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lunedì , 23 ottobre 2017
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Elezioni e crisi

Il rilevante risultato della CDU (Coalizione Democratica Unitaria, guidata dai comunisti portoghesi, ndt) ha un’importanza che supera le frontiere del nostro Paese. Esso traduce l’isolamento politico del Governo, la condanna delle politiche delle troike, la percezione che la socialdemocrazia non rappresenta la strada alternativa all’attuale corso e anche la crescente lontananza e contestazione del processo di integrazione capitalista in Europa – l’Unione Europea.

Alcuni di questi elementi si sono presentati nelle elezioni in altri stati membri dell’UE. Come da sempre affermiamo, la profonda crisi economica e sociale nello spazio dell’UE era – ed è – allo stesso tempo la crisi della stessa UE, dei suoi fondamenti, politici, di matrice ideologica e dell’architettura del potere costruita dalla destra e dalla socialdemocrazia.

Ora ciò che i risultati di queste elezioni traducono è esattamente questo. La crisi economica e sociale – che è lontana dalla sua risoluzione – e la contestazione sociale generalizzata si sommano ora alla contestazione politica ed elettorale delle politiche e degli orientamenti dell’UE. Con elementi contraddittori, i risultati registrano una perdita accentuata dell’influenza elettorale delle forze che sono responsabili dell’orientamento e delle politiche dell’UE. I cinque maggiori gruppi parlamentari nel PE perdono nel loro insieme 104 deputati. Solo il Partito Popolare Europeo, considerato a sé stante, perde 61 deputati (ossia tre volte il numero dei deputati eletti dal Portogallo). Allo stesso tempo i socialisti non solo non riescono a capitalizzare la perdita di deputati della destra, ma perdono sei deputati. Gruppi più piccoli, ma ugualmente responsabili per l’integrazione capitalista in Europa (Liberali, Verdi e conservatori) perdono 35 deputati. E’ la netta espressione elettorale della disaffezione dei popoli d’Europa nei confronti del progetto dell’Unione Europea.

Gli sconfitti accennano ora al pericolo degli “estremismi”, tentando, allo scopo di proteggersi dalla contestazione, di mettere nello stesso sacco estrema destra e partiti comunisti, progressisti e di sinistra che contestano l’attuale corso. Ma nascondono per esempio che le maggiori avanzate dell’estrema destra non si registrano nei paesi “poveri” del Sud, dove le masse popolari soffrono maggiormente per le conseguenze della politica dell’UE, ma proprio nei paesi del cosiddetto “centro” dell’Europa da dove emanano alcune delle più dolorose imposizioni e concezioni xenofobe “ufficiali” che sorreggono la visione coloniale che domina nell’UE. E’ in Francia, in Danimarca, in Germania, nel Regno Unito, in Finlandia, in Austria, che si possono registrare le maggiori avanzate di questa corrente, fatto che dice molto circa le ragioni, la natura di classe e la reale genesi di questa corrente ideologica a cui ciclicamente il capitalismo ricorre quando è immerso nella sua crisi e nelle sue contraddizioni.

La crescita elettorale di varie forze comuniste, progressiste e di sinistra nei paesi più massacrati dalla politica dell’UE, è, nonostante contraddizioni e insufficienze che persistono, un segnale di incoraggiamento per la lotta che seguirà, e l’avanzata rilevante del GUE/NGL, il gruppo di cui il PCP è fondatore, traduce questa speranza.

Di fronte a noi abbiamo tempi di grande turbolenza e lotta ideologica. Le classi dominanti risponderanno a queste elezioni con maggiore violenza, fughe in avanti e con manipolazioni e ricatti politici di grande portata. Ciò farà, come la dialettica ci insegna, approfondire la crisi economica e sociale e le contraddizioni. Il quadro è pertanto di acutizzazione ancora maggiore della lotta di classe, di chiarificazione ideologica e di sviluppi che potrebbero essere rapidi e imprevedibili. Ad essi dovremo rispondere con più lotta sociale, con più offensiva ideologica e con più proposta politica che impegni i popoli nella costruzione di un reale quadro di cooperazione e solidarietà in Europa.

di Ângelo Alves* | da www.avante.pt,

Traduzione di Marx21.it - See more at: http://www.marx21.it/internazionale/europa/24193-elezioni-e-crisi.html#sthash.XWrsf4po.dpuf

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