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lunedì , 25 settembre 2017
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Elezioni regionali: telefonate ai malati di tumore

Scandalo telefonate elettorali ai pazienti malati di tumore. In Sicilia la fantasia di chi vuol farsi eleggere supera la decenza, così Luca Sammartino, candidato Udc, ha pensato bene promuovere spot elettorali sul buon funzionamento del sistema sanitario siciliano a chi, suo malgrado ne ha a che fare. Ma c’è chi si indigna.

Tratto da http://www.zenzeroquotidiano.it/

Capita che ti operano di tumore. Capita che tempo dopo devi fare degli accertamenti per sapere se è tutto a posto o se c’è una ricaduta. Capita che qualche giorno prima di ritirarli ti chiamino “da parte del professore” dalla clinica dove li hai fatti e per dieci minuti o forse più – “un’eternità” – ti facciano un discorso sulla sanità in Sicilia, sui progressi della medicina in campo oncologico che – come da copione – “fa miracoli”, sui nuovi macchinari….
Dieci o diecimila minuti durante i quali mille pensieri si affollano nella testa, milioni di chiodi ti si conficcano su tutto il corpo, brividi di freddo si alternano a vampate di calore, hai una gran voglia di piangere. Perché tutto quel perdere tempo, tutto quel cincischiare e prenderla alla lontana non può che essere il modo per darti una notizia che non vuoi sentire. Invece dopo dieci o diecimila minuti la signorina all’altro capo del telefono che non si è interrotta un attimo (leggeva un testo preconfezionato come in un call center?) e non ha avvertito il malessere che ti esplodeva dentro, ti comunica che la casa di cura sostiene – e ti invita a fare altrettanto – Luca Sammartino, iperspecializzato medico odontoiatra ventisettenne (uno dei pochissimi giovani siciliani con un lavoro), candidato dell’Udc alle elezioni regionali siciliane, che altri non sarebbe – secondo i bene informati – se non il rampollo di belle speranze di Nuccia Sciacca, direttore sanitario del Centro oncologico catanese Humanitas (quello a cui nome è stata fatta la telefonata) e che lo stesso ruolo ha ricoperto negli anni scorsi nell’Asl 3 di Catania quando era guidata da Antonio Scavone (fedelissimo di Raffaele Lombardo), a quanto sembra in quota Firrarello (Pdl).
E’ successo a Rosa Oliva (come a migliaia di altri pazienti fin troppo pazienti di quel Centro), ma hanno sbagliato indirizzo. Hanno sbagliato indirizzo perché Rosa Oliva, messinese che vive a Catania da molti anni, è una che le cose non se le fa passare, che di battaglie ne ha sostenute anche più pesanti: come quando, negli anni Settanta, da dirigente della Fisac-Cgil, denunciava le commistioni fra la criminalità organizzata e la gestione delle esattorie siciliane e non ebbe timore a mettersi contro i cugini Nino e Ignazio Salvo, i boss della famiglia di Salemi noti come “gli esattori della mafia”, né a denunciare le logiche spartitorie e le costose consulenze esterne della Sogesi che negli anni Ottanta rilevò la gestione delle esattorie.
Per dodici giorni ha aspettato una spiegazione telefonica a questa invasione della sua vita, poi ha preso la macchina e c’è andata: voleva che le chiarissero perché il suo numero di telefono, comunicato solo per avere notizie riguardo alla sua salute, fosse stato usato per fare campagna elettorale. Voleva fare le sue rimostranze per quella che ritiene una violazione dalla privacy e per la “violenza psicologica” subita: perché – spiega, affermando di avere verificato e che altri come lei hanno ricevuto la stessa telefonata – “esigo rispetto per me e per tutti i malati che vivono una condizione delicatissima della loro vita”. L’hanno fatta parlare con un dirigente amministrativo che – a quanto riferito da Oliva – le avrebbe dato delle risposte allucinanti: sì effettivamente loro hanno un candidato, c’è una persona a noi molto vicina, la nostra casa di cura ha spessissimo rapporti con la pubblica amministrazione quindi abbiamo interesse a che questa persona…ma perché si scalda tanto? “A meno che lei non sia di un gruppo contrapposto al nostro…” E poi: Ma lei è troppo sensibile e un po’ troppo nervosa. E ancora: “Forse abbiamo commesso un piccolo abuso, ma nulla di più. Non credo che sia una cosa tale da provocarle questo tipo di reazione”. Sempre a minimizzare: come ha fatto qualche settimana fa il rettore dell’Università di Catania dopo che i ragazzi del Movimento studentesco denunciarono l’arrivo di centinaia di mail elettorali (anche in questo caso la candidata era dell’Udc, il partito che sostiene “l’eroe dell’antimafia” Rosario Crocetta) transitate dal server dell’Ateneo. Recca la liquidò come “una ragazzata”: strano che la procura di Catania, con tutto il carico di lavoro che ha, si metta ad aprire un’inchiesta per “una ragazzata”.
Non sappiamo se adesso i magistrati indagheranno su questo “piccolo abuso” – che sommato alla miriade di piccoli abusi commessi in Sicilia in occasione di elezioni dà come risultato l’omicidio della democrazia – ma abbiamo sempre più la sensazione che la legge sulla privacy sia una di quelle tante norme varate in Italia per dirci da soli quanto siamo bravi e ovviamente per essere disattese: come quelli che al momento di uscire fanno il bagno nel profumo, ma non fanno la doccia da una settimana.
Patrizia Maltese
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