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lunedì , 23 ottobre 2017
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Elezioni in Ucraina. Si profila una grande avanzata dei comunisti e la conferma del partito al governo

Elezioni in Ucraina. Si profila una grande avanzata dei comunisti e la conferma del partito al governo. Per ribaltare la situazione l’opposizione “europeista” è disposta anche a coalizzarsi con gli ultra-nazionalisti di Svoboda? Con il consenso dell’Unione Europea e della NATO?

Tratto da: http://www.marx21.it/internazionale/area-ex-urss/7849-elezioni-in-ucraina-si-profila-una-grande-avanzata-dei-comunisti-e-la-conferma-del-partito-al-governo.html

Le elezioni parlamentari svoltesi domenica 28 ottobre in Ucraina riconfermano il Partito delle Regioni del presidente della Repubblica Viktor Yanukovic come la forza politica più importante della repubblica ex sovietica. Con il 61% delle schede scrutinate (le operazioni procedono con estrema lentezza, ma indicano comunque una linea di tendenza che non dovrebbe sostanzialmente cambiare) ilPartito delle Regioni (salito al governo dopo l’affondamento del regime guidato dal filo-occidentale Viktor Yuschenko, leader della cosiddetta “Rivoluzione arancione”), che esprime interessi economici presenti in particolare nelle regioni orientali del paese più contigue alla Russia a forte componente etnica russa o russofona, in cui ha le sue roccaforti, e che è fautore di una politica di buon vicinato con Mosca, sembra dunque ancora (e nonostante alcuni pronostici sfavorevoli) di gran lunga la prima forza politica con il 34,2% dei consensi (rispetto al 34,4% delle precedenti elezioni del 2007).

L’alleanza Batkivschina, l’Opposizione unita, che riunisce la formazione “Patria”, il Fronte del cambiamento di Arseni Yatseniuk e altre piccole organizzazioni, in cui convergono in particolare settori che si definiscono fautori di una linea “filo-europea” e dell’adesione dell’Ucraina alle alleanze occidentali, e che sostiene l’ex premier Julya Timoshenko (nota per la sua detenzione in seguito alle condanne subite per gravi malversazioni di ordine economico e ipocritamente esaltata in Occidente, come se fosse un’eroina della battaglia per i “diritti umani”), segue a distanza con il 22,5%. Nel 2007 l’insieme delle forze che si raccoglievano attorno a Timoshenko e Yuschenko aveva raccolto circa il 45% dei suffragi.

A queste elezioni si è presentata, per la prima volta in una consultazione parlamentare, la lista di “Alleanza democratica ucraina per la riforma” (UDAR), capeggiata da un ex campione del mondo di boxe, Vitali Klitschko, che si è imposta nella scena politica del paese con una serie di clamorose affermazioni nelle più recenti elezioni locali, in particolare nella capitale Kiev. UDAR veniva indicata dai sondaggi come la forza emergente di queste elezioni. I risultati parziali dello scrutinio attribuiscono a questa formazione il 13%. UDAR, che nel suo programma proclama la sua inclinazione “filo-europea” e l’intenzione di “lottare contro la corruzione”, in campagna elettorale non ha mai esplicitato la sua preferenza tra i principali schieramenti in lizza fino alla chiusura delle urne, quando ha rilasciato più di una dichiarazione, in cui esprime l’intenzione di escludere ipotesi di accordi con il Partito delle Regioni e con i comunisti e invita gli altri partiti a promuovere un fronte “europeista” delle opposizioni per rimuovere Janukovic e liberare dal carcere Julia Timoshenko.

Supererà certamente lo sbarramento del 5% previsto dalla legge elettorale anche il raggruppamento ultra-nazionalista Svoboda (Libertà) che al momento si attesta sull’8,7%. Svoboda ha le sue roccaforti nella parte occidentale del paese, dove più radicato è il nazionalismo ucraino e il risentimento nei confronti dei cittadini della minoranza russa. Il partito è stato oggetto di pesanti critiche per l’intolleranza etnica e per la celebrazione di personaggi come Stepan Bandera, un nazionalista che collaborò apertamente con i nazisti durante la Seconda guerra mondiale e le cui formazioni armate intervennero attivamente, a fianco delle SS, in repressioni ed eccidi di ogni genere, partecipando anche alla deportazione e al genocidio di centinaia di migliaia di ebrei che vivevano nella repubblica. Una presenza inquietante, ancor più pericolosa dopo le proposte di un patto di coalizione avanzate a Svoboda dagli altri oppositori di Yanukovic, che dovrebbe allarmare tutti i democratici del nostro continente e che pare uscire rafforzata dal responso delle urne. A maggior ragione, se si tiene conto che Svoboda (con il 23,6% a scrutinio concluso!) risulta il primo partito tra gli ucraini residenti all’estero.

La vera sorpresa di queste elezioni è però la straordinaria affermazione del Partito Comunista di Ucraina, che ritorna prepotentemente sulla scena politica ucraina, dando l’impressione di poter riappropriarsi del ruolo di primo piano che gli veniva riconosciuto fino almeno alla prima parte dello scorso decennio. Se il dato che emerge al momento dovesse essere confermato, verrebbero superate le più rosee previsioni della vigilia, che pure davano il KPU in crescita consistente. Dal 5,4% del 2007 il Partito Comunista passa all’attuale 14,7%. E ciò avviene nonostante i numerosi brogli a danno del KPU che, secondo il suo leader Petro Simonenko, sarebbero stati accertati in numerose località.

Il Partito Comunista di Ucraina, che ha sempre difeso con orgoglio e senza tentennamenti i valori della Rivoluzione di Ottobre e il patrimonio della storia sovietica, vede così premiata la sua battaglia in difesa degli strati più deboli della popolazione, duramente colpiti dalla crisi che si è abbattuta con particolare accanimento sull’Ucraina, e contro gli interessi dei famelici gruppi oligarchici, sfacciatamente assecondati da entrambi gli schieramenti che si sono avvicendati al potere nell’ultimo decennio.

Ma viene sicuramente anche premiata la determinazione dei comunisti ucraini ad appoggiare, tra quelle varate dal governo Yanukovic, le misure (a cominciare dall’allontanamento della prospettiva di una veloce integrazione nella NATO) che sono sembrate in grado di favorire i processi di integrazione nella Confederazione degli Stati Indipendenti (CSI) auspicati dall’intero movimento comunista presente nell’ex URSS, e di rispettare i diritti spesso conculcati (in particolare proprio ai tempi del governo Yuschenko-Timoshenho) delle rilevanti minoranze etniche presenti nel paese, e in particolare di quella russa, a cui da qualche tempo finalmente è stata concessa la possibilità di utilizzare la propria lingua come secondo idioma nazionale (una legge che ha scatenato la reazione furiosa dello schieramento che si raccoglie attorno alla Timoshenko e agli ultra-nazionalisti, anche con la provocazione di risse in parlamento e di incidenti di piazza).

Le prime dichiarazioni rilasciate da dirigenti comunisti, già subito dopo la comunicazione degli exit poll, lasciano intendere la continuità di questa politica che appare sicuramente rafforzata da questa consultazione elettorale.

Mauro Gemma

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