Elezioni regionali in Sicilia: intervista a Orazio Licandro | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
sabato , 27 maggio 2017
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Elezioni regionali in Sicilia: intervista a Orazio Licandro

Quattro milioni e mezzo di elettori, centomila precari, sei miliardi di debiti di euro, dieci aspiranti presidenti. Oggi la Sicilia va al voto per eleggere il suo Presidente. Oggi dedicheremo maggiore attenzione a questo appuntamento elettorale che potrebbe dare indicazioni in chiave nazionale. Qui di seguito ecco un’intervista fatta dai colleghi di zenzeroquotidiano.it ad Orazio Licandro dei Comunisti Italiani che può aiutarci a tracciare meglio il quadro siculo.

Quattro milioni e mezzo di elettori, centomila precari, sei miliardi di debiti di euro, dieci aspiranti presidenti. Oggi la Sicilia va al voto per eleggere il suo Presidente. A parte due di sinistra – Giovanna Marano, candidata di LiberaSicilia (Sel, FdS e Verdi) e IdV; e Giacomo Di Leo (Partito comunista dei lavoratori) che preferisce coltivare lo splendido isolamento dello zerovirgola – e l’ibrido Movimento Cinque Stelle, base prevalentemente di sinistra e “leader” populista, gli altri candidati alla presidenza della Regione sono di destra o centrodestra. I più in vista fra questi il mese di campagna elettorale lo hanno impegnato quasi tutto a insultarsi fra di loro (in una gara a chi ha più indagati nelle liste, chi si faceva le canne e chi tirava di coca, chi è più “frocio” e chi più pappone) e a insultare gli avversari – ormai celeberrimo l’appellativo di “scema” rivolto dal candidato dell’Udc e del Pd Rosario Crocetta a Giovanna Marano per aver detto che lei non era disposta ad alleanze e inciuci con chi aveva sostenuto il governo Lombardo – piuttosto che dire cosa hanno intenzione di fare per esempio e una volta per tutte, e non soltanto con un lavoro nero trimestrale o un buono di benzina elettorale, per le centinaia di migliaia di giovani disoccupati e per i lavoratori di Termini Imerese o della St di Catania o dei supermercati Despar di tutta l’Isola. Nessun programma, se non quello di occupare il potere; nessuna idea di sviluppo, tanto che hanno avuto bisogno di sostituire i progetti con lo squallore degli amici di Maria De Filippi o con la volgarità di presunti comici locali funzionali a un sistema che vuole i siciliani sudditi.
Non solo una politica “sporca” in senso stretto, perché piena di indagati (nell’ex Mpa ora Pds, nel Pdl, nel Pd, nell’Udc, nel Pid, nelle liste a sostegno di Crocetta, nel Movimento dei forconi) molti dei quali provenienti dall’ultima legislatura dell’Ars che ha brillato per avere circa un terzo dei “deputati” inguaiati con la Giustizia, ma lercia perché mossa da interessi che non sono quelli di tutti i siciliani.
Ne parliamo con Orazio Licandro, coordinatore della segreteria nazionale dei Comunisti italiani.

D.: Fra fascisti ex e post, mafiosi accertati e indagati per rapporti con i boss il panorama è davvero sconfortante.
R.: Non solo fascisti e mafiosi: sono traffichini, gente modestissima, senza arte né parte, che vede nella politica una prospettiva per sé e per la propria famiglia. E’ il contrario di quello che dovrebbe essere, soprattutto in un momento di crisi. Il problema è che c’è una caduta nella selezione del ceto politico. La questione è a monte perché viene selezionato personale politico che, invece di rappresentare i ceti popolari o produttivi, tutela interessi familistici o addirittura criminali. C’è un problema gigantesco che è la questione morale.

D.: Hanno fatto tutti un gran parlare di liste pulite, salvo poi cadere dal pero una volta trovati con le mani nella marmellata.
R.: Io trovo squallida e ipocrita questa continua corsa ai codici etici su un’ovvietà: che in politica non può andare gente con pendenze giudiziarie. E trovo immorale che Crocetta e altri dicano di avere fatto firmare il codice etico, poi affermino di non saperne niente e addirittura giustifichino. Crocetta di un suo candidato indagato per abuso d’ufficio ha detto che quello è un incidente che può capitare a tutti: è un discorso immorale fatto da chi sostiene di avere speso la propria vita per la legalità ed è immorale che un aspirante presidente giustifichi quel reato. L’abuso d’ufficio è un reato grave per chi amministra la cosa pubblica. Questo dimostra la pochezza di cultura istituzionale di uno che vuole fare il presidente della Regione.

D.: Facciamo un rapido “esame” degli altri candidati. Musumeci (Pdl, Pid-Cantiere popolare, La Destra, Fareitalia e Alleanza di Centro) …
R.: Musumeci non è direttamente responsabile dello sfascio della regione, ma non mi sembra che sia stato all’opposizione del governo regionale. Anzi: se non sbaglio, alle europee si candidò facendo liste insieme all’Mpa. Questi scoprono soltanto adesso chi è Lombardo: le verginelle le facciano da un’altra parte. In ogni caso Musumeci rappresenta le forze politiche che da 18 anni devastano e saccheggiano la Sicilia.

D.: Mariano Ferro e il Movimento dei forconi.
R.: I “forconi”: già solo il nome mi fa accapponare la pelle. E’ la classica denominazione di una cultura barbara e arcaica, populista e di destra.

D.: Sturzo (Italiani liberi e forti), il nipote…
R.: Credo che conosca soltanto la geografia della Sicilia. Chi gli abbia detto e perché di fare questa cosa, resta per me un mistero politico.

D.: Miccichè, l’uomo del 61 a 0 di Berlusconi
R.: No comment

D.: Poi c’è Raffaele Lombardo, il fondatore dell’Mpa poi diventato Partito dei Siciliani, che non è candidato ma ha candidati in tutte le liste.
R.: Lombardo è quello che secondo me resterà in piedi perché ha disseminato il terreno di candidati a lui graditi, persino nelle liste del Pd. Lombardo non ha mancato di manifestare una concezione proprietaria della politica e delle istituzioni, da ultimo con la candidatura del figlio.

D.: Cancelleri e, in realtà, Beppe Grillo.
R.: Dopo 18 anni stiamo assistendo al medesimo fenomeno. Per 18 anni la Sicilia è stata il granaio elettorale del centrodestra. Quanto abbia investito politicamente nella Sicilia (non certo in infrastrutture o posti di lavoro) Berlusconi, per occupare il potere, lo sappiamo. Oggi arriva un miliardario dal Nord, dice che la politica fa schifo, che i partiti fanno schifo, che sono tutti uguali: arrivo io e faccio la rivoluzione. Mi sembra di essere salito sulla macchina del tempo ed essere tornato indietro al 1994, con l’imprenditore della “cultura del fare” che non ha bisogno di soldi, ma poi ha corrotto e comprato tutto. Adesso arriva Grillo. Cosa diversa è per i candidati. In gran parte sono persone per bene, non compromesse, ma mi chiedo: chi seleziona, chi dice che un curriculum è meglio di un altro? Lui che si lamenta del governo dei tecnici, non sta consolidando quell’approccio per cui può fare politica soltanto chi ha specifiche competenze? A parte un candidato come quello di Siracusa, denunciato per truffa: Grillo ora che fa, dice anche lui che non sapeva? Un voto a Grillo in questo momento è uguale a un voto per la destra e anche per Monti. Non a caso è sponsorizzato dalla grande stampa: ci vuole una forza populista e destabilizzante che tenga occupata l’attenzione dell’opinione pubblica perché si continui a tenere sospesa la democrazia. Il fatto che abbiano anche soltanto pensato, in nome dell’emergenza, di prolungare la durata di Palazzo Chigi e del Quirinale la dice tutta sulla pericolosità di questa fase. Altro che spinta eversiva di Berlusconi: il governo Monti è tecnicamente un governo di estrema destra, in senso politico e ideologico. Un esempio per tutti: la modifica dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori cosa c’entra con la crisi? Non c’entra niente. Quell’operazione, non riuscita a Berlusconi, serviva a dimostrare all’Italia e al mondo intero chi è che comanda. Non è che con la libertà di licenziare risolvi la crisi in Europa! E anche tutte le cosiddette “gaffes” della Fornero sono perle di una cultura autoritaria, di destra e antidemocratica.

D.: Torniamo ai candidati. E parliamo di noi: Giovanna Marano.
R.: Marano, se la mettiamo sul terreno di Grillo, è una donna che non viene dalla politica e dagli apparati della cosiddetta nomenclatura: è una lavoratrice, da sempre impegnata nel sindacato, segretaria della Fiom, l’organizzazione sindacale che è stata sempre autenticamente dalla parte dei lavoratori anche nelle battaglie più dure e spesso persino isolata dalla Cgil. Sempre per dirla con Grillo, il suo curriculum è assolutamente in regola. Giovanna è espressione di quel mondo che prova ripugnanza per l’esercizio del potere a cui ci hanno abituati gli ultimi due governi regionali, Cuffaro e Lombardo; non è compromessa, non è stata mai neppure per un attimo protagonista di inciuci, non ha mai avallato la svolta di un pezzo del Pd con Lombardo, dimostrando di essere aliena ad ogni forma di gattopardismo. Ed è l’unica che ha parlato di programmi, mentre di Crocetta c’è il problema di capire cos’ha in mente: dice di conoscere tante lingue, ma a me piacerebbe capire cosa voglia dire anche quando prova ad esprimersi in Italiano.

D.: Una cosa però l’abbiamo capita: Crocetta è stato uno dei principali sostenitori del governo di Raffaele Lombardo.
R.: Uno che ha costruito la propria carriera all’insegna dell’antimafia non può impunemente dire che Lombardo era l’uomo della rottura e della discontinuità. Abbandonando anzitempo Gela per andarsene a Bruxelles non può far finta di ignorare cosa girava intorno a Lombardo e all’Mpa, con cui peraltro governa la sua città. Crocetta ha spaccato il fronte antimafia per l’interesse proprio e ha mentito e continua a mentire ai siciliani: ha persino negato di conoscere Lombardo e poi si è scoperto che la casa presa in affitto a Bruxelles era della moglie dell’ex presidente. Di più: ha preferito l’alleanza con l’Udc, protagonista dello sfascio della Sicilia, piuttosto che cercare l’unità con la sinistra. E comunque, un esponente politico che abbandona prima la carica di sindaco per andare in Europa e poi è disposto ad abbandonare il seggio in Europa due anni prima della scadenza per un altro posto, è evidente che lo fa per ragioni carrieristiche. E anche sotto questo profilo è eticamente immorale.

D.: Qualche sera fa a Catania (ma anche nelle altre piazze), il comizio di chiusura della campagna elettorale di Giovanna Marano con LiberaSicilia e Idv – il “vero centrosinistra”, come più d’uno ha sottolineato – ci ha consegnato una foto molto meno sbiadita e più popolata di quella di Vasto, un’immagine di unità e coesione che non andrebbe dispersa ma anzi consolidata e ampliata.
R.: Infatti, come hanno detto tutti, da Marano a Ferrero ad altri, il Pd si è assunto la grave responsabilità di avere rotto la prospettiva di una stagione nuova con un centrosinistra forte. Io auspico che su quel palco, per le amministrative di Catania, ci sia anche il Pd.

D.: Questo Pd?
R.: Il Pd depurato del “lombardismo”.

Patrizia Maltese da www.zenzeroquotidiano.it
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