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martedì , 23 maggio 2017
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Elezioni italiane in Europa, tra brogli e problemi

Martedì 12 Febbraio, presso L’Autoworld Brasserie nel parco del Cinquantenario a Bruxelles, si è svolto un incontro tra i cittadini italiani residenti nella capitale belga e i candidati per la circoscrizione Estero- collegio Europa di alcune forze politiche.

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Ci sono voluti alcuni giorni per soffocare la frustrazione post incontro, perché da neo-immigrato non ero a conoscenza di tutto ciò che concerne il voto all’estero.

Alla serata sono intervenuti: il dott. Manfredi Nulli per la lista Rivoluzione Civile – Ingroia, la d.ssa Anneliese Baldaccini per Sinistra Ecologia e Libertà, l’architetto Giordano Gardelli per il Movimento Associativo Italiani all’Estero, l’ingegnere Francesco Attademo per il Movimento 5 Stelle e il dott. Francesco Cesarani per il Partito Democratico.

Non pervenuti: Lista Fermare il Declino – Giannino, Scelta Civica – Monti (professor Antonio Argenti) e Popolo della Libertà (dott. Guglielmo Picchi, parlamentare uscente).

A moderare l’incontro un brillante David Carretta, corrispondente a Bruxelles per Radio Radicale e giornalista per il Foglio.

Tutti i candidati presentano un curriculum accademico e professionale notevole. Si tratta di persone molto competenti nei loro settori di attività, emigrate da parecchi anni e con percorsi simili: formazione universitaria, periodo di formazione all’estero, opportunità di lavoro all’estero e mai più rientrati in Italia per lavorare.

Alla domanda di carattere politico – e un po’ provocatoria – posta da Carretta sull’opportunità di continuare a far votare gli italiani all’estero, soprattutto in vista dei tagli al numero di parlamentari, i candidati si sono schierati in massa dalla stessa parte: Sì, è necessario farli votare ed è necessario ampliare il numero dei votanti. Molti italiani residenti in Europa mantengono nel nostro Paese delle case di proprietà e pagano IMU e TARSU pur non utilizzandole, anzi pagano di più perché tali immobili risultano come seconda casa anche se l’abitazione che usano all’estero è in affitto. Importano dall’Italia prodotti per circa 10 miliardi di euro (secondo i dati forniti dall’architetto Gardelli) e di conseguenza danno un importante sostegno alla nostra economia.

Tutto bene allora. No! Tutto malissimo, perché scopro che per votare all’estero bisogna essere iscritti all’AIRE (Anagrafe degli Italiani Residenti all’ Estero), ma per essere registrati bisogna risiedere all’estero da almeno un anno. Quindi, tutti gli studenti impegnati in progetti europei universitari come Erasmus o Leonardo, con durata inferiore all’anno solare, se vogliono votare, devono tornare a casa. Lo stesso per i disoccupati in cerca di lavoro o per i lavoratori che lavorano all’estero da meno di un anno.

Inoltre, l’iscrizione all’Anagrafe comporta l’esclusione automatica dal Sistema Sanitario Nazionale italiano e per questo motivo molti scelgono di non registrarsi.

E quanti mai saranno questi cittadini aventi diritto al voto che si trovano in condizione di non poter esercitare tale diritto? Mi pare che “tanti” sia un ordine di grandezza plausibile.

Sembrerebbe logico, dunque, facilitare l’accesso all’AIRE.

Scopro però che ci sono alcuni problemi riguardo alla gestione di questo registro anagrafico. Per esempio, risultano parecchie persone ultracentenarie (come dichiarato dal dottor Manfredi Nulli), che nessuno sa se siano ancora in vita e alle quali vengono spedite per posta le schede elettorali. E questo perché il voto degli italiani all’estero è postale, non si vota in Consolato.

Le buste con le schede compilate vanno rispedite al consolato più vicino entro e non oltre, come ricordato da David Carretta, il 21 febbraio.

Ma così non ci saranno mica brogli? Certo, li hanno denunciati tutti i candidati presenti.

La dottoressa Baldaccini ha addirittura espresso seri dubbi su queste votazioni e ha confermato che i brogli ci sono sempre stati… ah, meno male.

Il dottor Cesarani, dal canto suo, ha raccontato il caso “Di Girolamo”, senatore eletto con questo metodo che ora è in galera per frode fiscale legata alla residenza fittizia in Brussels, con la complicità dell’ex-ambasciatore Siggia. Per saperne di più sono andato a spulciare l’archivio del Corriere della Sera, da cui riporto quanto segue: “…   Siggia, secondo alcuni testi, sarebbe stato infatti uno dei principali «contatti» che a Bruxelles avrebbero aiutato Di Girolamo a ottenere una finta residenza, e quindi il via libera per candidarsi in un collegio elettorale all’ estero. Nelle carte dell’ inchiesta romana, il punto più delicato per l’ ambasciatore sarebbe questo: «Attraverso i contatti del Mokbel con Andrini Stefano e Gianluigi Ferretti – già segretario dell’ onorevole Tremaglia ma ormai in rotta con lo stesso, in quanto ne aveva ostacolato la candidatura, e che proprio per questo si presta a “lavorare” per Di Girolamo – viene individuata Bruxelles come città dove organizzare la finta residenza all’ estero del Di Girolamo in quanto Andrini Stefano, motore della candidatura in questione, conosce bene l’ ambasciatore italiano in Belgio»…”.

La soluzione auspicata dal candidato di Rivoluzione Civile, Nulli, sembra ragionevole, ovvia, addirittura banale: basterebbe far votare in consolato. Purtroppo negli ultimi 15 anni il numero dei consolati si è andato riducendo drasticamente: per un italiano che risiede a Lille (estremo nord della Francia) per esempio, il consolato più vicino è quello di Parigi. Non proprio una gita domenicale.

Come se tutte queste belle notizie non fossero sufficienti , durante la serata, me ne vengono rivelate altre. Se da un lato, a causa dei tagli alla spesa pubblica si è ridotto il numero di consolati, dall’altro esistono due “importanti” organismi di rappresentanza degli italiani all’estero: il COMITES  e il CGIE.

Il primo (voluto da Tremaglia) è il Comitato degli Italiani Residenti all’Estero, l’organo di rappresentanza degli italiani all’estero nei rapporti con le rappresentanze diplomatico-consolari.

Il secondo è il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, composto da 94 Consiglieri, di cui 29 di nomina governativa e 65 eletti direttamente all’estero da “grandi elettori”, espressione dei Comites e delle associazioni italiane all’estero.

Questi due organismi percepiscono dal Governo 50 milioni di euro l’anno -specifico “Governo” perché lo “Stato” siamo noi mentre loro sono loro- per farne non si capisce bene cosa. L’ingegnere Francesco Attademo ci spiega che pur avendo cercato di contattare i rappresentanti di questi organi, non ha mai ottenuto risposta. E tutti i candidati hanno confermato che questi organi non pubblicano i bilanci e la rappresentanza non viene rinnovata ogni 4 anni, come dovrebbe avvenire, perché non ci sono i fondi per farlo.

A proposito, sono dieci anni che non si eleggono nuovi rappresentanti.

Alla luce di tutto ciò sarebbe legittimo chiedersi: ma gli osservatori dell’OSCE, che sono in giro per il mondo a far finta di verificare che le elezioni si svolgano in maniera trasparente e regolare, non potrebbero fare finta di guardare anche in Italia e in Europa?

Era dai tempi di “Sud” di Gabriele Salvatores che non vedevo più cose del genere.

Che dire, ma soprattutto…che fare?

Andrea Stratta, nostro corrispondente da Bruxelles

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