con la fine del benessere, ora che avanza la crisi ci vogliono risposte concrete, e la cosa che ci fa rabbia come Tribuno del Popolo è che nella valigia ideale del marxismo esiste la possibilità di dare delle risposte concrete alla gente. Noi, nel nostro piccolo, abbiamo cercato di iniziare un processo culturale di attualizzazione della proposta politica marxista al XXI secolo, ma siamo solo un pugno di cittadini/e, la cosa paradossale è che nessun partito politico, nessuna classe dirigente abbia provato a percorrere questa direzione. Si recitano formulette, come dei mantra, pensando che prima o dopo la gente si sveglierà, ma la gente non si sveglia, e soprattutto non attende, per questo è salita sul carro di Grillo, perchè Grillo aveva una proposta concreta: Mandare a casa tutti.

Per questo nell’abisso del disastro bisogna avere il coraggio di indicare i colpevoli: siamo noi tutti. Siamo noi tutti ma i dirigenti dei partiti della sinistra radicale sono sicuramente quelli con maggiori responsabilità perchè, per un motivo o per un’altro, hanno continuato a fingere di non trovarsi a bordo di una macchina lanciata a folle velocità contro un muro di mattoni. E leggere il day after che ci sono ancora dirigenti che, non solo non si dimettono, ma trovano le colpe del fallimento nella “polarizzazione” del voto, ci lascia senza fiato. Le idee dei comunisti non meritano una fine tanto infame, le idee dei comunisti sono in grado di fornire risposte alla crisi economiche per l’oggi e per il domani, lo dimostra che in alcuni paesi, vedi il Venezuela, i comunisti sono in prima linea nell’offrire soluzioni al popolo venezuelano, magari non vergognandosi di fare proposte che qui, nell’opulento Occidente, vengono definite arricciando il naso “populiste”. Il populismo evidentemente fa parte della nostra cultura, e non potendo noi modificare la cultura di un popolo, dobbiamo adattarci ad essa. Questo deve essere il ruolo dei comunisti del XXI secolo, riuscire a trovare il modo di dare alla gente le risposte che cerca. Il nostro bagaglio ideale e culturale ci permette di farlo, facciamolo allora, smettendola di credere di vivere in un Paese che non esiste più. Di concetti come legalità non si mangia, con un reddito di cittadinanza forse sì. Prendiamo atto delle sofferenze e dei bisogni del popolo italiano, dato che, ci piaccia o meno, è il nostro popolo. Senza fare questo il rischio è di finire scollegati dalla realtà.

Il Tribuno.

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