Elezioni in Tunisia, paure e speranzeTribuno del Popolo
domenica , 22 gennaio 2017
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Elezioni in Tunisia, paure e speranze

Elezioni in Tunisia, paure e speranze

Domenica 26 si va alle urne in Tunisia. I tunisini sono chiamati a scegliere tra il partito che attualemente è al gverno, Ennahda, e gli oppositori laici del Nida Tounes. A condizionare il voto, però, sarà sopratutto la paura del terrorismo.

Fonte: Oltremedianews

Cresce la tensione in Tunisia alla vigilia delle elezioni. Il tentativo di unificare le forze laiche di sinistra in una coalizione che si opponga agli islamisti di Ennahda è fallito. Le autorità denunciano diversi attacchi terroristici e, mentre due soldati sarebbero stati feriti dall’esplosione di una mina al confine con l’Algeria, aumentano gli arresti con l’accusa di terrorismo. Insomma, la paura dell’ISIS rischia di condizionare il voto a Tunisi.

Si ripete lo scenario del 2011, quando le forze laiche si presentarono frantumate e spianarono la strada alla vittoria degli islamisti. Tre anni non sono bastati per raccogliere le idee e trovare un punto di incontro tra le varie forze politiche di sinistra. Il risultato è tutt’altro che scontato date le accuse che vengono rivolte a Ennahda sulla condizione economica del paese, al momento disastrosa con un tasso di disoccupazione attorno al 20% e l’inflazione sopra il 6%, e di non aver contrastato come dovuto la minaccia terroristica.

Nonostante ciò Ennahda può contare su un vasto consenso, dovuto soprattutto all’appoggio delle televisioni e della stampa, che al momento lo danno in testa rispetto a Nida Tounes, il partito laico formatosi dopo le elezioni del 2011, che viene, però accusato di avere al proprio interno esponenti di primo piano del passato regime. Sebbene questo possa apparire uno scontro bipartitico, in realtà il risultato sarà influenzato fortemente dai mini partiti e soprattutto dalla frammetazione della sinistra. Domenica alle urne si presenteranno 1.327 liste con 15.652 candidati, mentre al primo turno delle presidenziali, il 23 novembre, i candidati saranno 27.

Questa frammentazione potrebbe incentivare  il voto degli elettori di sinistra a favore di Nida Tounes, che al momento sembra l’unico in grado di contrastare la vittoria di Ennahda. Sono sopratutto le donne a fomentare il dibattito sul “voto utile”. Nonostante sia previsto che tutte le liste debbano essere formate per il 50% da donne, nella pratica le figure di spicco che contano sulla vittoria sono quasi tutti uomini. E’ preoccupante, inoltre,  l’affluenza al voto. Solo 5 milioni di elettori si sono iscritti alle liste elettorali su 8 milioni di aventi diritto. Nel 2011 votò solamente il 51% degli aventi diritto e, pensare che allora si votava sulla scia dell’entusiasmo della “Primavera araba”, desta molti punti interrogativi.

  Elda Goci

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